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Il declino di Crema

Caserma dei vigili del fuoco
L'assemblea di Scrp s'incendia

Approvata una delibera d'indirizzo, ma ai soci non era stata inviata preventivamente la documentazione necessaria per valutare il progetto

Caserma dei vigili del fuoco
L'assemblea di  Scrp s'incendia
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antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Scrp, così non va. L’assemblea dei soci, che si è tenuta mercoledì nel tardo pomeriggio nella sala dei Ricevimenti del comune di Crema, ha confermato le perplessità e le incongruenze procedurali già emerse nell’assise del 26 giugno scorso.
Una su tutte: il consiglio di amministrazione prima decide e poi chiede l’avvallo alle proprie scelte ai sindaci soci senza inviare preventivamente la documentazione indispensabile per una valutazione ponderata e consapevole dell’argomento oggetto del dibattito.
E’ successo quando il presidente della società, Pietro Moro ha posto in votazione una delibera di indirizzo per il progetto della caserma dei vigili del fuoco da realizzarsi a Crema. Progetto illustrato all’assemblea, seduta stante, dal direttore generale di Scrp, Giovanni Soffiantini. Un po’ poco per pretendere subito dopo il voto per l’approvazione.
Delibera di indirizzo, d’accordo, ma su un progetto specifico che nessun socio - ad eccezione degli undici membri del Comitato ristretto - aveva ricevuto così da esserne edotto e arrivare all’assemblea con le idee chiare. Nella sostanza è stato sollecitato ai soci un atto di fede. Esagerato? Senza dubbio. Ma il concetto vale ugualmente.
Non è in discussione la necessità di dotare il territorio di una caserma dei vigili del fuoco moderna ed efficiente. Viene contestato il metodo utilizzato per giungere all’approvazione della delibera in questione. Il presidente Moro, che è un ottimo e stimato avvocato, sa benissimo che spesso la forma è sostanza e l’informazione ai soci di una società rientra tra questi casi, ma mercoledì questa informazione non è stata puntuale, ma frettolosa e tardiva.
L’unico voto contrario, quello del sottoscritto, va inteso come dissenso totale dal metodo utilizzato dal consiglio di amministrazione per giungere all’approvazione della delibera citata. Non è stato un voto contrario alla necessità di realizzare la caserma al centro del dibattito, questo deve essere chiaro.
Lo stesso metodo era stato impiegato lo scorso 26 giugno quando è stato chiesto di votare il reintegro dei membri del Comitato ristretto. In quell’occasione venne sottoposto all’assemblea dei sindaci un elenco di nomi, in pratica una lista bloccata, sulla quale veniva chiesto di votare. Lista sconosciuta ai sindaci votanti: o, per essere più precisi, sconosciuta a quelli che non l’avevano compilata.
Alcune domande.
Per quale motivo alla convocazione con l’ordine del giorno, non si è allegato il progetto che poi è stato illustrato all’assemblea? Per paura di eventuali osservazioni? Per paura che venisse reso pubblico prima? E se anche così fosse, dove sta il problema? La documentazione è arrivata ieri (giovedì). Perché inviarla il giorno successivo alla votazione e non prima?
La caserma la pagano i cittadini che hanno il diritto di essere informati. E questo punto merita una riflessione. La realizzazione dell’opera costa 0,38 euro ad abitante. Non avendo ancora esaminato la documentazione è difficile giudicare se la cifra sia congrua o meno. Di sicuro è decisamente inferiore all’impegno economico previsto per il canile. Secondo alcune stime il canile, appunto, graverebbe sulle tasche dei cittadini per 0,90 euro per abitante, metà per la realizzazione e metà per la gestione. C’è un però che giustifica un intervento tanto oneroso: il canile è un obbligo di legge. La caserma dei vigili del fuoco no. Senza dimenticare che i cinquanta comuni che pagano la caserma, si fanno carico anche dei costi di gestione della stessa.
Se il Comitato ristretto era a conoscenza del progetto - come si è colto da una dichiarazione del sindaco di Offanengo, Gianni Rossoni, pronunciata durate il dibattito di mercoledì - perché i membri di questo organismo non hanno informato i colleghi soci? Il comitato dovrebbe fungere da catena di trasmissione tra assemblea e Consiglio di amministrazione. Se non svolge questa funzione, che senso ha mantenerlo in essere? Il comitato ha fallito.
Se vogliamo essere pignoli, perché far partecipare ad una discussione societaria con relativa votazione il comandante provinciale dei vigili del fuoco e il suo vice? Sarebbe stato più lineare ascoltarli e poi aprire il dibattito senza di loro. Detto questo, ottima l’idea dell’audizione della ‘controparte’, ma realizzata in maniera maldestra. Ma non sottilizziamo: qualcosa è meglio di niente.
Detto questo viene spontaneo un interrogativo, già posto in un precedente articolo di questo blog: ha ancora senso l’esistenza della Scrp?
E’ una società patrimoniale che, come indica lo statuto, dovrebbe gestire il patrimonio. Di fatto, con il mutare dei tempi e con il passaggio di alcune funzioni (acqua, gas, rifiuti) ad altri enti, ha molto poco da gestire. Per permetterle di sopravvivere è stata trasformata in una società di servizi con una situazione economico-finanziaria che non si può definire solidissima.
Durante l’assemblea dello scorso 26 giugno, il presidente Moro nel commentare il bilancio consolidato 2013 del gruppo, con sincerità encomiabile, ha ammesso: « Se vendiamo oggi non so se recuperiamo il capitale investito».
Il quadro di Scrp e delle sue controllate non consente salti di gioia. Piuttosto induce alla meditazione. Capitale immobilizzato (investimenti più partecipazioni) 98 milioni 869 mila euro. Passività di esercizio netto (riscontri passivi) 24 milioni 562 mila di euro. Capitale investito netto 79 milioni 573 mila euro di cui mezzi propri 35 milioni 769 mila euro e di cui debiti finanziari a lungo termine e riscontri passivi 43 milioni e 804 mila euro. Risultato netto del gruppo 239 mila euro (362 mila nel 2012). Da tre anni nessuna distribuzione di dividendi. I dati sono riferiti al 2013.
Si potrebbe continuare. Si prenda Scca, società del teleriscaldamento, una delle controllate di Scrp. Nel 2013 ha presentato un bilancio in rosso di 273 mila 961 euro. Questo il commento di Moro, sempre a margine dell’assemblea del 26 giugno. « E’ stato avviato il percorso di messa in vendita della partecipazione». Concreto e, ancora una volta solare, Moro, durante l’assemblea, ha commentato: «Sarà dura, ma ci proviamo». Pragmatico.
E allora perché non essere altrettanto schietti e concreti e affermare che Scrp è da rottamare. A chi serve Scrp? Per quali motivi un comune dovrebbe rimanere in Scrp? Il dibattito è aperto: si dice così, no?

30 Ottobre 2014

Commenti all'articolo

  • dario

    2014/10/31 - 14:02

    "Caserma dei vigili del fuoco: l'assemblea di Scrp si incendia" Tipico caso di comicità involontaria.

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