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Il declino di Crema

Crema, la sinistra che non c'è

Una seduta del consiglio comunale di Crema
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antonio grassi

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Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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In città regna l'omologazione e i partiti si adeguano per rincorrere il consenso dei moderati e la sinistra non è sinistra.

A Crema la sinistra ha perso smalto. In verità, anche quando in campo nazionale furoreggiava il rosso, lungo il Serio questo colore non ha mai raggiunto vette eccelse. Certamente buone, ma non da sballo. Niente rive gauche. Crema ha sempre preferito la riva destra e su questa sponda si è ingrandita. E anche il centro storico è a destra del fiume. Nell’epoca della globalizzazione e della società liquida, che uniforma linguaggi e comportamenti, la sinistra cremasca si trova a proprio agio. Si è adattata a meraviglia al postmoderno. Nel tentativo incessante di conquistare il centro si è adeguta al centro medesimo e ne ha assimilato molte delle sue caratteristiche. Insomma, è diventata un po’ democristiana. Forse troppo. Il successo elettorale dell’attuale sindaco di centrosinistra Stefania Bonaldi non deve illudere.
Aldilà delle indubbie capacità personali della candidata e dell’impegno della coalizione che l’ha sostenuta, molto del merito della vittoria è da ascrivere alla pochezza del centrodestra e alle scelte (o non scelte) della precedente amministrazione Pdl-Lega. Stefania Bonaldi è approdata al Pd, ma è stata allevata e svezzata alla politica da Gianni Risari che di rosso ha probabilmente solo il sangue, ma la prudenza invita a non darlo per scontato. E per non farsi mancare nulla, rinnovare nella continuità più conservatrice e dimostrare la propria moderazione, il centrosinistra ha nominato presidente del consiglio comunale Vincenzo Cappelli, ex democristiano di lungo corso. Bravissima persona, ma non investimento per il futuro. Non di sinistra.
Le due legislature di centrosinistra, guidate da Claudio Ceravolo, devono molto del loro consenso elettorale alle caratteristiche moderate del sindaco stesso, oltre che alle sue doti di politico. Stimato medico ospedaliero, volontario per spirito umanitario in Africa, ricco di buon senso, apprezzato dalla borghesia, non solo da quella progressista, ma da quella anche conservatrice, Ceravolo era il sindaco ideale per cambiare senza rivoluzionare. Poco ha inciso la tessera rossa che aveva in tasca. Anche le precedenti giunte dei socialisti Maurizio Noci e Ferruccio Bianchessi preferivano garofani rosa pallido, invece di quelli rossi scarlatti. E Maurizio Noci, che non ama le mezze misure, non ha mai nascosto la sua idiosincrasia per i comunisti, intesi come ex Pci, poi Pds, e via con il valzer delle sigle. Nella melassa politica cittadina, definire chi, oggi, a Crema, sia di destra e chi di sinistra è impresa non semplice. E’ più facile sostenere chi appartenga a Comunione e Liberazione e chi no.
E non inganni la contrapposizione forte tra maggioranza favorevole e minoranza contraria al registro delle unioni civili, poi approvato dal consiglio comunale. E’ fuoco di paglia, che dura un attimo, poi si spegne e lascia poche tracce. Una caratterizzazione meno liquida tra destra e sinistra sarebbe un bene per la città. Una dialettica reale, non di facciata, condizionerebbe le scelte amministrative. Una definizione precisa tra maggioranza e minoranza sarebbe salutare per la democrazia: costringerebbe a ponderare meglio le decisioni e limiterebbe possibili colpi di mano. A Crema l’omologazione impera nei costumi e in politica. Se si prescinde dalle etichette, derivate dalla tessera posseduta o dalla frequentazione di persone e ambienti, è difficile definire in maniera netta chi sia di destra e chi di sinistra. Non è sufficiente dichiararsi da un parte o dall’altra. Servono fatti che confermino le parole. E queste prove, nella capitale della Repubblica del Tortello, latitano. Giorgio Gaber non aiuta. I suoi criteri per sintetizzare in modo ironico e tragico destra e sinistra risultano inutilizzabili. Obsoleti. Oggi i jeans con la giacca li portano indistintamente quelli di destra e di sinistra e il bagno nella vasca non è più prerogativa della destra. Il cesso lo si trova non solo in fondo a destra, ma anche in fondo a sinistra.
A Crema, probabilmente, la suddivisione di Gaber era già superata vent’anni fa , quando l’artista milanese ha lanciato la canzone. Le minoranze, quelle che ancora hanno mantenuto una connotazione precisa, sono relegate in una nicchia, indiani costretti nella riserva. Idealiste affascinate dall’utopia, queste voci fuori dal coro non modificano la realtà cremasca. O, a onor del vero, l’hanno condizionata in poche occasioni. Tanto tempo fa sull’inceneritore. Recentemente sugli Stalloni. Volonterose e ammirevoli per la loro fede, non priva di sacrifici e frustrazioni, queste Cassandre rosse infastidiscono, ma vengono tollerate per ineggiare alla democrazia. In circostanze particolari, se funzionali alla propria strategia, destra e sinistra ufficiali, uniformate nel giudizio, condividono le idee di questi sognatori, poi non muovono un dito per tradurle in pratica. In casi eccezionali, fingono di agitarlo. Se si riflette un attimo viene il dubbio: a Crema è esistita ed esiste veramente la sinistra? Il Centro Galmozzi, con encomiabile impegno, fornisce le prove della sua presenza e della sua autenticità. Ma il Galmozzi è un’emanazione di questa stessa sinistra. In passato la Repubblica del Tortello è stata una vandea bianca, feudo Dc, icona del potere scudocrociato, roccaforte democristiana inespugnabile, collegio senatoriale sicuro appannaggio di qualche notabile imposto da Roma. Ora la Dc è scomparsa, ma sulla cresta dell’onda restano i democristiani di allora. Gianni Rossoni, protagonista della storia locale negli ultimi quarant’anni, non ha alcuna intenzione di smettere. Simone Beretta che, virgulto della cantera democristiana tirava i volantini di partito quando i computer non esistevano, ora che è adulto maturo siede in consiglio comunale e detta la linea dell’opposizione. La sinistra si arrabbatta, governa la città, ma non pare di sinistra. Restano i rossi duri e puri osservati e accettati con diffidenza, fonte di complicazioni con i benpensanti del centro. Crema, conservatrice e borghese. E, meglio precisarlo, non è un’offesa. Non è un disonore ammetterlo. Con buona pace di quella sinistra che non è sinistra.

14 Febbraio 2014

Commenti all'articolo

  • gianemilio

    2014/02/17 - 19:07

    Buongiorno, penso che come sempre tramite la tua ironia, che considero l'unica arma in grado di evidenziare e scuotere le persone senza offenderle, l'articolo mi trova pienamente d’accordo. Sottile e inciso il sottolineare che a Crema forse una sinistra non e' mai esistita o perlomeno c'e' stata durante gli anni di forte contrapposizione sociale, per intenderci quando Noci, che era di fianco a me in consiglio comunale, inveiva contro la giunta Ceravolo o quando un Foschi, riprendeva le istituzioni perche' non erano rispettose delle leggi..non si sgarrava, c'era professionalita' e rispetto politico dei vari ruoli. Anche quello che ricoprivo personalmente era considerato di " nicchia " per le tematiche innovative e futuriste che portavo all'interno del consiglio. Sono daccordo quando definisci " Le minoranze, quelle che ancora hanno mantenuto una connotazione precisa, sono relegate in una nicchia, indiani costretti nella riserva. Idealiste affascinate dall’utopia, queste voci fuori dal

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