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Lunedì 18 Febbraio 2019

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TEATRALIA

Teresa Mannino un sermone ecologista col sorriso sulle labbra

Teresa Mannino, un sermone ecologista col sorriso sulle labbra
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Nicola Arrigoni

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Un prato verde che cala dal cielo, una landa desolata con un armadio da cui – forse ultima sopravvissuta – esce Teresa Mannino, venerdì sera al Ponchielli protagonista di Sento la Terra girare. Quel luogo – simbolico – è la condizione del nostro pianeta, messo sottosopra dall’incuria e dall’umanità. Dopo una naturale e precauzionale captatio benevolentiae con cui invita il pubblico a scattare foto con i telefoni, per poi spegnerli, pena la sua furia distruttrice, Teresa Mannino sa calare le ‘preoccupazioni ambientaliste’ in una serie di digressioni che chiamano in causa il nostro quotidiano, i nostri comportamenti da consumatori dissennati. A fare da siparietti anaforaci la considerazione: «Noi uomini stiamo proprio male!». Si parte con la poesia Distrazione del Premio Nobel polacco, Wislawa Szymborska per poi passare alla immancabile differenza fra lui e lei, lui dal cervello grosso e ossessionato dalle dimensioni, lei dal cervello più piccolo, ma assai più reattivo. La stragrande parte del pubblico che è composto da donne non può che applaudire in trionfo, mentre gli uomini confessano sotto voce di riconoscersi. Potenza catartica della comicità. E via così. I cambiamenti climatici sono raccontati partendo dal telefilm Arnold, in cui nelle stessa puntata convivevano la maglietta a mezze maniche di Arnold e il piumino del fratello Willy, o ancora l’uso dissennato dell’aria condizionata per cui le commesse rischiano di diventare una specie in via d’estinzione ancor prima dei panda. Fra le cause dell’inquinamento – racconta Mannino – al primo posto c’è l’industria del petrolio, seguita da quella della moda. Da qui l’attrice parte per raccontare l’atto compulsivo all’acquisto, il fattore 9 euro e 90 come strumento seduttivo per acquisti inconsiderati con esilarante siparietto sul Natale dei consumi, le bomboniere, la differenza fra siciliani e milanesi, con pulizie della casa annesse. Inutile dire che il pubblico applaude, ride, di diverte e si riconosce nei difetti di consumatore onnivoro e ossessivo impulsivo. «Non stiamo bene, noi umani!», ripete la Mannino e, ogni volta, apre un nuovo capitolo del suo sermone ecologista condotto col sorriso, ma non meno evidente drammaticità. Il mondo è sottosopra e allora anche i tedeschi non sonio più quelli di prima, dopo il caso diesel della golf si sono pericolosamente avvicinati agli italiani, ma non con la stessa fantasia. «Sono soggetti a una mutazione genetica?», si domanda l’attrice che accenna al grano nano, alla celiachia, ma anche alla dissennata tendenza a fare di cani e animali da compagnia delle specie di umani in miniatura, umani che stanno veramente troppo male! E allora forse non resta che tornare nell’armadio da cui Teresa Mannino è uscita, ma la scena si chiude con l’accendersi di tante piccole lucciole in quel prato sospeso e viene da pensare al pasoliniano ‘sono tornate le lucciole’. Il pubblico applaude, chiama due volte alla ribalta Teresa Mannino e se ne va… come se ormai avesse cambiato canale. 

11 Febbraio 2019