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Domenica 24 Giugno 2018

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State of Decay 2 - recensione

State of Decay 2 - recensione
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Simone Marcocchi

Simone Marcocchi

Biografia Atterrato su questo mondo, con in mano un joystick collegato ad un Commodore 64, Simone Marcocchi prova a leggere la vita attraverso la passione per i videogiochi, il cinema e le tecnologie. Attualmente si occupa di marketing IT e web, ha collaborato con la testata Eurogamer.it, si è occupato di tecnologia per la rivista V+ e collabora con Multiplayer.it LinkedIn: /simonemarcocchimedia Twitter: @SimoneMarcocchi

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Sopravvivere alla fine del mondo, in un ambiente ostile, ma dannatamente divertente!

Il primo State of Decay esce nel 2013 su Xbox 360, ma era ormai alle soglie del cambio generazione e oltre ad arrivare su Xbox One, arrivò anche su PC con una delle peggiori conversioni mai realizzate da una software house - salvo forse il porting Dark Souls: Prepare to die edition, ma ormai è storia vecchia e oltre ad essere sparito dallo store abbiamo la nuova versione rivista e corretta -, ma ciò che fece grande il titolo in questione è proprio un gameplay intuitivo, ma tremendamente profondo e assuefacente.


SoD 2 è arrivato, grazie al sistema Play Anywhere chi lo acquista in digitale se lo può giocare sia su Xbox, sia su PC, con un sistema di cross-save che permette di interrompere in qualunque momento la partita su console e riprenderla sul proprio computer. Grazie all’ausilio dell’Unreal Engine 4 la mole poligonale degli ambienti e dei protagonisti è decisamente più corposa e dignitosa, rispetto al precedente titolo del brand, ma non aspettatevi un next step assoluto, in termini generazionali, restando ben al di sotto della media generale di concorrenti e simili, ma nulla che possa essere in qualche modo "fastidioso da vedere". I primi problemi da segnalare, ma che sicuramente avranno una soluzione nelle prossime settimane, riguardano una fluidità generale che ancora non è perfetta, costringendo anche configurazioni avanzate a dover abbassare alcuni dettagli per non incorrere in fastidiosi rallentamenti nel frame rate. Abbiamo un nuovo menù che mette l’utente a proprio agio con i suoi compiti gestionali. Appena arrivati al primo avamposto, dovremo infatti costruire ed arredare alcune delle aree a disposizione, così da offrire al gruppo di superstiti alcuni elementi in grado di aiutarli a sopravvivere: dall’infermeria alla cucina, dal laboratorio per gestire l’equipaggiamento in modo ottimale all’officina per riparare i mezzi di trasporto.


Questo è un action puro, dovrete andare in giro a pestare zombie come se non ci fosse un domani, ma è anche un minimo rpg, conoscendo i propri personaggi e con la possibilità di farli crescere nei rami delle loro specializzazioni, ma è anche un gestionale, perché se non rispetterete le richieste e gli elementi per tenere in vita il vostro party (cibo, medicine, munizioni, ecc.) scemeranno anche i loro livelli critici di morale, andando incontro a frustrazione, fughe ed un decadimento ancora maggiore dello stato generale delle cose intorno a voi. Siete solo, ma non così soli, altri sopravvissuti ruotano intorno al vostro avamposto e aiutarli in varie quest vi permette di aiutare voi stessi quando vi dovesse servire. Le fasi di combattimento prevedono varie tipologie di azioni, tra cui anche una modalità stealth, molto utile per non rovinare le vostre armi (che a loro volta andranno riparate o resteranno inutilizzabili). Esplorare e in generale “fare”, quindi combattere, girare, scansionare aree e aiutare la gente, vi assegna dei “punti” con i quali potrete prendere come vostri alcune zone. Queste saranno fondamentali, ad esempio vi forniranno giornalmente medicinali o cibo, ma anche benzina, perché a differenza del primo capitolo ora i vostri mezzi avranno questo deficit del carburante limitato (oltre ad essercene meno), quindi il tutto andrà elaborato al meglio per evitare che vi crolli tutto addosso, soprattutto dal punto di vista psicologico.

Come se non bastasse è stata trovata una cura alla zombesca epidemia, valida solo se si viene morsi oltre un tot di volte e non ci si è ancora trasformati, ma si avrà un tempo limitato per trovare la cura e da estrarre i campioni idonei da alcuni zombie che si incontrano.


CONSIDERAZIONI FINALI
Se anche voi avete trascorso decine di ore con il predecessore, non avete alcuna scusa per non entrare a gamba tesa anche nel seguito. Di fatto è lo stesso gioco, migliorato in tutto ciò che nel primo non funzionava a dovere. Dal menù semplificato, che vi permette di tenere sotto controllo tutto e di farlo in modo intuitivo, alla grafica finalmente non del tutto moderna, ma comunque aggiornata e piacevole da vedere, senza contare che una mappa da sola basterebbe per giocare all’infinito e ne avrete ben tre a disposizione (per quanto ci si basi sempre su quest molto simili tra loro). Il comparto gestionale resta la punta di diamante della produzione, ma considerate di conoscere bene le meccaniche che ho spiegato sopra o potreste trovarvi in serie difficoltà.


PRO
+ meccaniche gestionali profonde e complesse
+ divertente in singolo, perfetto in multiplayer
+ longevità quasi infinita… moltiplicata per tre mappe


CONTRO
- frame rate non del tutto stabile
- bug vari, tra cui la gestione delle luci
- la notte è esageratemente scura anche con le torce

24 Maggio 2018