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antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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Non bastano iniziative estemporanee per fare un progetto culturale e giovanile. La storia siamo noi canta De Gregori, ma decidono gli altri

«La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso» canta Francesco De Gregori. Dimentica di aggiungere: ma a deciderla sono gli altri. Siamo noi che eleggiamo parlamentari e amministratori pubblici locali, ma sono gli eletti e i nominati, quest’ultimi senza essere eletti, che decidono per noi. Sono loro che impongono la mini Imu, la Tares e tutti gli altri iniqui balzelli per risolvere una crisi da loro stessi generata. Sono loro che scelgono di acquistare i cacciabombardieri F-35, che si accordano per le larghe intese, che tagliano le pensioni degli altri e non le proprie. Sono loro che, nella Repubblica del Tortello, indicano i consigli di amministrazione delle aziende partecipate, scelgono di dotare di onde (sai che raffinatezza) la piscina comunale e di affossare i bilanci di Scs servizi locali. Sono loro che costruiscono un sacrosanto sottopasso nel posto sbagliato, a poche centinaia di metri dal luogo ritenuto dai tecnici e dal buon senso il più funzionale al futuro sviluppo della viabilità cittadina. Sono loro che decidono non in base all’opzione migliore, ma a quella del vecchio adagio piuttosto di niente, piuttosto. Sono loro che, anche a Crema e nel Cremasco, si accordano per la spartizione delle poltrone, pratica chiamata inciucio. Sono loro che, delegati di progettare per la comunità, si preoccupano innanzitutto di mantenere la sedia sulla quale sono accomodati e, poi, di svolgere l’attività per la quale sono stati delegati dai cittadini, cioè, da noi. E per cortesia, la si smetta di definire qualunquisti coloro che sostengono queste verità. Sarebbe opportuno che gli snob, gli intellettuali e gli hipster di casa nostra la finissero di fare flanella e si rimboccassero le maniche per aiutare il territorio a rimettersi in carreggiata.

Questa premessa per rispondere a Stefano Zaninelli che su Screamzine (www.screamzine.it) ha scritto un lungo, interessante e, in parte, condivisibile intervento sul declino di Crema che, secondo lui non è da imputare ai politici, bensì ai suoi cittadini. Crema è in declino? Sì, perché non ha futuro. Non ha attenzione per i giovani. Se l’ha, è marginale. E’ un interesse residuale, impostato su iniziative estemporanee. Non esiste una politica giovanile degna di questo nome. Si raccatta quello che capita. Non bastano una, due, tre rassegne artistiche dedicate al pianeta giovani o qualche concerto per acquisire le caratteristiche di un progetto organico. I giovani sono dimenticati. Questa la verità. E le medesime considerazioni riguardano la cultura. Cenerentole, si diceva una volta. Giovani e cultura occupano il livello più basso tra le priorità comunali, zavorra, vittime sacrificali della riduzione di risorse. Se tagli devono essere operati, giovani e cultura sono i primi pazienti sui quali incidere il bisturi. E per cortesia non si affermi che c’è attenzione ai giovani perché si sostituiscono un paio di gerontocrati con due trentenni già vecchi nella testa. Non apocalittici, ma integrati. Già burocrati di partito. Così non si rinnova. Si conserva. Questa è propaganda. Restyling. Sono le brioches di Maria Antonietta ai cittadini in rivolta. La politica deve motivare, fare sognare, indurre a guardare oltre il muro. A Crema, mira a non disturbare e a non essere disurbata.
Si è ispirata a Gigi Marzullo: «sempre sottovoce, un modo per capire, per capirsi e forse anche per capirci, quando un giorno, vista l'ora, è appena finito e un nuovo giorno è appena iniziato. Un giorno per amare, per sognare, per vivere». Con una differenza: il nuovo giorno non è incominciato. E se è iniziato è per sopravvivere e non per vivere. Per questo Crema è in declino. Per questo chi l’ha governata ha delle colpe gravi. Già , la storia siamo noi, ma la decidono gli altri.

22 Aprile 2014

Commenti all'articolo

  • alberto

    2014/02/09 - 13:01

    Il declino di Crema è indubbio, ma è in gran parte un declino che accompagna tutta l'area padana, la Repubblica, e anche il continente.. siamo in declino perché non produciamo più idee.. non produciamo più idee perché abbiamo accettato i valori degli altri .. la società dei consumi e la globalizzazione di stampo anglosassone ... mentre noi, come del resto l'Europa abbiamo una Storia che ha sempre messo l'uomo al centro .. nel piccolo di Crema la rinuncia alla nostra Cultura e ai nostri valori .. ha l'effetto di distruggere la capacità progettuale... non si può cucinare una buona pietanza cremasca se si insegue l'esempio de Mc Donald... con tutto il rispetto per la capacità imprenditoriale della Mc Donald...

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  • Mauri

    2014/02/08 - 18:06

    Quanto ha scritto Antonio Grassi è condivisibile e non dimentichiamo che, eccezion fatta per la cosmesi, l'economia autoctona traballa e il peggio pare debba ancora venire.

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