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Sabato 22 Settembre 2018

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Lettere al Direttore del 18 Marzo

Lettere al Direttore del 18 Marzo

Fusione LGH-A2A
Operazione bocciata. La giunta si dimetta
Egregio direttore,
come volevasi dimostrare l’ennesima testardata di questa amministrazione getta sconforto tra i cittadini che, come al solito, si troveranno a dover pagare l’ennesima scelta assurda di questi pseudo amministratori.
Che un’operazione di quella portata dovesse andare a gara, lo sa anche il più impreparato degli amministratori, addirittura con la partecipazione di aziende europee, ma l’incompetenza e la supponenza di qualcuno ha ridotto una operazione da 113 milioni di euro in un pateracchio. Ora la Lega chiede le dimissioni di questa giunta che con quattro piste ciclabili si è lavata la coscienza.
Pietro Burgazzi
(Segretario della Lega - Cremona)

Figli di un Dio minore
Siria dimenticata. Non c’è più tempo
Gentile direttore,
dalla Siria si leva un grido di dolore, cosa deve succedere ancora perché il mondo si indigni, perché le piazze si riempiano, perché le bandiere della pace sventolino alle finestre, quanti morti ancora, quanti civili innocenti, quanta gente ancora dovrà soffrire per una guerra assurda che sembra non finire mai? Basta per favore, basta. Chi sono i colpevoli, i mandanti, i carnefici di questo conflitto? Il presidente Assad, i ribelli, gli Usa, Putin, la Cina, il Papa, l’Isis, l’Europa, il Signore degli Anelli? Chi uccide chi e perché? Perché non si trova una soluzione, perché non ci si ferma? Perché sulle pagine dei giornali non si fanno titoli a caratteri cubitali tutti i giorni? Perché nelle trasmissioni Rai, nei ‘Pomeriggi 5’, nei telegiornali, alla radio, in tutti media tranne che sul web, non si trovano che notizie marginali, niente servizi dal fronte, niente immagini sconvolgenti, niente proteste arcobaleno, niente sigle politiche o sindacali che alzino la loro voce. Dov’è finita la pietà dell’occidente? Ci stanno chiamando, ci chiedono aiuto, un popolo intero chiede aiuto, bambini che conoscono solo il rumore delle bombe, il terrore delle armi chimiche, la paura di morire. Tutti i giorni, incessantemente, la paura. Si può fare qualcosa per questo popolo? Prima che scompaia intendo, perché non rimane molto tempo, per questi figli di un Dio minore.
Ernesto Gastaldi
(Cremona)

Un’opera del fascismo
La Roma calcio è stata un bel regalo
Caro direttore,
stavolta il fascismo scommetto metterebbe tutti d’accordo: aver fondato nel 1927, in pieno Regime, la squadra di calcio della Roma, è stato un ottimo operare. E tutto grazie ad un certo Italo Foschi, che poteva contare, oltre che sulla sua volontà, su alcuni capitalisti facoltosi e abili a muoversi fra politica e sport.
E poi, a dirla tutta, che stonatura sarebbe se, proprio a Roma, la capitale d’Italia, a rappresentare la serie A, continuasse a rimanere solo la Lazio! Se infine guardiamo, nel relativo stemma, la presenza della lupa capitolina che allatta i due gemelli Romolo e Remo, con gratificazione nazionale veniamo a conoscere, oltre una data della nostra storia, anche un pezzo della nostra mitologia. Evviva la Roma!
Gianfranco Mortoni
(Mantova)

Cottarelli/1
Col budget definito i conti sono a posto
Egregio direttore,
posso raccontarle quello che è successo tra me il segretario del mio partito all’incontro con Carlo Cottarelli? A conferenza finita, Roberto Bonezzi si gira verso di me con una strana luce nello sguardo; ha i pugni chiusi e l’atteggiamento di chi è pronto alla lotta, e mi sussurra: «Adesso intervengo io!». Mi spavento, perché quando Bonezzi attacca, raramente ci sono limiti e misure. Cottarelli mi è simpatico, lo ritengo preparato; semplicemente, nel prendere in mano il microfono, si è solo dimenticato di specificare che, avendo viaggiato in lungo e in largo, nel tornare alla piccola Italia nota con forza i comportamenti tipici dell’italiano medio, individualista e sempre pronto alle scorciatorie; e quindi, il basso ‘capitale sociale’. Cottarelli sta facendo il maestro di scuola, è vero, ma è perché crede che i fondamentali contino più di tutto. E potrebbe aver ragione. Sono convinto che Roberto si appresterà a demolirlo secondo logica, ovvero, che per più di mezz’ora abbiamo sentito uno scolastico riassuntino di quel che è successo in Italia e di quel che sono gli italiani, e nemmeno uno straccio di soluzioni. Se io pensassi male di Cottarelli, sarei brutale: «Caro dottore, quanto avrebbe potuto esattamente risparmiare se, al posto della nostra politica falsa e doppiogiochista, alle spalle avesse avuto il Kgb o la Gestapo?». Oppure «Dottore, non ci racconti la favoletta che se tutti avessero sempre pagato le tasse, oggi il nostro debito pubblico sarebbe zero, perché io ho fatto lo statale per 13 anni e so perfettamente che se il debito pubblico di 2 milioni di miliardi delle vecchie lire avesse avuto il sostegno di contribuenti bravi e zelanti, sarebbe esploso a 10 milioni di miliardi, e non a zero». E simili, e in crescendo, e sempre più cattivo e determinato a distruggere la persona. Bonezzi rinuncia ad intervenire. Quando siamo fuori, però, mi dice: «Bah! Non capisco perché mi hai fermato. Io volevo solo dirgli che la soluzione a tutti i problemi che lui ha elencato è già stata trovata». Cado dalle nuvole: nessuna distruzione! Che dire? Fra l’altro, era esattamente quello che avevo pensato prima della conferenza: ovvero, che se in sede elettorale il popolo può scegliere quale preciso budget dare allo Stato per servizi e stipendi, di problemi non ce ne sono per principio. E che era quindi inutile, per noi di Popolo Sovrano, andare a sentire una conferenza sull’efficienza e moralità nella spesa pubblica, perché se i politici e funzionari non possono più andare a prendere i soldi dove vogliono, la virtù è automatica.
Claudio Bettinelli
(Cremona)

Cottarelli/2
Oggi tutti devono mettere la faccia
Caro direttore,
presso l’oratorio del Boschetto, in un salone stracolmo di persone attente e interessate, c’è stato venerdì sera un incontro con Carlo Cottarelli, che sentivo in diretta per la prima volta. Presenti anche, con l’economista cremonese, il Presidente del Comitato di Quartiere, il sindaco di Cremona, la Presidente di Fondazione Cremona Uliana Garoli.
Argomento centrale le considerazioni di Carlo Cottarelli sul contenuto del suo ultimo libro ‘I sette vizi capitali dell’Italia’, che gli hanno dato modo di mostrare una fotografia della nostra società in chiaroscuro, con problemi di non poco conto, risalenti anche all’inizio della nostra storia unitaria nazionale, leggermente preoccupato, mi è sembrato, di una possibile ripartenza del costo degli interessi bancari.
Vorrei concentrarmi su uno dei vizi capitali, se ricordo bene la scarsa presenza tra gli italiani di ‘capitale sociale’, intendendo la troppo diffusa tendenza a privilegiare soprattutto il proprio interesse senza tenere conto di quello degli altri. Con ricadute non certo positive nei rapporti interpersonali in prima battuta e nelle scelte quando si decide a livello generale.
Urgenza quindi che in proposito ci sia un comportamento diverso, partendo dalla scuola e dalla famiglia, seminando oggi per raccogliere domani. Questo mi sembra di avere colto nel dire del relatore principale, condiviso negli interventi del sindaco di Cremona, della dottoressa Garoli e di alcuni dei presenti.
Ma, in cauda venenum, vorrei chiedere al dottor Cottarelli, considerata la sua esperienza e la conoscenza diretta dell’ambiente politico-parlamentare: non crede che in vista di formare il nuovo Governo a prevalere debbano essere gli interessi dell’Italia e la faccia ce la possano mettere tutte o quasi tutte le forze politiche?
Alessandro Bertoni
(Pieve d’Olmi)

Dieci volte dieci
I comandamenti di una donna
Signor direttore,
per fortuna quando Dio dettò a Mosè i 10 Comandamenti che l’uomo doveva seguire per rispettare la sua legge non si consultò prima con una donna, perché altrimenti sarebbero stati dieci volte dieci, riservandosi eventuali aggiornamenti lungo il percorso del tempo concesso all’umanità per sopravvivere.
Pietro Ferrari
(Cremona)