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Mercoledì 13 Dicembre 2017

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CREMA

Troppi videogiochi, il tribunale dei minori vuole allontanarlo dalla madre

Appello del ragazzo: 'Ho venduto la Play Station, non toglietemi dalla mamma'

Troppi videogiochi, il tribunale dei minori vuole allontanarlo dalla madre

«Conferma l’affido del minore ai servizi sociali competenti affinché lo collochino immediatamente in idonea comunità residenziale. Incarica la neuropsichiatria infantile di proseguire la presa in carico del minore». E’ quanto si legge nel decreto del tribunale dei minorenni di Brescia, che si inserisce in una complessa vicenda famigliare. Il quindicenne in questione, come si legge, «versa in uno stato di forte dipendenza dai videogiochi con conseguente disinvestimento e distacco dalla realtà circostante, (…) senza alcun tipo di controllo e protezione da parte della madre, inadempienza scolastica ed isolamento sociale».

Minore che presa carta e penna ha scritto al giudice, chiedendogli di rivedere la decisione e comunicandogli di aver venduto la Play Station. In poche parole il ragazzino sarebbe stato dipendente dai videogiochi e per questo avrebbe trascurato anche i doveri scolastici.

La madre, come si legge nel decreto, dal canto suo «denota una sostanziale inadeguatezza rispetto al ruolo genitoriale». Di qui la decisione del tribunale, non ancora attuata.

Sulla vicenda prende posizione il ‘Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus’ che tra altre cose mette sotto accusa i Servizi sociali di Crema, rei, a loro dire, di voler dare attuazione a quanto previsto nel decreto senza attendere l’esito del ricorso presentato dalla madre del quindicenne. «Il tribunale non ascolta la supplica del ragazzo, in violazione alla Convenzione di New York sui diritti del Fanciullo ratificata dal Parlamento italiano, e non ascolta nemmeno la richiesta dei nonni, disponibili ad accogliere il nipote per aiutarlo a superare la sua temporanea difficoltà. Questo decreto mette in luce tutte le criticità dell’attuale sistema di tutela minorile — sostiene Sonia Manenti del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus -. L’imposizione coatta sembra prevalere sul buon senso».

17 Novembre 2017