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Domenica 25 Febbraio 2018

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Lettere al Direttore del 15 Gennaio

Malati di infelicità
Solo una persona felice sa amare
Signor direttore,
tutti vorremmo amare ed essere amati, cioè vorremmo sperimentare l’estasi perenne, la chiusura della nostra mente per assenza di pensieri, e vivere immersi costantemente nel piacere di esistere. Ma sebbene questo sia il desiderio profondo di ognuno, molti sono come nelle sabbie mobili e non riescono a uscirne e si sentono troppo deboli per trovare una via di scampo. Manca loro la forza. E chi entra in contatto con loro rischia di annegare nelle stesse sabbie mobili. Gli infelici non sono in grado di amare e, pur non volendo, ti possono solo trascinare nelle sabbie mobili in cui sono immersi. Il loro abbraccio è mortale, sono involontariamente crudeli.
L’infelice ha solo bisogno di essere amato per guarire, per uscire dalla sabbie mobili che lo tengono prigioniero. Ma solo una persona felice può amare e trascinare fuori dalle sabbie mobili l’infelice.
Paolo Mario Buttiglieri
(Fiorenzuola d’Arda)


Malcostume della politica
Le porte girevoli non mi piacciono
Gentile direttore,
troppo buoni il capogruppo in consiglio comunale di Cremona del Pd cittadino e il segretario cittadino del partito medesimo nel riaccogliere a braccia aperte i consiglieri Fiamma e Chiappani che, dopo essere stati eletti nel 2014 nel gruppo dei democratici cremonesi, hanno intrapreso l’esperienza di dar vita al gruppo autonomo in nome del renzismo. Ora decidono di ritornare nel gruppo del Pd e, come se fossero dei figlioli prodighi, vengono reintegrati dal capogruppo Bona unitamente al consenso del resto del gruppo. Forse ricordare che è dovere morale di un consigliere rimanere nel gruppo in cui si è eletti sarebbe stato opportuno rammentarlo, nulla vietando di uscirne in caso di divergenza profonda.
Io, in questa rubrica, a suo tempo, ho fatto presente la mia incapacità nel comprendere la scelta dei due, in nome del renzismo, di dar vita ad un gruppo autonomo, iniziativa che non aveva nulla e non ha nulla a che vedere coi problemi della città. Ricordo che le porte girevoli sono dispositivi idonei nei centri commerciali, ma in politica non fanno altro che allontanare sempre più i cittadini dagli addetti ai lavori, e spero che nella prossima tornata amministrativa vengano candidate persone che abbiano una minima consapevolezza dell’incarico che vanno a ricoprire, mettendo in disparte paturnie varie, fattori dai quali noi cittadini vogliamo e desideriamo essere risparmiati.
Giorgio Demicheli
(Cremona)


La F.I.G.C. ha tanti soldi...
Per Cremonese-Giana un arbitro da Molfetta
Egregio direttore,
la Federazione italiana gioco calcio deve avere tanti soldi per mandare un arbitro da Molfetta (Bari) a Pizzighettone per arbitrare Cremonese-Giana amichevole (a questo punto di lusso).
Fabio Morresi
(Cremona)


Lungo Viale Po
La cabina Telecom smantellata a metà
Egregio direttore,
mi domando il perché nel nostro Paese quando si fa un lavoro non si porta mai a termine l’opera, in questo caso di demolizione. Mi spiego meglio. Sul viale Po di fronte al civico 22 c’era una cabina telefonica Telecom che con l’avvento dei telefonici cellulari è andata in disuso. Ebbene tale cabina è stata smantellata nel mese di agosto 2017 però è rimasto un manufatto in cemento veramente orribile e anche pericoloso. La mia domanda è: a chi spetta tale rimozione. Altra nota dolente. Sono mesi che per tutto il santo giorno sono accese la luci all’interno del Parco Sartori situato nel quartiere Po. Possibile che nessuno a cui spetta la sorveglianza del territorio non si sia mai accorto di tale anomalia segnalandola agli organi preposti a risolverla?
Giovanni Gatti
(Cremona)


Nessuno ha la verità in tasca
La vostra scelta è un gesto d’amore
Gentile direttore,
chiedo cortesemente ospitalità per poter raggiungere la signora Michela Miragoli.
Leggendo il suo intervento del 12 gennaio ho rivissuto in tutto e per tutto l’identica esperienza capitatami meno di un anno fa. Mi creda, capisco perfettamente quanto lei sta provando e per questo, pur non conoscendola, desidero esprimere la mia sincera vicinanza.
La scelta che avete fatto lei e sua madre non è altro che un grande gesto d’amore, che non tutti sono in grado di comprendere, figuriamoci poi coloro che pretendono di avere la verità in tasca!
Siate serene perché nulla avete da rimproverarvi e lasciate che il tempo lentamente lenisca il dolore che vi ha colpito. Non curatevi delle critiche dei moralisti di turno. Io sono sicuro che suo padre in questo momento Le sta dicendo: ‘Grazie Michela, non curarti dei ragli d’asino perché qui non salgono’!
Un abbraccio a lei e a sua madre.
Sergio Geroli
(Spinadesco)


A volte non basta una vita
Non si conosce mai bene una persona
Signor direttore,
per conoscere bene una persona e o addirittura se stessi, a volte non basta una vita, perché dipende dalle circostanze che il percorso del nostro destino ci fa incontrare. Ecco perché quando qualcuno mi dice: ‘Io quello lì lo conosco bene, è un tipo che è meglio non conoscere’, mi viene da pensare: ma dove è andato questo qui a pigliare la curiosità di conoscerlo tanto bene?
Pietro Ferrari
(Cremona)

IL CASO
STALLO PER DISABILI QUASI SEMPRE OCCUPATO
NON SOLO MALEDUCAZIONE, È ANCHE UN REATO


Egregio direttore,
spero che questo mio sfogo possa trovare spazio sul suo giornale. Avendo in famiglia un portatore di handicap (invalidità al cento per cento non rivedibile) che non ha la patente e, dunque, ha bisogno di essere accompagnato sempre e ovunque, mi è stato concesso dalle preposte autorità comunali un posto auto riservato davanti a casa. La strada in cui abitiamo, dopo un recente intervento viabilistico, è stata trasformata da via a doppio senso di marcia in un senso unico con pista ciclabile e un restringimento della carreggiata che non agevola né il parcheggio né il flusso del traffico. La presenza poi di varie attività commerciali complica la situazione, in quanto i clienti dei negozi utilizzano sistematicamente il posto-auto riservato all’invalido per poter comodamente svolgere i loro acquisti. Come se non bastasse, frequentemente, l’area di sosta riservata viene occupata da un autoarticolato, che viene parcheggiato il giovedì e spostato il giorno successivo. A nulla valgono gli inviti a rimuovere i veicoli dei più diversi generi, anche a due ruote, da noi rivolti agli automobilisti che con prepotenza e menefreghismo occupano lo stallo che ci è stato concesso. Alle nostre rimostranze infatti rispondono con tono arrogante o arrivano addirittura all’insulto. Inutili anche le telefonate di segnalazione alla polizia municipale che, interpellata, risponde di non poter intervenire perché impegnata in operazioni più importanti. La fotografia che le invio è di certo più efficace delle mie parole al fine di documentare questo diffuso malcostume, che costituisce peraltro un reato (violenza contro la persona) penalmente perseguibile.
Lettera firmata
(Cremona)
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Evidenzio volentieri il suo sfogo nella speranza che chi non rispetta le regole si ravveda e che la polizia locale intervenga con maggiore severità.

L'INTERVENTO
Il ripristino ambientale del Po è un obbligo morale

Caro direttore,
prima o poi dovremmo fermarci e pensare a come abbiamo ridotto il fiume Po. La sua natura di fiume. Il suo ambiente fatto di animali e piante. Transitando spesso dai ponti sul fiume possiamo notare il corso monotono delle acque, sempre infossate tra arginature di pietre e acciaio. Si dice ‘regimentate’ si legge ‘uccise’. Le lanche stanno scomparendo come le morte e i bodri. Le aree umide si stanno seccando. Il tema del Po non deve essere solo visto nell’ottica della risorsa economica, dello sfruttamento indisciplinato e senza limiti. Va benissimo ’VenTo’ e ogni attrattiva turistica che possa attrarre risorse economiche però il primo punto è la riqualificazione ambientale. Il fiume Po torna balneabile, così si scrive da alcuni anni, ma per noi il fiume deve tornare ad esplodere di vita. Recentemente due testi di Riccardo Groppali possono indicarci la via. Non tanto nelle considerazioni scientifiche, utili e necessarie, ma piuttosto nelle impressioni che si formano nella mente del lettore. I ricordi dei Guazzoni e di Lenzi possono essere quel punterolo che sfonda il nostro sogno di uomini tecnologicamente avanzati ma fondamentalmente superficiali. Il fiume Po, era un fiume di pescatori professionisti, di avventure, di bambini e ragazzi a caccia di leggende, pieno di fauna e flora, di acque umide, palustri specchio dell’antica palude basso padana. Magari avessimo ancora nei pressi delle Colonie Padane le nostre belle aree umide. La mitica lanca Livrini. Si quelle aree ci porterebbero molti turisti e molte risorse. Come gli Les Hortillonnages d’Amiens. La disperazione ci assale però leggendo in questi due libri di tempi addietro quando il comune di Cremona colmava le lanche con i rifiuti solidi urbani. Rifiuti nelle acque limpide. Fosse un incubo sarebbe meno spietato della realtà passata. Il Comune di Cremona che doveva proteggere i suoi cittadini e il suo territorio. Il Comune che trasformò i bodri di San Rocco in discarica, anni '70. Quando le amboline e le anguille sapevano di naftalina oppure quando il fiume bruciava per le macchie di idrocarburi. Potremmo continuare a lungo. Potrei citare la mia gioventù passata sul pennello delle Colonie Padane a contare gli arbusti imbrattati di plastica. Il fiume muore con noi e per noi. Non ci sono più passeri nei suoi boschi. Cosa aspettiamo ad iniziare ad imporre la nuova politica: ripristino ambientale del fiume. La politica è fare ciò che i tempi richiedono. Ultimamente ci hanno tolto anche i filari di Pioppi e la monocoltura arriva sugli spiaggioni di questo canale chiamato Po.
Oggi per molti la politica è solo un mezzo di arricchimento personale, conta solo candidarsi. E le idee? I programmi? Lo spirito di coesione e gruppo? E a cosa serve la politica se non è al servizio della società, se non risolve i problemi, se non gli anticipa prima che nascano? Forza politica riparti dal tema del fiume Po.
Direttore la lascio con questa bella fotografia di Azzali, alla fine il nostro fiume sarà sempre il Grande Fiume.
Angelo Garioni
(Cremona)