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Giovedì 23 Novembre 2017

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8 ottobre

Lettere al Direttore

L'INTERVENTO

Cattolici e politica: a unirli non un partito ma un progetto

L’ampio e puntuale intervento di don Alberto Franzini (‘La Provincia’, 22 settembre 2017) sul tema , ricorrente e carsico, della presenza dei cattolici in politica, ha avuto il merito non solo di avviare un dibattito interessante, ma di mantenere in giusta tensione la responsabilità dei laici cristiani chiamati a «compiti nuovi» e insieme la responsabilità della Chiesa a inverare prassi formative e motivazionali coerenti ai reiterati appelli di papa Francesco perché i cristiani non stiano sul balcone a commentare le cose del mondo, a vigilare perché non ricada nella tentazione neocostantiniana della pattuizione a tutela dei cosiddetti ‘interessi cattolici’, a dar forma a progetti e percorsi formativi dove non si dovrebbe dire ai laici cattolici “occupatevi di politica ma in Chiesa non pestate troppo i piedi”. Esemplare, nell'intervento di don Franzini, la puntualizzazione teoretica del problema, che oggi mi pare condivisa nel dibattito pubblico :alterità della Fede rispetto alla Politica, strumentalità della Politica rispetto al Bene Comune, valore e significanza storica dell'esperienza di Fede, laicità dello Stato, legittima autonomia dei laici nell'esercizio politico. Acclarata la irrinunciabile doverosità etica dell'impegno politico nella costruzione della Città dell'Uomo, per via di ragione e di giustizia, rimangono aperte quelle che don Franzini chiama le questioni “cruciali”.Ha valore il pluralismo e fin dove, delle e nelle scelte politiche? In quale casa politica abitare? Chi votare? Peraltro, parlando di cattolici genericamente, si riscontra paradossalmente che mai come oggi la platea politica è abitata da cattolici : cattolico è Mattarella, scuola Azione cattolica, integerrimo Presidente della Repubblica; cattolico è Gentiloni, dal cognome illustre nella storia del movimento cattolico, cattolico è Renzi, che viene dagli scout e va a messa tutte le domeniche, cattolico è Prodi sposato in chiesa dal vescovo Ruini che poi da cardinale gli tolse il saluto; cattolici sono Alfano, Casini, Delrio, Franceschini; anche Berlusconi con le sue fanciulle e la zia suora è cattolico e paladino dei valori cristiani; grande difensore del crocefisso e dei presepi è pure Salvini che i migranti prenderebbe volentieri a fucilate; cattolico è la new entry Di Majo che, nonostante la compagna atea bacia la teca di S. Gennaro. Cattolici di rito protociellino sono i milanesi Formigoni e Lupi, mentre a Roma la potente 5 Stelle Paola Taverna, nemica giurata della sindaca Raggi, proviene dal Cammino neocatecumenale. E questo per limitarci ai più noti. Come ognun vede, da questa elencazione iperpluralista, non basta quando c’è la confessione di fede. Occorre distinguere: lo fa il cardinale Bassetti, neopresidente della Cei, tra «i cattolici del sociale» più attenti ai migranti, e «i cattolici della morale» più concentrati sul tema della Vita. Una distinzione ancor più chiara l’aveva già fatta don Sturzo scegliendo i cattolici di progresso e lasciando i conservatori al loro destino, politico s’intende.Se poi, come spesso succede, la questione dei cattolici in politica nasconde la nostalgia del passato, il modello unitario, la Storia di lungo periodo ci ricorda che l’unità politica fu l’eccezione e non la regola. La pluralità delle scelte politiche a me pare un dato irreversibile, legittimato a tutti i livelli. Commenta uno studioso serio e saggio come Giorgio Campanini: «Ciò che importa alla fine non è tanto restare insieme ad ogni costo ma semmai il pensare insieme ad un comune progetto di società, non per un’unità impossibile, ma una convergenza pratica non solo in ordine ad alcuni valori condivisi ma anche in ordine alle soluzioni concrete da adottare». Le comunità cristiane, a tutti i livelli e articolazioni, potrebbero essere il luogo, doverosamente neutrale, nel quale realizzare questo confronto tra cattolici. Gli ambiti di impegno per una nuova creatività pensante passano tra questi snodi fondamentali: politica internazionale, Pace, lotta alla fame, alla povertà, al sottosviluppo; rifondare l’Europa; governo dei processi migratori; sostenibilità delle politiche di integrazione; giustizia sociale; visione umanistica dell’economia; priorità del lavoro; sostegno alla famiglia cioè un progetto di vita fondato sulla stabilità e solidarietà, per nulla affatto in antitesi con l’estensione dei diritti individuali. Vivendo, consapevolmente, i cattolici il proprio essere minoranza, non arroccata e catacombale, ma creativa e propositiva, lucida, coraggiosa, con la pazienza dei tempi lunghi. Con una duplice messa alla prova: obbedienza alla Fede vissuta nella comunione ecclesiale, dedizione leale ma non subalterna al proprio schieramento politico, scelto per discernimento in coerenza di valori. Siamo nel cuore di una responsabilità in cui la libertà e il limite, l’opportunità e la solitudine, la progettualità e l’emergenza entrano in tensione permanente.
Franco Verdi

Il Po in ottobre
Un mormorio
nell’infinito silenzio

Signor direttore,
pioppi lungo il fiume, ora, nella brumale tristezza ottobrina, nell’aria senza raggio, né respiro né moto, voi vi drizzate verso il cielo grigio, ombre vane confuse con l’ora vespertina. Non più ansia di voli né di canti. Le rade ultime foglie si levano dai rami silenziose quasi un tacito richiamo: speranze che dal cuore ricadono sul cuore. Ora, nell’infinito silenzio, non sento altro che il tranquillo mormorio del gran fiume che va per la sua lunga strada verso il lontano mare, eternamente, senza mai mutamento, per mai più tornare.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Il centrodestra
Ora approfitti
del marasma altrui
Egregio direttore,
visto e considerato il marasma che regna nel Pd e nel M5S, perché non approfittarne per riprendere la guida del Paese?
Meloni e Salvini, gli smemorati. Non è facile, inver, far dabbene il Cavalier: gli alleati la san ma se ne ricorderan?
Massimo Rizzi
(Cremona)

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Ne parlo con...

Via XI febbraio
L’inquinamento c’è
L’Arpa deve rilevarlo
Signor direttore,
oramai la questione ‘via XI Febbraio’ è passata in secondo piano. Tutto tace in attesa che passino tre mesi come chiesto dai rappresentanti comunali per la soluzione del problema, si sa incombe la festa del torrone eccetera.
Il problema sembra che verrà risolto con una rotonda e cambiamenti di direzione del traffico. Non si risolverà certo il tasso d’inquinamento perché sia che le macchine salgano, scendano o rallentino, i fumi di scarico rimangono sempre. Perché allora non far intervenire l’Arpa per fare dei rilevamenti, noi residenti l’abbiamo contattata ma su richiesta di privati non possono intervenire. L’Arpa dipende dal Comune e nello specifico dall’ufficio della dottoressa Alessia Manfredini.
Siamo la città più inquinata della Lombardia ma questo sembra non interessare. Con i risultati dell’Arpa resi noti anche a noi, finalmente sapremo se l’inquinamento esiste, se è tollerabile o se potrebbe danneggiare la nostra salute in modo grave e irreparabile.
Grazia Uggeri B.
(Cremona)

Credo anch’io che più dati ci sono meglio è per decidere le strategie più adeguate.

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Le foto dei lettori

Signor direttore, come foto dei lettori proponiamo la rifioritura dei ciliegi nella nostra azienda agricola Malintesa a
Soarza, confusi dal caldo autunnale. I ciliegi sembrano pronti per fruttificare sotto Natale... Paolo Carletti (Cremona)