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Giovedì 23 Novembre 2017

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Un fantastico concentrato di “archeologia alimentare” sulle nostre tavole

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17 ottobre

Lettere al Direttore

IL CASO

Ragazzo aggredito dai due mastini
E' indegno usare il termine ‘bestie’

Egregio direttore,
siamo assolutamente indignati per alcuni termini usati nell’articolo relativo alla vicenda del ragazzo morso da due mastini al Cascinetto: «bestie» e l’aggettivo «indemoniati». La vicenda non va sicuramente sottovalutata, ma è inutile e soprattutto sbagliato utilizzare termini estremamente negativi contro degli animali. Non sappiamo come si siano svolti i fatti, ma di certo non è colpa degli animali quando accadono queste cose.
Vorremmo che i giornalisti svolgessero il loro lavoro senza creare allarmismi o mettere in cattiva luce i cani; dovrebbero invece, insieme a comportamentisti, veterinari, esperti eccetera, fornire informazioni serie e utili su come approcciarsi con gli animali, da parte dei padroni innanzitutto e anche in genere degli esseri umani.
Associazione UNA Cremona, Uomo-Natura-Animali

«Nome generico di ogni animale, escluso però l’uomo, anzi spesso in contrapposizione all’uomo: ‘lo pensiero è propio atto de la ragione, perché le b. non pensano’ (Dante)... » . E’, questa, la definizione di ‘bestia’ che dà il vocabolario Treccani. Non capisco proprio dove stia il problema. Mi permetta l’ironia: consiglieremo al ragazzo già più volte aggredito dai due cani di telefonare a un comportamentista la prossima volta che succederà.

LA POLEMICA

I taxisti sanno di essere un servizio pubblico?
Egregio direttore,
a causa del mio lavoro utilizzo frequentemente il servizio taxi sia a Cremona che in altre città. Vorrei rispondere tramite il vostro giornale a ciò che ha evidenziato la signora nella serata di venerdì scorso, quando alla fine dello spettacolo al teatro Ponchielli non ha trovatu nessun taxi. Essendo capitato a me in prima persona ed avendo approfondito la questione per interesse personale, ho colto l’occasione per capire come mai sussistono questi problemi a Cremona.
Faccio una premessa, io utilizzo spesso il servizio di Radio taxi Cremona tel. 0372/801444 per mia comodità e so che non tutti i tassisti di Cremona hanno aderito a questo servizio (follia visto che è un servizio semplice e funzionale) perciò capita spesso che alcune sere o mattine non ci sia nessuno a causa della turnazione emessa dal Cmune di Cremona che però tutti i tassisti di Cremona sono tenuti a rispettare. Andando a leggerre attentamente la lamentela della signora non riesco a capire in alcun modo (poiché lo lascia solo intendere) quale numero di telefono e quale radiotaxi abbia chiamato lei o il teatro Ponchielli. Guardando su internet oppure sui vari biglietti da visita ingiro negli alberghi, sembra che a Cremona ci siano più radiotaxi, consorzi, cooperative o privati che utilizzano il nome della stessa compagnia o altri nominativi, ma cambiando il numero di telefono con il proprio. Ho appreso anche che il servizio taxi a Cremona è dalle 6 alle 24 e non 24/24 ore come scritt osul sito del Comune e come indicato dalla signora, si è vero che l’operatore del radiotaxi Cremona risponde anche di notte, ma purtroppo non ci sono auto disponibili fino alla mattina successiva, sperando che ci sia di turno qualcuno di loro alla mattina altrimenti non si vedrà nessun taxi! A questo punto mi sorge spontaneo pormi alcune domande: ma i tassisti non aderenti al servizio radiotaxi la sera o la mattina quando c’è veramente bisogno dove sono? Come mai se mi capita di passare nei posteggi non c’è quasi mai nessuno? E perché non formano un solo gruppo di lavoro unico? Ma il Comune di Cremona sa ciò che succede? I tassisti di Cremona sanno che stanno svolgendo un servizio pubblico o no?
P.V.
(Cremona)

In piazza De Lera
Rischio di inciampare
sul marciapiedi
Signor direttore,
va tu a spiegare a persone provenienti dal 2048 di un pianeta non ancora meglio identificato che a Cremona nel 2017 esistono in piazza De Lera marciapiedi con uno scalino che ti fa inciampare, e aventi tanto di grata nel loro bel mezzo, per arieggiare le cantine condominiali sottostanti con fessure larghe da permettere ai tacchi delle scarpe delle donne di infilarsi e far rotolare la persona che sorreggono. Non ce la fai (...).
Pietro Ferrari
(Cremona)

Ciclabile Cavatigozzi-Cremona
Per me ‘ciclo- bevitore’
sogno atteso 30 anni
Egregio direttore,
le confesso che non ho mai scritto nessuna lettera in vita mia, nemmeno d’amore a mia moglie, la quale, infatti, non sarà molto contenta quando leggerà queste brevi note, ma il fatto per me è troppo importante ed avendo aspettato anche di vedere la posa della bellissima illuminazione, non posso che applaudire alla conclusione dei lavori inerenti alla pista ciclabile Cavatigozzi-Cremona. Avevo già perso le speranze di vedere realizzato un sogno atteso per oltre 30 anni da noi di Cava. Per me che sono ancora un ciclista amatoriale incallito (ho militato in diverse squadre di ‘ciclo bevitori’ della zona) poter finalmente andare in città col mio fidato ‘cavallo d’acciaio’, come si diceva una volta, è un motivo in più di soddisfazione. Pensi che fino ad ora il mio sogno si infrangeva sul cancello del cimitero di Cava, che naturalmente, spero di varcare sempre a piedi... Bando alle ciance dunque e via col ringraziamento di rito, in primis all’attuale amministrazione del professor Galimberti, ma anche all’amministrazione precedente (sindaco Perri) che ha gettato finalmente basi solide per la realizzazione del progetto. Un ulteriore ringraziamento al geometra Romani di Cavatigozzi, che, come amministratore, si era speso per la realizzazione non dimentichiamo anche e soprattutto le maestranze della ditta De Carli che lavorando alacremente anche in agosto col caldo soffocante, hanno realizzato l’opera. Mi permetta di aggiungere: speriamo che venga mantenuta in ordine e pulita da tutti, amministratori e cittadini di Cava compresi. Io cercherò di fare la mia parte.
Adriano Tabaglio
(Cavatigozzi)

Non si deve legittimare
Rapporto con l’Islam
La chiesa sbaglia
Egregio direttore,
io credo sia giunta ormai l’ora che i cristiani cattolici si assumano le loro responsabilità. Da cristiano credente dico alla Chiesa di Roma «attenzione» chi crede nella sacralità di Cristo non può in alcun modo legittimare né l’Islam né Maometto. Eleviamoci pure a testimoni della verità e della libertà, ma non dobbiamo mai arrenderci ai tagliagola islamici (vedi Sura 8/12-5/13 ecc.). Di questo passo, a furia di rincorrere sempre più la benevolenza dei mussulmani, la nostra amata chiesa finirà per perdere del tutto la fede di noi cristiani cattolici. Il documento del ‘Forum cattolico mussulmano’ presieduto dal cardinale Jean Louis Tauran, confessa che ci sono punti di similitudine, ed al primo punto si parla nientemeno che del santo e amato Maometto, e si indica il Corano come «ultimo dei libri sacri inviato da Dio per guidare e salvare l’umanità». A questo punto mi domando: «Come può un cristiano credente sottoscrivere un concetto simile e ritenersi addirittura soddisfatto? Come può legittimare il dialogo con coloro che disconoscono la sacralità della vita (Sura 5/57), il rispetto e l’onestà (Sura 3/28) nonché l’uguaglianza (Sura 5/15-4/34)? Come si può arrivare a credere che Dio è adirato coi cristiani perché vagano nell’errore (concetto recitato nella prima preghiera del mattino dai mussulmani nella Sura Asprente)? Come si può accettare il concetto che i mussulmani non hanno alcuna remora a reprimere nel sangue la libertà di culto dei cristiani (Sura 4/56-4/101) e che son pronti a condannare il mussulmano apostata che abbraccia la fede in Gesù (Sura 4/56)? Purtroppo, e sottolineo purtroppo, la nostra amata Chiesa ed il nostro sconquassato governo troppo spesso dimenticano i cristiani copti, maroniti, caldei, malabarici e rueni, trucidati a centinaia dai mussulmani e per questo premiati con la «jus soli» dai comunisti Renzi & c., usandoli come vendetta verso il papa polacco che distrusse il loro «Eden marxista».
Giancarlo Marinoni
(Pizzighettone)

Tra stragi e deportazioni
Fu sporca la guerra
coloniale in Libia
Egregio direttore,
la lectio magistralis che il lettore Claudio Fedeli ha voluto impartirci sulla sporca guerra coloniale italo-turca in Libia ha delle grosse imprecisioni storiche. L’illusione al canto di Tripoli bel suol d’amore di poter essere accolti dagli arabi come ‘liberatori’ dal giogo turco-senussita fu subito smentita appena un mese dopo l'occupazione, sia durante la rivolta di Tripoli sia durante i combattimenti di Sciara-Sciat, dove non pochi soldati italiani caddero per mano araba la quale diede un notevole appoggio alle forze turche e all’organizzazione politico-religiosa dei senussi. Le successive operazioni militari durate ben venti anni portarono a una lunga fase di instabilità e i numerosi tentativi di giungere alla pacificazione non andarono in porto tant'è che a fasi alterne vi furono battaglie con ribelli fucilati, capi senussiti impiccati, indigeni evirati e lasciati morire dissanguati, esecuzioni con accette, baionette e sciabole, giovani indigene violentate, prigionieri bruciati vivi e torture anche su bambini e vecchi (ad alcuni vennero estirpati unghie e occhi). A stroncare la dura resistenza libica venne chiamato Graziani che con metodi di rappresaglia spietati ci riuscì solo dopo la cattura e l'impiccagione del capo senussita Omar al Mukhtar che il diritto internazionale avrebbe imposto un suo trattamento come prigioniero di guerra. Quello che seguì a metà degli anni Trenta non fu per nulla una benefica opera di colonizzazione. Dall’Italia furono fatte arrivare migliaia di famiglie assegnatarie di poderi e per fare loro posto solo in Cirenaica vennero deportati lontano e con la forza nei tredici campi di concentramento diecimila libici in massima parte donne, bambini e anziani costretti a terribili marce di oltre mille chilometri nel deserto. Molti morirono di sete e fame e chi non teneva il passo veniva fucilato sul posto. La propaganda del Regime fascista dichiarava che i campi erano oasi di moderna civilizzazione gestiti in modo igienico-sanitario efficiente dove regnava ordine e pulizia. Vi morirono sessantamila persone di stenti e malattie. Ancora oggi la mancanza di ammettere i campi di concentramento e le atrocità impressionanti del colonialismo fascista descritte anche nel film storico-biografico ‘Il leone del deserto’ finanziato interamente da Gheddafi e proiettato in tutta Europa è stato censurato in Italia per non rischiare vilipendio alle forze armate (sic) e turbare il mito degli’ Italiani brava gente’.
Sergio Noci
(Soresina)

Vi faccio un esempio
Ideologia e scaltrezza
Che brutta politica
Egregio direttore,
ho potuto finalmente, leggere ed apprezzare, su Spazio del 14 ottobre, la lettera di un italiano che ha le idee chiare su quanto sta accadendo nell’imbroglio politico italiano e che ha, soprattutto, la fermezza di esporle in mezzo al pecorume cittadino, il quale è sottoposto alla famelica attenzione del potere da parte dei lupi e delle lupe. Non per nulla lo scritto, a firma Claudio Merlini, è stato inserito nella sezione: la polemica. Polemica sì interessante, ma che dovrebbe allargarsi alle vere motivazioni dei vari ultrà sinistroidi distaccatisi dal calderone del Pd. L’ideologia è una cosa, la scaltrezza politica è qualcos’altro. Do un esempio ricavato da un altro campo. Domanda: cosa pensa del prossimo referendum? Meloni (risposta ideologica): no. De Corato (risposta politica) si.
Claudio Fedeli
(Cremona)

Referendum regionale
Un grande ‘Sì’
contro il centralismo
Signor direttore,
voglio comunicare la nostra posizione in merito al referendum regionale che si svolgerà in data 22/10/2017, il nostro movimento politico è schierato per il Sì». Quindi invitiamo tutti gli elettori a votare esprimendo un grande «Sì» per avere una regione Lombardia autonoma, con l’autonomia si potranno avere vantaggi a 360°, come prima cosa la gestione diretta del nostro denaro senza continuare a dare senza ricevere e poter vivere meglio senza dover dipendere sempre dal governo centrale di Roma, da quella ciurma di incapaci quali sono i nostri governanti, che ci stanno spremendo sotto ogni profilo come dei limoni, oberandoci di imposte assurde inventate a discapito dei contribuenti, questo per poter coprire le loro enormi ed ingiustificate voragini provocate dai loro fallimenti politici. (...)
Franco Nico Ranzenigo
(Movimento politico Lega nazionale patrioti d’Italia)