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Domenica 24 Giugno 2018

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TEATRALIA

Essere in scena per sconfiggere il dolore e fare comunità

Essere in scena per sconfiggere il dolore e fare anima
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Nicola Arrigoni

Nicola Arrigoni

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Due storie, due occasioni teatrali apparentemente lontane nell’estetica e nelle premesse, ma accomunate da un medesimo pensiero: il teatro come strumento di realtà, resistenza e cambiamento. Ecco di seguito le due esperienze, sono l’una diversa dall’altra, l’una individuale, l’altra collettiva, l’una legata alla presenza di un dolore persistente, l’altra costruita per tacitare il vuoto, per trovare la vita da un’improvvisa assenza e da una ferita che non si rimargina.

S’intitola L5-S1 una storia naturale di Michela Tilli e Alessia Vicardi, per la regia di Chiara Petruzzelli. E’ un monologo intenso, interpretato da Alessia Vicardi, attrice quarantenne, formatasi al Filodrammatici di Milano e che vive il suo essere attrice come una sorta di ‘sacerdozio laico’ di ricerca di un’autenticità delle relazioni. Sostenuta dalle musiche eseguite dal vivo da Flavio Bissolati in L5 S1 racconta di un dolore che non ti molla mai, di una malformazione genetica alla schiena, la stessa di cui soffre Andrea Agassi che ti condanna a un dolore persistente. L5 S1 non è solo un monologo, ma è una storia di resistenza, è la voglia di non darsi per sconfitta e battuta dal male. E’ la storia di Alessia Vicardi trasposta nella protagonista. Il tutto avviene durante una risonanza magnetica in cui la protagonista, una musicista, conta i suoni, li trasforma, immagina di non essere in quel luogo di immobilità assoluta e usa la mente per sopravvivere all’ennesima paura che la afferra, all’ennesima fase acuta del suo dolore cronico. I racconto di Alessia Vicardi è il racconto di una battaglia con se stessa e di una strenua resistenza: sconfiggere il dolore, metterlo con le spalle al muro per ostinatamente continuare a fare teatro. Questo fa Alessia Vicardi, si trasforma col teatro, combatte la sua battaglia quotidiana col dolore e lo fa in scena, fino a trasfigurarsi.

Vent’anni non sono uno scherzo, migliaia di ragazzi portati in piazza, laboratori teatrali di scuole provenienti da tutta Italia e da alcuni paesi europei: sono i tasselli del Franco Agostino Teatro Festival che la settimana dal 20 al 26 maggio prossimo festeggerà i suoi due decenni di vita, all’insegna della ‘festa’. E si sa il teatro fa festa e la festa fa comunità, una comunità allegra, colorata, vivace, rumorosa e musicale che non solo trasforma la cittadina di Crema ma conferma come le arti performative creino relazioni, facciano anima. Il festival è nato per tenere viva la passione di Franco Agostino, un ragazzo con la passione del palcoscenico, rubato alla vita da un incidente. La madre, Gloria Angelotti ha voluto dare corpo e visione a quella passione e questo è il Fatf con il coinvolgimento di centinaia di ragazzi, il coinvolgimento di artisti e personalità del mondo del teatro che in vent’anni hanno dato il loro contributo da Lele Luzzati a Ferruccio Soleri, da Antonio Catalano a Sergio Escobar del Piccolo Teatro che ogni anno ospita lo spettacolo conclusivo del festival in via Rovello.

Perché mettere insieme il monologo di Alessia Vicardi e il ventennale del Fatf? Perché pur con due modalità differenti, il teatro si mostra come un mezzo assolutamente straordinario di relazione, uno spazio di ‘realtà aumentata’, un eccezionale mezzo per sconfiggere il dolore, bypassare la morte, inneggiare alla vita facendo festa, cercando il contatto reale e diretto con l’altro con unico terreno comune la fragilità del nostro essere uomini.

24 Maggio 2018