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Domenica 19 Novembre 2017

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Cremona legata agli Usa da semi di lino e un violino

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Bragazzi Marco

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Un fulmine a ciel sereno tra semi di lino e un violino. Non è una frase di Ugo Tognazzi tratta dal film “Amici miei” ma è ciò che collega Cremona ai “padri” degli Stati Uniti. Il 4 luglio 1776 cinque delegati del Congresso statunitense stilarono la Dichiarazione d'Indipendenza con la quale tredici colonie americane diventavano formalmente indipendenti dall'Impero Britannico, fatto che scatenò una sanguinosa guerra, la Guerra d'Indipendenza Americana.
Tra quei 5 delegati due delle figure di massimo spessore nella storia statunitense erano Thomas Jefferson (destinato a diventare presidente degli Stati Uniti) e il quasi autodidatta Benjamin Franklin, politico, inventore e scienziato considerato tra le più grandi menti della storia. Franklin inventò il parafulmine, propose l'instaurazione dell'ora legale, fece fare passi immensi allo studio dell'energia elettrica e scrisse la Dichiarazione d'Indipendenza che cambiò per sempre la storia. La città di Cremona si collega a queste due figure attraverso un fulmine, i semi di lino e un violino, ma per chiarire questi passaggi serve partire in una afosa giornata d'agosto nel 1777 quando in città si abbatte un classico e potente temporale estivo. In quella giornata il campanile della chiesa di SS. Siro e Sepolcro (oggi in via Aselli) viene colpito da una saetta che lo attraversa da parte a parte senza lasciare grossi danni.
L'evento venne studiato di persona da un fisico piemontese, Carlo Barletti, che nel 1780 riusci a pubblicare una teoria antesignana sul passaggio di energia elettrica. La teoria di Barletti incuriosì il chimico olandese Jan Ingenhousz il quale si presentò poco dopo in città e cominciò una corrispondenza molto intensa con il suo mentore in materia di energia elettrica, lo statunitense Benjamin Franklin. Dopo aver osservato gli effetti del fulmine dal 1782 alla fine di agosto del 1783 nelle varie missive tra Ingenhousz e Franklin la parola dominante è “energia” e “esperimento Cremona”, tanto che lo stesso Franklin spiega al collega olandese come poteva essere avvenuto il passaggio di elettricità e gli propone di riprodurre “l'esperimento Cremona” seguendo i parametri e i concetti scientifici (soprattutto sui metalli) che il grande inventore aveva teorizzato.
Grazie alle missive Franklin ricostruisce con grande precisione la struttura del campanile, fatto che aiuterà il padre fondatore a sviluppare la sua rivoluzionaria teoria sul passaggio della energia. Forse la presenza in città di Ingenhousz stimolò uno stampatore cremonese, Lorenzo Manini, che il 9 ottobre del 1783 scrisse allo scienziato americano allegando come regalo una copia del libro “Memorie storiche della città di Cremona” raccolta di aneddoti selezionata dallo stesso Manini, ma a quanto sembra il cremonese non ebbe mai risposta. Dai fulmini ai semi di lino perché con un rapido balzo il 15 gennaio 1820 ci troviamo a Livorno dove un grande commerciante statunitense, Nathan Appleton, ha appena imbarcato su un mercantile prodotti comprati in Italia e destinati a Thomas Jefferson, ex presidente degli Stati Uniti e il cui volto è intarsiato nella pietra insieme a George Washington, Abramo Lincoln e Theodore Roosevelt sul famosissimo Monte Rushmore.
Nel carico Appleton, specifica di avergli spedito una quantità di semi di lino di Cremona, da lui descritti come “semi eccezionali, superiori a qualsiasi altro tipo di semi esistenti, costano il doppio di quelli venduti normalmente in Europa”. Jefferson provava una enorme simpatia per la cultura italiana tanto che chiamò la sua casa con il termine italiano Monticello mentre, a favore della scelta di Appleton, basti ricordare che a Pescarolo vi è un museo dedicato alla pianta dal fiore azzurro, come conferma della qualità superiore del prodotto cremonese. Per chiarire come la liuteria cremonese e la politica degli Stati Uniti si collegano basti pensare che lo stesso Thomas Jefferson, ottimo violinista, corteggiò sua moglie Martha suonando per lei un violino cremonese di sua proprietà verosimilmente creato da Nicolò Amati. Ma i violini cremonesi anche sono l'anima della sarcastica ironia politica dei quegli anni grazie a James Lovell, delegato del Congresso, il quale da feroce oppositore del “padre” degli Stati Uniti George Washington, nel giugno del 1779 apostrofa senza mezzi termini il generale Richard Henry Lee sostenitore di Washington: “Quando lui parla al Congresso sembra di sentire un violino Cremona che dovrebbe incantare il pubblico, ma alla fine non capisci quale sia la vera qualità di quel violino perché come primo violino ha un suono che alcuni potrebbero definire ridicolo”.
In pratica secondo Lovell il Presidente del Congresso Lee era più un trombone che un violino, ma fa sorridere l'accostamento, di certo sagace, tra l'incantevole e riconosciuta qualità dei violini di fattura cremonese e la dialettica politica statunitense. Il volto di Franklin è stampato sui biglietti da 100 dollari mentre Jefferson è stampato sulla banconota da 2 dollari.

(mbragazzi@yahoo.com)

12 Maggio 2017