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Mercoledì 13 Dicembre 2017

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18 novembre

Lettere al Direttore

L'INTERVENTO

Per rendere concreto l’annuncio
del Vangelo conoscere la realtà

Interessanti e degne di riflessione sono gli interventi (don Franzini, e i prof Ferrari e Borsella) apparsi nelle ultime settimane su ‘La Provincia’. Sono interventi in cui viene tracciata, a mio parere, l’immagine di una Chiesa in cui faccio fatica a riconoscermi. Ne do forse un’interpretazione poco corretta, ma ricavo la sensazione, leggendo, di una Chiesa chiusa, nostalgica, senza coraggio e rassegnata agli eventi. A me sembra che tutto questo, centri poco con la Chiesa di Papa Francesco. La Chiesa di Francesco è una Chiesa aperta, una Chiesa cosciente della ‘missione’ che la riguarda, una Chiesa post conciliare, che richiede al laico un impegno, non solo religioso, ma anche sociale e civile. Noi non siamo i ‘migliori’ perché abbiamo la fortuna di credere, siamo anche noi specchio di questa società troppo spesso ingiusta, per cui è nostro dovere ‘esserci’ e ‘metterci in discussione’ come cattolici. Come credenti sappiamo che il Signore della storia non è l’uomo, il laico però ha il dovere di contribuire a questa stagione della storia, agendo per il bene comune, nel luogo in cui vive ed opera. Faccio mie le domande di Paola Bignardi, che ho ricavato nell’introduzione ad un libro intervista a Pezzotta, che da tempo inquietano la mia coscienza: ‘In che modo i cattolici interpretano questo tempo e i fenomeni che lo caratterizzano’? ‘Quale forma assume la loro responsabilità verso il contesto sociale di cui sono parte’? ‘Dentro a questo contesto sociale, come esprimono la fede in un Dio, che pur dentro la storia, in ogni momento, è sempre oltre ad essa, non riducibile ad alcun schema politico, ideologico e culturale? Si parla negli interventi di società ‘secolarizzata’, di ‘relativismo’: tutto vero. Constato anch’io come questa società, anche a Casalmaggiore, stia uscendo progressivamente dalla cristianità, ma nello stesso tempo, se ci mettiamo in ascolto, fuori dal caldo delle nostre chiese, mai come adesso, riscontro un’esigenza e una richiesta di religione, molto più estesa rispetto al passato. A questa esigenza non si può rispondere con la chiusura, con i muri, con rosari per difendere i propri confini; il mantenimento dell’identità cristiana e delle sue radici non li preservi rifacendoti alle crociate, questo allontana, non avvicina alla Chiesa. Tutte le civiltà, spinte dalla globalizzazione, sono in movimento, compresa quella cristiana, certo i nostri principi, i nostri valori che sono figli di una religione rivelata dal Dio unico nostro Padre, vanno preservati, ma la salvaguardia di essi ci impone di ripensare all’interno della comunità ecclesiale, il come e il modo in cui il Vangelo va annunciato. Se il compito, e lo sarà sempre di più, anche del laico, alla luce anche di una crisi vocazionale sempre più forte, è annunciare la ‘bellezza del Cristianesimo’ (titolo di un libro scritto da don Franzini), quest’annuncio ha molta più forza se è frutto di una comunità unita e partecipe, ne discende la necessità di impostare una nuova modalità di incrocio e di comunicazione tra i diversi movimenti ecclesiali, solo insieme, in comunione, il valore alla nostra fede e della nostra testimonianza acquista più valore. Cercare l’unità su progetti e obbiettivi non è omologazione, la mia formazione di cattolico democratico continuerà ad avere Maritain, La Pira, Moro, come riferimenti; CL, che so essere presente a Santo Stefano, ha i suoi, ma da soli nessuno vince, alla fine si è afoni e deboli tutti; è nell’unità che le diversità si valorizzano e i progetti acquistano più forza. Questo lo dobbiamo in particolar modo a don Cesare, quando lasciandoci, (non per sua volontà) nel suo articolo su ‘Ritrovarci’, sottolineava come la divisione politica e partitica fosse il primo problema della nostra comunità. Vedremo, se ci saranno le condizioni per aprire una nuova stagione e su quali progetti prioritari e condivisi eventualmente impegnarci, l’unica cosa per rendere concreto l’annuncio del Vangelo, occorre però conoscere la realtà sociale nella quale vivi, là dove le persone si incontrano, si dividono, là dove con l’illusione dello ‘sviluppo materiale’, si sacrificano diritti umani sacrosanti, e la mappa della democrazia e dell’inclusione retrocede. E’ sempre la realtà che interroga e chiede risposte.
Mario Daina
(Casalmaggiore)

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Ne parlo con...

Scandali in vaticano
resto senza parole e mi chiedo in cosa devo continuare a credere
Signor direttore,
ho appena terminato la lettura dell'ultimo libro scritto da Gianluigi Nuzzi ‘Peccato originale’. Dello stesso autore, e anche del giornalista Fittipaldi, avevo già letto tutti i precedenti volumi editi sull’argomento del Vaticano.


Essendo i fatti riportati suffragati da appropriata documentazione, è giocoforza credere agli autori e ciò, per me, è motivo di profonda delusione, di sconcerto e di grande amarezza.
Sembra incredibile ma anche in Vaticano, tra gli esponenti del clero, esistono persone pedofile, gay, assatanate di potere e di denaro.
Con quale coraggio costoro celebrano messa? Con quale coraggio confessano i credenti e predicano umiltà e onestà a chi li sta ad ascoltare? È ovvio che costoro non possono credere in Dio tanto è diversa la conduzione della loro vita dai dettami di Cristo. E allora che ci stanno a fare dentro le mura vaticane? La risposta è che loro servono il potere, il denaro e ogni più squallido vizio.
Gli alti prelati hanno l’auto di servizio, l’autista e il segretario. Vivono in super attici e poi chiedono l’8 per mille a noi contribuenti.
Da parte mia ho già sospeso ogni elargizione a favore della Chiesa cattolica: non posso accettare che, tramite le mie seppur insignificanti donazioni, costoro continuino a vivere nel lusso come fossero dei monarchi quando tante altre persone vivono nell’indigenza.
Papa Francesco, sulla scia del suo predecessore, sta cercando di cambiare le cose ma credo che mai ci riuscirà. Sono passati vari secoli dalle pubbliche accuse al Vaticano da parte di Martin Lutero ma nulla sembra essere cambiato.
A cosa dobbiamo credere ora visto che già da tempo abbiamo perso ogni positiva considerazione anche nei confronti della politica?
L’Italia annaspa gravata com’è da un mostruoso debito pubblico e chi ci governa asserisce che siamo sulla giusta strada per la ripresa. (...)
Aldo Maccagnoni
(Monticelli d’Ongina)

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Le foto dei lettori

UN TRAMONTO DA FIABA SUL PO

Egregio direttore,
qualche domenica fa io e mia moglie Antonietta ci siamo recati a Brancere per fare la nostra camminata quotidiana. Un vento tiepido ci accarezzava il viso e il sole che stava calando sul grande fiume ci ha regalato uno spettacolo di luce non consueto, l’immagine di un tramonto mozzafiato che nello svolgersi di alcuni minuti ci ha fatto provare l’emozione di vivere in un paesaggio da fiaba.
Gian Luigi e Antonietta Pettenuzzo
(Cremona)

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Gentiloni come Renzi
Basta sbandierare
i dati dell’Istat
Gentile direttore,
in questo periodo di euforia economica il nostro premier Gentiloni sbandiera a tutto spiano e in ogni occasione i dati Istat che ci portano tantissime speranze ma quali non si sa.
Prima Renzi ora Gentiloni, non si vergognano di prendere per i fondelli ancora gli italiani?
Sbandierano ai quattro venti e offrono aiuti alle popolazioni terremotate dell’Afghanistan dimenticandosi degli italiani che ancora per il secondo inverno dovranno preoccuparsi di come passarlo visto che le promesse sono andate a farsi benedire (in senso buono).
Non sarebbe ora che la sinistra con i suoi rappresentanti avesse il coraggio di dire la verità su tutto?
Sono domande alle quali il popolo italiano gradirebbe una sincera risposta e non solo spot elettorali per i quali esiste sicuramente un personaggio come Piero Fassino capace, magari assieme al ‘mortadella’, di inventarsi qualcosa di eclatante e mettere in campo l’ennesima farsa goldoniana italiana.
Pier Alfredo Gualdi
(Grontardo)

Affidamento dei figli
Altri nuovi limiti
per quello condiviso
Gentile direttore,
con la sentenza numero 18197 del 2015, il Tribunale di Roma è tornato per l’ennesima volta a pronunciarsi in materia di affido dei figli in caso di separazione dei genitori, prevedendo un’ulteriore ipotesi in cui non va disposto l’affidamento condiviso: quella in cui uno dei due genitori non si metta mai in discussione e non riesca a instaurare con l’altro nessuna forma di dialogo, neanche nell’interesse del figlio.
Per chiusura di dialogo va sicuramente interpretata anche la chiusura continuata del telefono, peggio se in presenza di figli. In questo caso può valere il ribaltamento dell’affidamento. Attendendosi che il nuovo affidatario non metta in atto - una volta eletto - le ostruzioni realizzate dall’altro genitore su di lui.
Silvio Pammelati
(Roma)