il network

Lunedì 26 Giugno 2017

Altre notizie da questa sezione


LA PIPA

Il buco nel muro 2: c'era una volta in... Roma

Il buco nel muro 2: c'era una volta in... Roma

Alessandro Blasetti

Giacomo Volpi

Giacomo Volpi

Biografia

La passione per i film e la voglia di lavorarci mi ha portato alla Laurea in Storia del cinema americano, scrivere di un amore sarà difficile, mi auguro che questo blog abbia lo stesso effetto sui lettori che ha avuto Lo Squalo sullo Sci d'acqua.

Per contattarmi e lamentarsi cercatemi su Fb.

tutti i post dell'autore

Calendario dei post

Il mito di Roma città aperta, la sua, altrettanto mitica, avventura produttiva e il suo successo internazionale, fondano lo stereotipo di un popolo che dà il meglio di sé solo nei momenti di maggior difficoltà, riuscendo a costruire un capolavoro cinematografico tra le macerie, senza un'industria alle spalle, con pellicola usata e senza mezzi. Il mito diventa quello della secolare creatività e ingegnosità italiana, dimenticando improvvisamente l’ottusità e la disperazione fascista e abbracciando un'epica della povertà, della semplicità, dell'immediatezza e della denuncia sociale. Il primo successo del film non è un caso che arrivi nei paesi stranieri: “Roma città aperta ha la semplicità, l'immediatezza e la franchezza di tutti i grandi capolavori, e non riesco a ricordare alcun film di qualsivoglia paese che sia riuscito a cogliere con tanta abilità la dolorosa forza di un popolo in una lotta serrata e indomita per la libertà” (James Foster, Rome of the Resistance).

Nasce con il neorealismo un nuovo modello di italianità, un'italianità internazionale, diversa da quella sostenuta da Alessandro Blasetti che si opponeva alle nascenti coproduzioni internazionali, per esaltare gli ideali crociani dell'arte e non gli imperativi etici e la semplicità, lasciando trasparire ancora l'eco della retorica nazionalista (se non razzista): “Il successo planetario di Roma città aperta si deve al suo carattere integralmente italiano che lo differenzia da tutta la produzione mondiale. Contaminare il carattere italiano del nostro film vuol dire rinunciare all'unico, grande elemento di interesse e successo artistico e commerciale che il nostro cinema può avere nel mondo.” (Alessandro Blasetti, in «Film Rivista»).

Si finisce, però, per stereotipare i grandi temi e drammi della società italiana come la borsa nera, i trasporti irregolari, le baraccopoli, le rivolte carcerarie, le mense popolari e le case di tolleranza, mantenendo sempre uno spirito di denuncia. D'altro canto non solo l'immagine, ma anche la nuova drammaturgia neorealista forniva le regole e le modalità di racconto della nuova italianità repubblicana.

L’influenza di questo periodo e di questo film è comunque innegabile per la storia della cinematografia mondiale, Cesare Pavese ne sancisce il riconoscimento artistico definitivo affermando riguardo il neorealismo: “ormai questa parola ha oggi un senso soprattutto cinematografico, definisce dei film come Ossessione, Roma città aperta, Ladri di biciclette”.

20 Aprile 2017