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Domenica 22 Aprile 2018

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15 dicembre

Lettere al Direttore

L'INTERVENTO

PER IL PROGETTO ‘INDUSTRIA 4.0’ MANCANO COMPETENZE QUALIFICATE

Industria 4.0. Se ne parla tanto ma spesso senza una reale cognizione di causa, giustificabile solo in parte dalla complessità del concetto. Secondo la definizione data dal Ministero dello Sviluppo Economico, con ‘Industria 4.0’ si intende un modello innovativo di produzione e gestione aziendale basato sulla ‘connessione tra sistemi fisici e digitali, analisi complesse attraverso Big Data e adattamenti real-time’. Decisamente poco comprensibile, più facile pensare a macchine connesse ad Internet, a capacità di analisi di enormi quantità di dati mediante applicazioni informatiche e ad una gestione più flessibile del ciclo produttivo. Ancora più evocativo è pensare ad alcune tecnologie abilitanti della visione Industria 4.0, quali le stampanti 3D, i robot cooperanti, la simulazione digitale o gli occhiali per la realtà aumentata. Ciò che non si è davvero capito però è il fatto che non si tratta di adottare nuove tecnologie, quanto di formare competenze: mancano manager e professionisti con le qualifiche adatte. Non è un caso che lo stesso piano nazionale Industria 4.0 si ponga come obiettivo 200.000 laureati ‘nel settore’ e 3.000 manager ‘specializzati nei temi dell’Industria 4.0’. Non è neppure un caso che da circa un mese pervengano quotidianamente al Polo di Cremona del Politecnico offerte di lavoro per ingegneri, che non siamo in grado di soddisfare. Il problema è innanzitutto culturale, come tutti i problemi difficili. Un tempo i nostri padri ci ponevano un’alternativa: o studi o vai a lavorare.

Questa alternativa non esiste più: senza un adeguato investimento nella formazione, anche e soprattutto personale, è sempre più difficile trovare un lavoro consono alle proprie legittime aspettative. Un tempo si lavorava con il cacciavite e già per imparare ad usarlo si andava ‘a bottega’. Poi è arrivato il tornio a controllo numerico, con la conseguente necessità di formare operai specializzati. Ora viene richiesto di interagire con applicazioni di intelligenza artificiale e robot cooperanti, è evidente che la necessità di formazione e di competenze specialistiche è ulteriormente aumentata. Un altro enorme problema culturale, particolarmente acuto in Italia, riguarda la scarsa propensione dell’universo femminile alle professioni tecnico-scientifiche ritenute, appunto, poco ‘femminili’. Si tratta di un pregiudizio tanto radicato quanto assolutamente infondato: le ragazze, nelle materie tecnico-scientifiche, sono brave tanto quanto e spesso più dei maschi. Noto con soddisfazione però che a riguardo sono già in corso varie iniziative di sensibilizzazione. C’è infine un ultimo problema da considerare. Le prime retribuzioni dei laureati in materie tecnico-scientifiche in Italia, per quanto apprezzabili, sono mediamente inferiori a quelle dei loro colleghi stranieri (poi la progressione di carriera ristabilisce una certa equità). Un adeguamento in tal senso sarebbe altamente auspicabile, sia per favorire l’accesso agli studi ed alle professioni tecniche sia perché i ragazzi, ormai, ci mettono davvero poco a fare le valigie.
Gianni Ferretti
(Prorettore del Polo Territoriale di Cremona del Politecnico di Milano)

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Ne parlo con...

Un brutto regalo da Aem
‘costretto’ a cambiare
il contatore del gas
Signor direttore,
abito in via Parracaccia 6 a Cremona. (...) Dopo il ricevimento di un avviso cartaceo mi è stato cambiato il contatore del gas. Il tecnico ha rilevato una perdita consistente nel mio impianto ed è stato ‘obbligato’ a piombare il nuovo contatore lasciandoci senza gas fino a che non avessimo provveduto ad annullare o ridurre la perdita. Il 12 dicembre! Un regalo di AEM per Santa Lucia.
1) Il contatore ci è stato ‘imposto’, qualsiasi siano i motivi legali: non l’abbiamo voluto noi, insomma;
2) Ho chiamato il 4181 per delucidazioni, dopo aver già gli idraulici al lavoro per trovare la perdita. Non mi dilungo sulla gestione della telefonata da parte di AEM: pessima comunque;
3) Alla fine il signor A. C. di AEM, incaricato di ricevere le osservazioni e indicazioni, mi ha fatto solo perdere tempo a recitare la ‘poesia’: è la legge che ci obbliga, non possiamo fare altro... Gentilmente mi ha chiuso la telefonata adducendo ai toni secondo lui non idonei...
4) Dal signor A. C. ho saputo che AEM aveva da giugno a dicembre la possibilità di fare questi cambi con queste indicazioni.
5) Credo che solo qualcuno di AEM possa pensare che i disagi per la mancanza di gas (riscaldamento, cucina, bagno solo per i principali) siano gli stessi in giugno o in dicembre;
6) Senza essere poi così intelligenti (...) sarebbe bastato che la prova di perdita effettuata l’altra mattina l’avessero fatta una settimana fa. Rilevando una perdita eccessiva alle norme di legge me l’avrebbero detto, dandomi una settimana di tempo per ripararla. Dopo una settimana si ripassava per installare il nuovo contatore e se si rilevava un’altra perdita si chiudeva il gas. (...) In questo modo una persona rifà l’impianto senza maledire le motivazioni che dovrebbero giustificare il fatto di restare senza gas per una colpa che non è mia;
7) Se AEM aveva il compito di finire non so cosa entro dicembre avrebbe dovuto prevedere qualcosa di diverso dal non fare niente. (...)
Per concludere non so quante persone sono nelle mie condizioni: l’idraulico e il tecnico AEM hanno detto che nei giorni scorsi ne hanno chiusi altri. Vedete voi se sia una cosa degna di attenzione o no. (...)
Stefano Grassi
(Cremona)

Questa la replica di AEM. «Gentile signor Grassi, AEM prende atto del suo disappunto, ma da anni non si occupa più del gas cittadino. La sua nota è stata trasferita alla Società che si occupa della distribuzione del gas, nella fattispecie Linea Distribuzione.

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Le foto dei lettori

Caro direttore, questo è ciò che di bello e particolare si poteva ammirare dalla finestra della mia cucina che affaccia sul minareto. L’inizio della nevicata della domenica e contemporaneo atterraggio del piccione: con un po’ di fortuna ho catturato questo attimo. Salvo Liuzzi (Cremona)

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Paderno Ponchielli
Tetto della palestra
Il Comune ha agito
Signor direttore,
l’articolo ‘Tetto ko, ancora acqua in palestra’ su ‘La Provincia’ del 13 dicembre, dà spazio esclusivamente alla notizia ‘di sensazione’, senza fare minimamente cenno all’iter procedurale che avevo illustrato al giornalista. Il messaggio distorto che così potrebbe passare, a beneficio di qualche detrattore, è che, dai crolli parziali del controsoffitto per infiltrazioni dello scorso giugno, l’amministrazione comunale abbia dormito sugli allori, sottovalutando il problema. E’ bene allora ricordare e precisare che il rifacimento del tetto della palestra, come da programma elettorale, è stato messo a bilancio nel 2017 con mutuo Cassa DDPP, dal momento che c’è la consapevolezza che lo stesso ha problemi di infiltrazioni oltre ad essere coperto da amianto. Avevamo ipotizzato, forse troppo ottimisticamente, che i lavori potessero iniziare e concludersi nel periodo migliore, ovvero quello estivo. L’iter ha risentito invece di tempistiche imbarazzanti a causa della solita burocrazia italiana a cui si è aggiunto un oggettivo surplus di burocrazia e di disorganizzazione degli uffici dell’unione. La progettazione è comunque già stata appaltata ed è già pronta da settembre. A ottobre è però uscito un bando del Credito Sportivo che permette di abbattere gli interessi sui mutui, che abbiamo reputato vantaggioso: abbiamo pertanto richiesto e già conseguito il parere favorevole del Coni e attendiamo di avere l’ok del finanziamento, ottenuto il quale, si potrà procedere alla gara per l’esecuzione vera e propria: i lavori a questo punto si dovrebbero ragionevolmente svolgere nei primi mesi del 2018. Nell’immediato, siamo consapevoli che in caso di precipitazioni, qualche infiltrazione è inevitabile ed è inutile pensare a dei tamponamenti provvisori. Pozzanghere a parte, possono destare qualche preoccupazione i pannelli del controsoffitto che rischiano di imbeversi d’acqua, anche se, le infiltrazioni, non hanno più la portata eccezionale di quella verificatasi lo scorso giugno, aggravata dalla presenza di due palloni che avevano ostruito i pluviali, e che sono già stati rimossi.
Cristiano Strinati
(Sindaco di Paderno Ponchielli)

Ho letto attentamente l’articolo e mi pare che nessuno metta in dubbio la sua solerzia (come avevamo già ribadito nel primo caso). Se voleva spiegare per filo e per segno l’iter da lei intrapreso bastava mandare la lettera senza polemizzare.

Gas, guasto in Austria
Italia ‘salvata’
dagli stoccaggi
Caro direttore,
breve, telegrafico (ci provo), ma determinato. Austria, una notizia drammatica per l’equilibrio energetico europeo. Una tremenda esplosione in una centrale di gas metano. Il flusso per l’Italia, proveniente dalla Russia, si interrompe. Panico? Assolutamente no. Qualcuno se n’è accorto? Eppure abbiamo cucinato, ci siamo riscaldati, le industrie hanno lavorato a ritmo normale.
Quanti ‘saputelli’ in queste recenti tornate hanno demonizzato gli stoccaggi di metano? ‘Sono i siti di stoccaggio gas metano a creare i terremoti di magnitudo moderata’, e più oltre: ‘Tali giacimenti si sono conservati bene in profondità, nonostante le centinaia di sequenze sismiche che, durante gli ultimi periodi geologici, hanno subito’. Rodo...dendro! Ma le mie convinzioni sono supportate da saggia letteratura. Una certezza, se il blocco all’approvvigionamento di metano dalla Russia fosse continuato, il sistema italiano avrebbe retto a lungo. Questo incidente dimostra la resilienza del sistema italiano, ha retto egregiamente all’urto. Ueillala? Semplice, la sicurezza nella fornitura di questa preziosa fonte energetica che in gran parte importiamo, è stata garantita dagli stoccaggi messi a disposizione da Snam. Considerazioni che poggiano su solide basi, come gli stoccaggi, quei maledetti ‘campi in via di esaurimento nel sottosuolo, ricavati da domi salini, all’interno dei quali vengono ricavate caverne, infrastrutture adatte ad essere, convertite. Riserve strategiche che tutto il mondo utilizza e messe a disposizione in base ad obblighi definiti dal Ministero delle Attività Produttive’. Direttore, lasciami sfogare, guai se non ci fossero gli stoccaggi, oggi come oggi. Una cortesia, glielo raccontate voi, in modo garbato, senza ironia, che lasciarla andare sempre alla ‘viva il parroco’ non si va da nessuna parte? Che energeticamente dipendiamo in tutto e per tutto? Certo, magari quel parroco va anche a legna. Ma dopo, dopo quando ha disboscato tutto il ‘suo’ boschetto? Comunque sempre ‘Evviva i parroci’, va là!
Giorgino Carnevali
(Cremona)

Santa Lucia
Lasciamo sognare
i nostri bambini
Signor direttore,
martedì pomeriggio, 12 dicembre 2017, percorro i portici di Mantova, convinto di trovarci bancarelle con dolci (il torrone soprattutto, per i miei gusti meglio il Vergani) che santa Lucia, la vergine e martire di Siracusa vittima, il 13 dicembre 304, delle persecuzioni di Diocleziano, sperando, se dalla santa giudicato meritevole, di trovarne sul mio comodino, una stecca, anche piccola. Ma di codeste bancarelle neppure una. Sono le famiglie, o i politici, a ritenere superata una festa così amata dai bambini (so di alcuni di essi che, la lettera a santa Lucia, per la notte tra il 12 e il 13, la scrivono ancora). Perché non continuare a lasciar sognare i bambini?
Gianfranco Mortoni
(Mantova)