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Mercoledì 18 Luglio 2018

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Il declino di Crema

Oratori, una realtà da aggiornare: quale il loro ruolo oggi?

Oratori, una realtà da aggiornare: quale il loro ruolo oggi?

Partita di calcio in un oratorio salesiano

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antonio grassi

antonio grassi

Biografia Antonio Grassi giornalista, già responsabile della redazione di Crema de La Provincia, s'interessa di politica e di ambiente. Scrittore, ha pubblicato due pamphlet su questioni ambientali : "Terre di frontiera-Goflandia e altre storie" e "Forte apache e dintorni". Il primo racconta la storia di tentativi di aggressione del territorio provinciale. Il secondo, del referendum sull'inceneritore di Cremona. E' autore di tre romanzi gialli a sfondo sociale: "Macramè", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora. Vernice fresca" (2013), ultima sua produzione, è uno scientific thriller ambientato in provincia.

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La testimonianza di un giovane che li ha frequentati e continua a seguirli. Un'analisi senza pretese di verità, utile ad aprire un dibattito sull'argomento
Don Bosco, padre degli oratori, aveva concepito questi luoghi come punti di aggregazione, ricreazione, evangelizzazione, catechesi e promozione sociale, attraverso anche l’istituzione di scuole professionali all’interno dell’oratorio stesso. Siamo nel 1841 e don Bosco aveva intuito il disagio sociale e spirituale degli adolescenti causato dal passaggio dal mondo agricolo a quello preindustriale e, nel contempo, aveva colto l’inadeguatezza della pastorale tradizionale. L’oratorio di don Bosco era una struttura flessibile, libera da schemi rigidi, punto di mediazione tra chiesa, società civile e fasce popola¬ri giovanili non inserite nella parrocchia senza, per questo, trasformarsi in una realtà in antitesi con la parrocchia stessa. Cosa è rimasto di questo spirito negli oratori che oggi operano a Crema? Un amico, che opera nel volontariato (su questo tema interessante l’analisi su www.sussurrandom.it) e che li frequentata per interesse culturale e sociale ha accettatato di raccontare la sua esperienza e di esporre il suo pensiero. E’ una testimonianza, senza la pretesa d’essere la verità.

"Fino a dieci anni fa – racconta Pino - gli oratori a Crema erano un punto di riferimento essenziale per la socializzazione e il tempo libero di bambini, adolescenti e giovani. Erano posti ‘aperti’ anche per i non credenti. Erano centri dove i bambini si avvicinavano alle attività sportive, dove nascevano e si diffondevano esperienze di volontariato sociale, dove ci si apriva alla dimensione mondiale: le missioni in America Latina, in Africa e altre parti del globo. Negli ultimi tempi sono diventati realtà istituzionali e formali. Questa trasformazione ha dato maggiore importanza al numero degli iscritti e meno ai programmi proposti. Oggi l’oratorio è diventato un erogatore di servizi: grest, doposcuola, centri di ascolto per persone in difficoltà. Attività meritorie e senz’altro utili, ma lontane dalla voglia e dalla necessità dei giovani di ‘stare insieme’ con conseguente penalizzazione dei principali fruitori di questi luoghi. I bar degli oratori sono frequentati da adulti, spesso anziani, e l’ambiente è poco diverso da quello dei circoli Mcl o delle bocciofile. Il numero di adolescenti negli oratori è limitato e legato a specifici eventi. Gli oratori non sono più un punto di ritrovo della ‘compagnia’ e sorge forte il dubbio che abbiano perso anche la capacità di trasmettere valori. I pochi, rispetto al passato, ragazzi che li frequentano si ritrovano in questi luoghi come si ritroverebbero in un qualsiasi bar o pub. Inoltre non sono mancati episodi disdicevoli (Vedere Bruno Mattei in www.sussurrandom.it)".

"Credo che il concetto - continua Pino -  stesso di oratorio come spazio di socializzazione e crescita comune sia inadeguato ad una società giovanile in rapidissima e continua trasformazione. Fuori tempo rispetto a una società in cui la comunicazione è completamente diversa rispetto a pochi anni fa. Nell’era di Internet la socializzazione si svolge sui social network e non serve più un luogo fisico perchè ci si può ‘incontrare’ ovunque e a qualsiasi ora grazie a un pc o a un cellulare. In una società liquida anche gli oratori dovrebbero trovare un nuovo modo di proporsi e di proporre. A questo dato di realtà specifico degli oratori è necessario sommarne un altro aspetto, più generale, legato alla crisi di credibilità e di rappresentatività che negli ultimi anni ha investito la chiesa cattolica sia al centro sia alla periferia e culminata con il papato di Wojtyla, il quale è stato un grande comunicatore, capacità che però non è servita ad arginare le decine di scandali sessuali, economici, finanziari che hanno visto coinvolti numerosi prelati. Scandali che non hanno risparmiato le piccole diocesi come Crema. Se a Roma l’attuale Papa Francesco è un nuovo riferimento morale, deciso a imporre una chiesa umile e fedele, a rendere la curia più vicina allo spirito di Cristo, a Crema la situazione è stagnante".


DON BOSCO

"Mancano  - conclude Pino - quelle figure carismatiche che in passato fungevano da contraltare al ‘rampantismo’ di una parte della chiesa cremasca, oggi in difficoltà per alcuni disavventure capitate ai suoi esponenti più rappresentativi. Ricordo solo alcuni nomi don Agostino Cantoni, don Ersilio Ogliari, don Giovanni Venturelli. Questo non significa che oggi non esistano figure con personalità forti, per esempio don Emilio Lingiardi, ma non bastano poche persone per modificare una situazione immobile da anni. Crema deve ritornare a scelte più legate al Vangelo a favore dei poveri e delle situazioni di disagio. Se questo avverrà, probabilmente anche gli oratori, pur adeguandosi ai tempi, ritroveranno il loro ruolo e una nuova identità".

Qui finisce la testimonianza e, nella speranza che l'invito venga accolto, si propone un dibattito sul declino degli oratori cittadini. E per farlo basta una domanda: sono i ragazzi che si devono adattare agli oratori o viceversa? Don Bosco, a Torino aveva colto il cambiamento tra società agricola e società preindustriale e aveva provveduto. A Crema si è colto la trasformazione in atto? Temporibus mores sapiens sine crimine mutat. Sarebbe interessante e forse utile ampliare il dibattito alla chiesa cremasca, ma sarebbe un’impresa troppo complessa e articolata. Richiederebbe maggiori e qualificati approfondimenti e soprattutto la volontà della stessa chiesa di mettersi in discussione.

08 Aprile 2014