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Martedì 25 Settembre 2018

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Lettere al Direttore del 11 Marzo

Lettere al Direttore del 26 Gennaio

Sanità pubblica in lombardia
L’attesa si allunga. Devo andare da privati
Signor direttore,
sono un settantenne vissuto sempre nella provincia, e sono decenni che sento parlare di continua ottimizzazione della struttura sanitaria locale, ma ahimè, da utente, non ho ancora capito dove la si possa trovare.
A Pizzighettone dove ho sempre vissuto, anni fa qualche cosa di pubblico c’era, ora non più, se non piccole cose nel privato. Per le mie questioni anagrafiche, sono obbligato ad usufruire maggiormente del servizio sanitario spostandomi presso la struttura ospedaliera di Cremona. Positiva la prenotazione telefonica regionale che ho sempre usato sin dall’inizio, ma il 9 marzo, e la cosa non dipende dal numero verde, i tempi ho notato si sono dilatati molto.
Premetto che ho dei controlli obbligatori semestrali, e che solo un anno fa era sufficiente prenotare un mese prima della visita, ora al telefono, mi sento rispondere dall’operatore che la visita avverrà il 18 luglio. Ma lo specialista, rispondo, mi ha consigliato di farla obbligatoriamente entro la fine di maggio. Sempre gentilmente replica che lui non può fare altro se non consigliarmi di recarmi personalmente presso il Cup dell’ospedale, dove possono rimediare. Mi precipito con la vettura e mi sento rispondere «Signore si doveva svegliare prima».
Rinuncio alla visita, annullo quella prenotata e mi reco presso una delle tre strutture private, dove senza nulla chiedere posso fissare già la visita entro la prima decade di maggio.
Caro direttore, non voglio trarre conclusioni affrettate, forse mi sfuggono tante cose, ma mi chiedo: io che sono un fortunato a essere in Lombardia e non in altre regioni, come faccio a continuare a credere nel servizio della regione più virtuosa d’Italia? Tutti questi miglioramenti nel tempo, sono solo positivi per la regione ma negativi per l’utente? Badi bene che volutamente non ho parlato di colore politico e ne del ticket, ma solo di eventuale miglioramento del servizio.
G. Z.
(Pizzighettone)


Dopo il 4 marzo/1.
Servono realismo e lungimiranza
Caro direttore ,
mi appello alla cabala per avere modo di fare alcune considerazioni dopo il fantasmagorico risultato elettorale di inizio mese.
4 dicembre 2016, 17 giorni dall’inizio inverno: bocciatura del referendum costituzionale con il grande gelo che ha bloccato la prospettiva di avere un sistema elettorale diverso e, secondo alcuni, migliore.
4 marzo 2018, 17 giorni dall’inizio primavera: le urne ci hanno consegnato dei numeri netti nella loro dimensione e nella loro difficile combinazione ma, per un altro verso, quasi indicativi di una stagione politica nuova, quanto meno diversa.
E adesso?
Si potrebbe dire che la confusione regna sovrana e che nel breve non ci saranno grosse novità, anche se rimango convinto che il Quirinale saprà muoversi in modo adeguato.
Anche un bambino capirebbe che la situazione del nostro Paese è leggermente tragica (le scelte degli elettori ne sono una prova pratica), ed il richiamo di Sergio Mattarella al senso di responsabilità non è casuale.
Ma proprio l’evidenza dei problemi dovrebbe suggerire ai nuovi eletti di essere realisti e lungimiranti, come facciamo noi in campagna, a primavera, quando la terra si risveglia e pretende che ci siano gli interventi adeguati per raccogliere poi i frutti.
Non sarà facile e non sarà sufficiente contare sulla capacità di mediazione del presidente della Repubblica: il suo impegno darà risultati nella misura in cui sarà accompagnato dalla disponibilità e dalla umiltà dei suoi interlocutori.
Dalla sua (e dalla nostra come Paese) due fattori non da poco che lasciano maggiore spazio temporale per cercare soluzioni accettabili. La indubbia debolezza della Merkel in Germania e la presenza, sino al 2019, di Mario Draghi alla Bce.
Alessandro Bertoni
(Pieve d’Olmi)


Dopo il 4 marzo/2.
Ci vorrebbe un nuovo compromesso storico
Egregio direttore,
tra le varie malefatte di una legge elettorale macchinosa, perversa, malefica voluta ad artifizio — leggasi Rosatellum bis, una porcata spinta ed approvata da Pd, Forza Italia e Lega — ha provocato un ripescaggio di personaggi, praticamente non votati, che ripudiati dal popolo per vari motivi, cacciati dalla porta, sono rientrati dalla finestra col sorriso sulle labbra.
Il proporzionale ha comunque salvato molti nomi usciti sconfitti dal confronto diretto nell’uninominale. Tra questi: Laura Boldrini, Pietro Grasso, Marco Minniti, Davide Faraone, Valeria Fedeli, Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Pier Luigi Bersani, Vasco Errani, Debora Serracchiani, Lucia Annibali, Monica Cirinnà, Piero Fassino, Matteo Richetti, Luigi Zanda, Ettore Rosato, Vittorio Sgarbi, Gianluigi Paragone e Gregorio De Falco.
Questo metodo, con l’assenso del presidente della Repubblica Mattarella (che starà maledicendo il momento in cui, per non contraddire Renzi ha dato il suo benestare) tutto si sta ritorcendo contro, infatti a causa di una procedura di voto pazzesca, stiamo assistendo, ad una sequela di interventi televisivi, di personaggi alla ricerca disperata del potere. Non se ne può più, meno male che Mattarella, ha avuto il buon senso di lanciare un appello ai politici ad avere un comportamento professionale e consapevole per affrontare uno dei momenti politici più difficili di questa martoriata Italia.
Sono oramai lontanissimi i tempi di politici illuminati e di alto lignaggio morale che seppero dirimere annosi periodi di ostilità tra i gruppi (leggasi Almirante e Berlinguer), affrontando anche congiuntamente problematiche notevoli, superando le ostilità esistenti tra le opposizioni. Per non parlare poi della figura quale Aldo Moro, la sua statura morale politica valutava che la soluzione alle innumerevoli problematiche, non poteva non essere raggiunta che con un compromesso politico, ampliando l’esperienza della apertura a sinistra della Dc nei confronti del Psi di Pietro Nenni, avvenuta all'inizio degli anni Sessanta. Ma la situazione era diversa: fin dal 1956 (rivoluzione ungherese) il Psi si era dichiaratamente staccato dal Pci intraprendendo una strada autonoma. Negli anni Settanta e soprattutto dopo le elezioni del 1976, Moro concepì l’esigenza di dar vita a governi di solidarietà nazionale, con una base parlamentare più ampia comprendente anche il Pci. Ciò rese Moro oggetto di aspre contestazioni: i critici lo accusarono di volersi rendere artefice di un secondo compromesso storico, più clamoroso di quello con Nenni, in quanto prevedeva una collaborazione di governo con il Partito comunista di Enrico Berlinguer, che ancora faceva parte della sfera d’influenza sovietica, cosa confutata da recenti studi di filosofia politica, in particolare quelli di Danilo Campanella, esperto di filosofia politica morotea, secondo cui la strategia di Moro era quella di un logoramento del partito comunista per arrivare all’unità nazionale. (...)
Loris Ivan Davò
(Spinadesco)


Dopo il 4 marzo/3.
Quel lettore politologo spesso inascoltato...
Egregio direttore,
vorrei attraverso la sua rubrica ringraziare il signor Sciacca per la consueta lucidità con la quale mi illumina su quanto avviene politicamente sia a Cremona che nel resto del Paese. Questa capacità di sintesi, lui si fregia del titolo di ingegnere, nasce dal fatto che avendo avuto molte esperienze politiche è in grado di giudicare con occhio esperto gli avvenimenti. L’unica cosa che mi lascia perplesso è la difficoltà di collocarlo politicamente. Mi spiego meglio. A volte dichiara che i suoi trascorsi con la Lega gli hanno permesso di consigliare ora Bossi ora Calderoli, senza peraltro riuscire a convincere i suoi interlocutori.
Dice la stessa cosa quando parla dei suoi avvertimenti hai vari Toninelli, Grillo e Di Maio, senza riuscire anche in questo caso a convincerli delle sue ottime idee. Alla luce di tutto ciò mi viene il sospetto che forse i suoi consigli non vengono recepiti perché lui è troppo avanti, magari in futuro diventeranno illuminanti, però zitti zitti sia i M5s e la lega continuano a guadagnare consensi, nonostante i suoi consigli inascoltati.
Eppoi non ho ancora capito se è ancora un iscritto al Movimento oppure se, come si evince da alcune dichiarazioni, si sia cancellato dal Movimento stesso. Mi piacerebbe saperlo perché riuscirei meglio a capire i suoi giudizi molto critici nei confronti del Movimento. Lo ringrazio comunque e se come spero ritornerà in seno alla Lega avrà sicuramente il mio voto.
Ermes Piva
(Cremona)


Davanti al popolo-figlio
Patria-madre tradita dallo stato-padre
Signor direttore
idealmente, per un popolo, la madre è rappresentata dalla patria e il padre dallo stato che la governa.
Ma come si può pretendere che un figlio (un popolo) rispetti e o obbedisca a un padre (lo stato) che senza pudore e senza amore tradisce continuamente a tradire una madre (la patria).
Pietro Ferrari
(Cremona)

Come quello fatto da paolo VI
I miracoli avvengono solo se ci si crede
Signor direttore,
«se ci si crede ai miracoli è più facile che avvengano». Sono le ultime parole del padre della piccola Amanda nell’intervista rilasciata con la moglie, a TV 2000, disponibile sul web. E che offre lo spunto per l’analisi di un miracolo. Essendo la nascita della bimba, l’evento miracoloso che porterà al riconoscimento per la Chiesa, della Santità di Papa Paolo VI. La bimba per i medici non doveva nascere, sarebbe stato troppo pericoloso per la vita della madre.
Un evento, quindi inspiegabile essendoci le premesse avverse per la buona riuscita, avvenuta grazie all’insistente preghiera dei genitori che si sono rivolti al Beato Papa Montini. Scelta consigliata da un medico ginecologo che era al corrente di un fatto analogo per il quale Paolo VI era stato beatificato. Giusto sottolinearlo poiché la vicenda include sinergie di anime virtuose che concorrono al conseguimento del risultato, improntato sul percorso di credere. E che comprende prima di tutto la fede attraverso la preghiera, nel coinvolgimento dell’amore e della benevolenza di un Santo chiamato ad intercedere, e che ha fatto in modo che il miracolo si manifestasse. E dal contributo del medico ispirato ad indirizzare i genitori. I quali erano consapevoli che perché avvengano i miracoli è necessario crederci.
Quindi dalla volontà o determinazione del nascituro, più volte citata nell’intervista. A cui si aggiunge la disposizione psicologica dei genitori volta a credere nell’ottenimento del risultato, senza mai metterlo in dubbio. Un contesto di fede totale che include fissare il risultato come punto di arrivo di un percorso all’insegna di grande ottimismo e speranza.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda, Bs)


Danza al Ponchielli
Recensioni in diretta. Perché non farle più?
Signor direttore,
una volta il giorno dopo lo spettacolo di danza al Ponchielli si poteva leggere sulla Provincia cartacea una recensione di Barbara Caffi: ora come può essere interessato uno che abita a Milano?
Lucio Peres
(Milano)
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Per evitare analisi affrettate o incomplete, le recensioni vengono adesso normalmente pubblicate due giorni dopo lo spettacolo.


Cremona, basta con la strage
Dove verranno messi i nuovi alberi?
Signor direttore,
come la signora Gabbiani, di cui leggo l’intervento sugli alberi tagliati in viale Trento Trieste, anch’io sono contro l’abbattimento selvaggio in atto già da parecchi anni.
Se è vero che detti alberi sono malati, è giusto tagliarli, ma è ancor più giusto sostituirli tutti e non solo alcuni e solo qualche volta!
Per le vie cittadine si vedono ceppi ovunque. Anche nel cimitero sono stati tagliati molti alberi e non c’è ombra di uno, dico uno, che sia stato ripiantato. L’articolo che leggo oggi sul giornale, afferma che «oltre duecento nuovi alberi» verranno ripiantumati, ritengo non siano sufficienti per sostituire tutti quelli tagliati in tanti anni, ma è un buon inizio.
É possibile inoltre sapere dove verranno posizionate le nuove essenze? Ne verranno piantate anche nel cimitero?
Cloe M. Bertoni
(Cremona)


A proposito dell’universo
Non credo che esista un Dio creatore
Signor direttore,
rispondo al signor Maffei il quale, nella sua del 6 marzo chiama l’uomo «cocreatore dell’universo». La particella co (con) significa essere assieme a, per cui si dà un Dio creatore che, affiancato dall’uomo, crea l’universo, sebbene, alla fine della lettera, sia più esplicito quando dice che l’ottenimento di qualsiasi cosa lo si ha «nella misura in cui si ha fede in Dio». E qui non sono d’accordo. Primo, perché non credo che esista alcun Dio creatore che dal nulla crei qualcosa che già non ci fosse e che si serva dell’uomo per i suoi fini. Secondo: ciò che lui chiama fede è la volontà di cui noi e l’universo siamo una sua materializzazione. La volontà precede l’intelletto che è al suo servizio: infatti se i miei genitori avessero saputo cosa stavano facendo quando mi concepirono, non l’avrebbero mai fatto. La volontà infatti vuole ma non sa, mentre l’intelletto sa ma non può volere.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)


Costituzione e libertà di culto
Una tolleranza davvero pericolosa
Signor direttore,
la nostra Costituzione ammette libera espressione di culto sull’intero territorio nazionale: erezione di edifici religiosi, riunione di credenti partecipi ai riti di fede, apostolato nel rispetto delle norme istituzionali del Paese d’accoglienza. Consuetudini ribadite, peraltro, in tutte le nazioni a struttura democratica ma, purtroppo, non proprio corrispondenti altrove. Scambiata per permissività, la nostra tolleranza ci sta regalando sorprese inaspettate. Troppe supposte guide spirituali si sono rivelate predicatori diversi da quelli dichiaratisi.
L’intransigenza, e non solo fideistica, di taluni di loro s’è rivelata talmente palese da sconfinare nell’attacco del nostro ordinamento al punto da suggerirne inchieste, spesso, rivelatrici d’illegalità con conseguenti espulsioni dal territorio nazionale. L’evidente conflitto tra concezioni laiche e teocratiche è divenuta materia particolarmente scottante. La chiave di volta nei rapporti tra cittadini di culture così diverse resta quella di appurare le reali intenzioni di tanti ‘missionari’ che, spesso, diffondono (anche nelle sedi preposte alla devozione), dottrine antitetiche a quelle delle comunità ospitanti. Strano che le autorità incaricate della vigilanza non si siano mai sufficientemente prodigate nell’appurare quanto, pubblicamente, venga divulgato durante le loro manifestazioni religiose.
Non sarebbe opportuno avvalersi di presenze puntuali d’interpreti in grado di verificare l’ortodossia dei messaggi di codesti ‘sacerdoti’? Potrebbe rivelarsi uno dei metodi più razionali ed adeguati per prevenirne conseguenze incresciose, come già accaduto. (...) Il clero cattolico che, da sempre, si sta destreggiando, in improbi esercizi di equilibrismo, per timore di ritorsioni, non dovrebbe assumersi responsabilità più ferme per arginare un’invasione che finirebbe inevitabilmente, con l’incrinare le certezze di tanti nelle proprie radici religiose?
Massimo Rizzi
(Cremona)

IL CASO
Cremona città isolata che allunga le mani sulle eccellenze di cremasco e casalasco

Marco Tullio Giordana durante le riprese di ‘Nome di donna’

Signor direttore,
mi riferisco a quei cartelli stradali che l’Amministrazione provinciale, immagino siano stati loro (ma i cervelli dell’operazione devono essere stati cremonesi), che hanno disseminato il territorio Cremasco con la scritta ‘Itinerari del gusto cremonese’.
Crema e il Cremasco è un territorio storico e geografico, come lo è l’Oltrepo Pavese, la Lomellina. Chi ha voluto quei cartelli è un incompetente, e non conosce nozioni elementari di geografia.
Ne approfitto anche per ricordare a Nicola Arrigoni che Marco Tullio Giordana ha vissuto a Crema a lungo, e ‘Repubblica’, questo dato l’ha citato, il quotidiano ‘La Provincia’ no. Smemoratezza? Crema e il Cremasco, lo sapete, è legata a Milano per vari motivi, mentre Casalmaggiore guarda a Parma.
Cremona è isolata, forse per questo che prova ad allungare le mani su territori che la snobbano.
Marino Pasini
(Crema)
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Queste constatazioni non riguardano sicuramente me e il nostro giornale. Personalmente ho a cuore l’intero territorio. Per me cremonesi, cremaschi e casalaschi pari sono. Inoltre, sono uno strenuo difensore dell’integrità territoriale nella consapevolezza che essa è composta da varie entità. Un’ultima precisazione: forse le è sfuggito il richiamo in prima pagina di giovedì 8 marzo relativo al lancio di ‘Nome di donna’, il nuovo film di Marco Tullio Giordana. Titolo: ‘Nome di donna, un film sulle molestie con firme cremonesi’. Testo: «La pellicola vede la regia del cremasco Marco Tullio Giordana e la sceneggiatura della cremonese Cristiana Mainardi....».

LA POLEMICA
Il vizio italico di saltare sul carro del vincitore

Egregio direttore,
un mio carissimo amico anche se non coetaneo ma comunque grande amico ormai scomparso amava ricordare che abbattuto il fascismo con la fine della Seconda Guerra Mondiale lui appena maggiorenne si iscrisse alla Democrazia Cristiana di Cremona.
Con suo grande stupore e disappunto trovò tra i nuovi compagni di partito il suo maestro di scuola che durante il regime lo rimproverava continuamente nelle adunate degli avanguardisti perché aveva sempre la divisa in disordine e non assumeva aspetti marziali nelle marce. La cosa lo disgustò a tal punto che stracciò la tessera e tornò democristiano solo trenta anni più tardi.
Oggi a molti anni dal dopoguerra abbiamo assistito nuovamente nei commenti alle ultime elezioni politiche al vizio italico di salire sempre sul carro del vincitore, in questo caso Lega e Movimento 5 Stelle.
Durante la campagna elettorale contro queste due formazioni ne abbiamo sentite di tutti i colori con gli ‘intellettuali’ cioè coloro che non sbagliano mai, a preferire colui che hanno sempre aborrito Silvio Berlusconi al pentastellato Lugi di Maio per non parlare di Salvini brutto, sporco, fascista e razzista.
Ed ora soltanto a pochi giorni eccoli incensare i nuovi vincitori con Luigi di Maio nuovo astro della nuova sinistra e scoprire che la razzista Lega ha fatto eleggere un senatore nero. Non parliamo poi degli industriali che come diceva il povero Gianni Agnelli sono governativi «a prescindere» ma almeno potevano risparmiarsi certe dichiarazioni visto che ancora il governo non c’è. «Abbiamo visto di peggio», ha detto Marchionne, una dichiarazione per lo meno intempestiva visto che non essendoci ancora un governo non possiamo fare paragoni li faremo fra cinque anni, salvo elezioni anticipate.
Già, il nuovo governo. La legge elettorale ha assolto pienamente al suo compito cioè quello di non dare alcuna maggioranza, però siccome non tutti i mali vengono per nuocere qualcosa di positivo potrebbe venir fuori nei prossimi mesi.
Per fare un governo servono alleanze e per questo prendendo esempio dalla Spd in Germania una volta creati i gruppi parlamentari si potrebbero tenere consultazioni fra gli iscritti dei partiti per decidere cosa fare.
I partiti così tornerebbero ad avere il ruolo che a loro spetta, che non è quello di megafono del capo di turno ma di mediatore tra le Istituzioni e i cittadini, e gli iscritti tornerebbero a contare non come alle primarie del Pd dove il primo che passa per strada vale quanto un militante che per quarant’anni ha lavorato alle Feste dell’Unità.
Potremmo vedere poi se coloro che abbiamo eletto hanno una vera base elettorale fatta di carne ed ossa e non anonimi seduti davanti alla consolle di un pc, insomma un salutare ritorno alla normalità dopo 20 anni di conflitto permanente. Così potrà partire la vera Terza Repubblica dei cittadini tanto auspicata dai nuovi vincitori, non dalla piattaforma Rousseau che già il nome mi da l’orticaria.
Gabriele Marchetti
(Torricella del Pizzo)

Ne parlo con...

Crema già nota in tutto il mondo
Non per Guadagnino ma come città pettegola

Signor direttore,
sul suo pregiato quotidiano in data 9 marzo leggevo la lettera del signor Guido Antonioli di Pandino il quale ringraziava il regista Guadagnino, poiché grazie al film girato a Crema, tale cittadina veniva così conosciuta in tutto il mondo. Subito mi è scoppiata una solenne e colossale risata che non facevo da anni perché Crema non ha affatto bisogno di un film per essere conosciuta nel mondo, sono stato anche in Giappone due volte una decina d’anni fa e già conoscevano Crema.
Questa cittadina è famosa per un micidiale particolare non comune nemmeno nei borghi piccolissimi del Nord Europa: il pettegolezzo tagliente. Chiunque ci è stato soprattutto nel centro e nel fine settimana, riferiva di sentire l’aria come ammorbata di un pettegolezzo crasso, quasi che anche l’aria stessa avesse le orecchie. Confermato da alcuni amici giapponesi in visita a Crema e confermato soprattutto dal sottoscritto che a Crema qualsiasi cosa si faccia che esca appena dalle righe, e in cinque minuti lo sanno subito tutti. Le ‘vasche’ che nel weekend particolarmente nella bella stagione diventano un micidiale ricettacolo di pettegoli locali, che non hanno null’altro da fare che guardare come è vestito il prossimo, a quel che fa e che ha il prossimo. Ricordo poi l’estate scorsa quando alla prima notte bianca avevo suonato in centro, la notte stessa un amico dalla Sicilia che non sapeva nulla di questa mia performance, mi messaggiava congratulandosi per la mia esibizione.
Potentissimo e micidiale il proverbiale pettegolezzo cremasco, quindi il signor Antonioli si tranquillizzi perché Crema è già conosciuta a livello planetario e ahimè non per il film di Guadagnino.
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)

Egregio direttore, durante un soggiorno al lago mi è capitato di fotografare una famiglia di folaghe con il piccolo pulcino. Non pensavo che un'immagine potesse emozionarmi e darmi sensazioni così piacevoli.
Ivano Spadola
(Cremona)