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Venerdì 28 Luglio 2017

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15 luglio

Lettere al Direttore (1)

IL CASO
Servizio taxi: per 2 ore nessuna risposta. Disagio grave, se poi sei un non vedente...
Egregio direttore,
con molto rammarico, devo segnalare un increscioso episodio di cui è stata vittima una nostra socia, affetta da cecità assoluta. La signora si è rivolta a noi per essere tutelata e io ritengo sia giusto riportare qui quanto le è accaduto. Come ci ha riferito, nel pomeriggio di sabato 8 luglio a Cremona, ha avuto necessità di usufruire del servizio taxi per essere accompagnata al proprio domicilio. Purtroppo, per circa due ore, pur contattando i numeri sia delle postazioni fisse che del radiotaxi, non ha ricevuto alcuna risposta telefonica.
Questo ovviamente ha generato in lei una condizione di sconforto, pericolo ed elevato disagio, che sono stati da lei percepiti come interminabili. Per chi non vede, trovarsi da solo in una zona che magari non conosce, senza un accompagnatore, è piuttosto spiacevole. Molte persone non vedenti ricorrono ai taxi per spostarsi autonomamente in città, o perché non riescono a utilizzare i mezzi pubblici a causa delle difficoltà nel leggerne gli orari o nell’individuare le fermate, o perché non hanno nessuno che può accompagnarli in un dato luogo.<br< Quel che ci stupisce è che possa accadere, in una piccola città come Cremona, che per ben due ore non vi fossero vetture disponibili. Non ce l’abbiamo con nessuno, men che meno con i tassisti che sono sempre gentili e premurosi con le persone disabili. Chiediamo solo che chi coordina il servizio presti maggior attenzione affinché episodi di questo genere non abbiano a verificarsi di nuovo.
Flavia Tozzi
(Presidente U.I.C.I. di Cremona)

Quello che ha descritto sembra essere uno spiacevole disservizio. Mi auguro che chi di dovere possa spiegare come possano accadere certe cose.

LA POLEMICA
Inceneritore attivo fino al 2029, la salute pubblica interessa poco
Egregio direttore,
pochi giorni fa la Giunta di Cremona sembra avesse deliberato di avanzare tre richieste alla “A2A” Spa, proprietaria per oltre il 50% dell’inceneritore:
a) anche grazie ai buoni risultati raggiunti con la raccolta differenziata dei rifiuti, accelerare di cinque anni, nel 2024 anziché nel 2029, la dismissione dell’impianto di incenerimento di San Rocco;
b) l’abbassamento dei limiti di emissione da 10mg/NM3 a 5mg/NM3; c) il controllo annuale dell'efficienza per la classificazione in R1.
Oggi leggiamo, come risultato uscito dalla Conferenza dei servizi in Regione Lombardia, che l’inceneritore continuerà a funzionare fino al 2029. Non solo, mentre con quella premessa ci si aspettava che il Comune di Cremona in quella sede difendesse quelle sue richieste, veniamo a sapere che ha addirittura votato a favore della decisione approvata.
L’Amministrazione non può certo negare che fino a quella data i cremonesi subiranno impotenti sia l’inquinamento dell’aria, sia la mancanza di impegno, non contribuendo all’abbattimento delle emissioni di gas serra, per la mitigazione del cambiamento del clima come l’Accordo di Parigi imporrebbe.
Impossibile sorvolare però sulla questione delle emissioni inquinanti. Il progetto VIIAS, finanziato dal Ministero della Salute e presentato il 4/6/2015, ci ha informato che la Pianura Padana è l’area del Paese che registra il 65% della “mortalità attribuibile all'inquinamento atmosferico”, con una stima per il 2020 di circa 18.595 mila “decessi attribuibili” per le sole PM2.5. Numeri che rapportati a Cremona, e sempre soltanto per le PM2.5, significano un morto circa ogni settimana. A proposito invece dell’aspettativa di vita dei suoi abitanti, nella Pianura Padana si vive 4 mesi in meno rispetto ai dieci della media nazionale (8 mesi in meno rispetto al Centro e 6 in meno rispetto al Sud). Tanto per fare dei confronti: in Italia, giustamente, sono costanti gli appelli alla prudenza nella guida per i fine settimana, perché i dati statistici (Istat) dicono, ad esempio, che nel 2015 le morti per incidenti stradali sono state 3.428. E per quelle morti “attribuibili” che si fa?
Si può quindi sicuramente dire che le ragioni della scelta della utility “A2A” Spa, su cui neppure la holding “Lgh” Spa può fare più qualcosa, sono state solo ed unicamente ragionieristiche, ovvero assolutamente estranee alla tutela della salute dei cittadini.
Che delusione quella vendita dell’inceneritore che AEM Spa, 100% di proprietà dell’Amministrazione Comunale, avrebbe potuto impedire. Probabilmente, anche il bottegaio sotto casa mia avrebbe difeso meglio la sua proprietà. Quanto priva di preoccupazione per i cittadini cremonesi e quanto pavida rispetto alle banche quella strategia di rientro dal debito! Già, perché in gioco c’era il controllo di un impianto industriale che minacciava e minaccia la salute dei cittadini cremonesi.
Si sta esagerando? Non proprio, convinti come siamo della qualità scientifica del “Position paper” di “Isde Italia - Medici per l’Ambiente” che dal punto di vista sanitario ha detto cose inquietanti sull’incenerimento dei rifiuti.
Benito Fiori
(Circolo culturale ‘AmbienteScienze’)

Soresina. Meno ipocrisia
Rimarcare gli errori non serve a migliorare
Egregio direttore,
vorrei condividere con voi questa considerazione.
L'attuale amministrazione di Soresina ama rimarcare gli errori commessi dalle precedenti amministrazioni (vedi rotonda realizzata dal sindaco Monfrini). Però si dimentica sempre di citare coloro che hanno permesso la realizzazione della logistica, il vero male del nostro piccolo paese. Forse perché sono le stesse persone che amministrano oggi?
Il centro di smistamento è stato una vera sciagura: non ha aumentato ricchezza e lavoro ai Soresinesi, sicuramente ha provocato inquinamento sopra la soglia (forse causa di tante malattie), ha portato strade sconnesse e inquinamento acustico.
Eliminiamo pure la rotonda sbagliata ma anche tanta ipocrisia
M.P.
(Soresina)

Curia. Valzer di nomine
Quando l’ordine è così limpido, si va e basta
Caro direttore,
c’è una sorta di gradimento del tutto personale per il vescovo Antonio. Recentemente il buon don Pier Codazzi si è lasciato volentieri intervistare (intervista prontamente pubblicata) da un tuo valente giornalista circa il ‘valzer’ (rimescolamento) di quei preti interessati agli spostamenti da una parrocchia all’altra, oltre che alla ridefinizione (drastica riduzione, saggia decisione!) delle zone pastorali. Provvedimenti incontrovertibili, di una lungimiranza che non ha precedenti. Reazioni scomposte, oppure incondizionata approvazione da parte di coloro ai quali stanno a cuore la sorte delle parrocchie e quella dei rispettivi parroci? Facciamo un poco di ordine. Cito un libro: ‘Tra l’argine e il bosco’ (don Primo), godibile, forse ostico, sicuramente di una attualità disarmante. Scrive in più parti: «Chi sta in alto vede le cose che noi non vediamo. Non per nulla quelli che stanno in alto hanno anche il dovere di guidare; quelli del basso il dovere di ubbidire». E più oltre: ‘Certo chi sta in alto sulla nave, vede meglio, vede tutto. La rotta della nave è nel suo sguardo. Ma pure il marinaio della stiva, il mozzo, colui che non ha diritto di mostrarsi sopracoperta può avvertire degli scricchiolii. Non è necessario che gli dian retta quelli lassù’. ‘Tu sogni, straparli’. ‘Avete ragione, torno laggiù’! A chiudere: ‘Ero prete da neanche una settimana, non si perdeva tempo allora. Il biglietto colla firma di mons. Vicario non girava al largo: il Vescovo ti manda coadiutore a Spinadesco. Domenica prossima sarai in luogo. Buon lavoro nel Signore’. E concludeva lui, quell’antifascista d’un prete fedele al Vangelo: ‘Non occorreva che mi fermassi in Curia per chiarimenti. Quando l’ordine di marcia è così limpido, si va e basta’. Non ho altro da aggiungere, io!
Giorgino Carnevali
(Cremona)

All’ex Fornace Lucchini
Liberiamo le piante di ailanto dalle grate
Egregio direttore,
non avrei mai pensato che con la mia lettera del 8 luglio riguardante il ‘il salvataggio dei poveri noci selvatici imprigionati dalle griglie e impossibilitati a svilupparsi nel parcheggio dell’ex Fornace Lucchini’, avrei alimentato così tanta polemica.
Ringrazio i signori Mino Galetti e Mario Pavia per avermi fatto conoscere il nome corretto di questo albero: ailanto, proveniente dalla Cina e presente in Europa dal 1760. (...)
Se l’ailanto, o albero del Paradiso continuerà a ricrescere è inutile pensare di toglierli o metterne altri perché in questo parcheggio, vanno benissimo! Sono alberi dalle proprietà curative e in Germania sono molto apprezzati e presenti in molti parchi. Inoltre, cerchiamo di essere obiettivi, l’odore che emanano non è sicuramente più puzzolente dei gas di scarico che fuoriescono dai tubi di scappamento delle automobili! Oltre tutto, se osservate bene questa fotografia che ho rifatto, potreste notare che gli ailanti presenti non possono essere nati spontaneamente: è evidente che sono stati piantati ad intervalli regolari.
Allora togliamo le grate e costruiamo un bel muretto intorno, come i tigli poco distanti, tagliamo i polloni, accorciamo i rami quando saranno troppo lunghi, insomma, facciamo un po’ di manutenzione, ci regaleranno un bel verde e l’ombra tanto agognata per il parcheggio.
Graziella Borgna
(Pieve San Giacomo)

Non solo i ‘furbetti’
Il mestiere più difficile è fare nulla
Signor direttore,
ci scandalizziamo tanto nel venire a conoscenza che una moltitudine di dipendenti di Uffici Pubblici timbrano il cartellino, addirittura a volte in mutande, per non perdere tempo e poi se ne tornano a... dormire. Ma dovremmo invece preoccuparci quando ci accorgiamo che il lavoro svolto da questi signori risulta uguale, sia che siano presenti, sia che siano assenti, cambia solo il luogo del loro dormitorio a conferma che il mestiere più difficile di questo mondo è fare nulla.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Partigiano coraggioso
Pesce vero difensore della libertà
Egregio direttore,
Claudio Fedeli si è accanito sul comandante partigiano Giovanni Pesce sapendolo defunto nel luglio 2007. Pensando di raccogliere spazi di consenso da parte di chi non conosce i fatti, cerca di far passare il messaggio dove i carnefici diventano vittime in un rovesciamento di vicende e personaggi miranti a delegittimare i valori fondanti della Repubblica e della Costituzione. La Resistenza o lotta di Liberazione, chiamata anche così non a caso, ci liberò dalla dittatura fascista che collaborò con i nazisti facendo pagare agli italiani un prezzo altissimo in un Paese già ridotto allo stremo delle forze. Giovanni Pesce fu un protagonista e strenuo difensore della libertà e della democrazia. Già da giovane si arruolò in Spagna insieme a numerosi altri antifascisti d'origine italiana in seguito all'insurrezione dell'esercito spagnolo guidato da Franco e il sostegno militare dell'Italia fascista e della Germania nazista contro il legittimo governo repubblicano. Rientrato in Italia fu subito arrestato e inviato al confino sull'isola di Ventotene. Liberato nell'agosto del '43 si unì alle prime formazioni partigiane e fu tra i principali organizzatori dei GAP a Torino e Milano. Le sue imprese di leggendario coraggio contro l'occupante nazista ed esponenti del regime fascista sono raccontate in diversi libri, anche in quello con dovizia di particolari aborrito dal Fedeli che in un vuoto di memoria dimentica che contro il nemico in guerra si fanno azioni di guerra. Per le sue attività nella Resistenza italiana, Giovanni Pesce nel 1947 è stato insignito della Medaglia d'Oro al Valor Militare da Alcide De Gasperi, con la motivazione di: Valoroso combattente e fulgida gloria per il movimento di rinascita nazionale.
Sergio Noci
(Soresina)