il network

Mercoledì 13 Dicembre 2017

Altre notizie da questa sezione

Blog


15 novembre

Le statistiche, anche in sanità, vanno lette con attenzione

Le statistiche, anche in sanità, vanno lette con attenzione

Ma allora, chi dice la verità? Forse solo i bambini, gli ubriachi ed i vestiti attillati (ma solo qualche volta).
Il resto sembra costruito sulla bugia, tanto più creduta quanto più assurda. Esistono però tanti tipi di bugia, da quelle (meravigliose) della finzione narrativa a quelle (necessarie) del coniuge che nega anche l’evidenza, da quelle (remunerative) della pubblicità a quelle (colossali) dei politici. Per fare un po’ d’ordine in tutta questa confusione, qualcuno ha approfondito il problema ed è arrivato alla conclusione che le bugie si possono classificare in almeno tre categorie: le bugie normali, le balle spaziali, la statistica. Quest’ultima in particolare è veramente roba esplosiva e da maneggiare con cura, visto che, quando io mangio un pollo e tu muori di fame, la statistica ti impone di non protestare. In fondo abbiamo mangiato -in media- mezzo pollo a testa. La stessa storia di quando aumenta l’aspettativa di vita e ti spostano sempre più in avanti l’età pensionabile. Se poi neppure di vera statistica si tratta, bensì di dati grezzi buttati lì senza spiegazioni, si fa veramente fatica a comprenderne il senso: verità, bugie o cosa?
Il riferimento è a quanto pubblicato recentemente dalla Provincia a proposito del fatto (?) che a Crema si muore di più per tumore alla mammella, mentre a Mantova si morirebbe di meno per la stessa malattia. In mezzo c’è Cremona, dove magari si muore il giusto. I dati ufficiali raccontano che nell’Italia del nord muoiono per tumore della mammella poco meno di 25 donne ogni 100.000 (anche i maschi muoiono, ma molto, molto meno). Nel 2016, secondo i dati riportati dalla Provincia, le morti cremasche attribuite al tumore al seno sono state assai più numerose (teoricamente quasi 30 ogni 100.000): c’è da preoccuparsi? Sì, se la realtà è quella descritta dai numeri, no, se questi numeri non sono correttamente analizzati. Invece a Cremona, dove i tortelli saranno anche meno buoni di quelli cremaschi, sembra che si muoia di meno rispetto a Crema. Anche questo è fonte di grande soddisfazione per la comunità cremonese. Mantova è invece un discorso a parte: bisogna riconoscere che per morire di tumore della mammella nella città di Virgilio bisogna proprio impegnarsi a fondo. La bassissima mortalità per tumore al seno le fa vincere il premio europeo (forse mondiale) della città dove si muore di meno per questa patologia. Sembrerebbe dunque tutto chiaro: a Crema si muore assai, a Cremona così così, a Mantova praticamente non si muore.
In realtà queste conclusioni sono basate su dati molto, molto incompleti: manca il confronto con gli anni precedenti, non si comprende se parliamo solo di donne oppure di maschi e femmine, non viene dichiarata la fonte dei dati presentati, non sappiamo l’incidenza della malattia nei vari territori, non è noto se si tratta di morti giovani oppure anziane... In altre parole, sia le giuste preoccupazioni sollevate da alcuni cittadini cremaschi, sia la soddisfazione dei mantovani e dei cremonesi sembrano quanto meno premature e soprattutto, in assenza di dati rigorosi, non giustificate.
Di fatto, e al di là delle facili ironie, l’analisi statistica rappresenta un potente e forse unico strumento di analisi oggettiva. In questo però caso la statistica manca del tutto e le informazioni disponibili sembrano servire solo ad allarmare inutilmente i cittadini ed a mettere in cattiva luce la sanità pubblica del territorio. Non va bene. Fa malinconia vedere come, invece di far riferimento a metodologie precise, si disponga di informazioni approssimative, quasi piegate al chiacchiericcio quotidiano. D’altro canto perché stupirci? Pur senza arrivare alla bugia, pare che Italia sia difficile arrivare alla verità: parafrasando Ennio Flaiano, la linea più breve tra due punti è l’arabesco.
Pietro Cavalli
(medico)