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Mercoledì 19 Settembre 2018

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OFFANENGO. IL CASO CHROMAVIS

Il tecnico del Comune è anche il suo progettista

La nuova sede dell’azienda di cosmesi sarà in paese, Rifondazione Comunista: «E’ incompatibile». Il sindaco Rossoni: «Tutto in regola»

Il tecnico del Comune è anche il suo progettista

OFFANENGO - Il caso è scoppiato attraverso la segnalazione fatta dall’esponente di Rifondazione Comunista Beppe Bettenzoli. Il progettista della nuova sede centrale della Chromavis, che avrà ubicazione a Offanengo, è anche al lavoro nello stesso Comune in qualità di responsabile dell’area tecnica: l’architetto Ercole Barbati. «Se non si tratta di un caso di omonimia — ha scritto Bettenzoli —, ci troveremmo in una chiara situazione di incompatibilità, ciò in ossequio ai principi di correttezza che devono caratterizzare lo svolgimento dell’attività professionale, ai sensi delle norme di deontologia.
Tanto più che, nell’eventualità che l’architetto Ercole Barbati fosse lo stesso con incarico nel comune, si accumulerebbe nella stessa persona la funzione di controllore (tecnico comunale) e di controllato (professionista autore del progetto), si potrebbe ipotizzare la fattispecie di interesse privato in atti d'ufficio, reato penalmente perseguibile».

Il sindaco Gianni Rossoni ha confermato che ‘quell’architetto’ è anche il progettista a cui l’azienda di cosmesi Chromavis ha affidato la progettazione della nuova sede, cosa che il professionista non ha mai nascosto. «Quando è riuscito a ottenere l’incarico al termine della gara indetta dalla Chromavis con altri studi di professionisti, l’architetto Barbati l’ha comunicato ufficialmente con lettera datata 22 luglio 2017 e protocollata. Ho subito interessato la segreteria del Comune». Il risultato è lo scritto redatto dal segretario comunale Gian Antonio Oleotti, che ha firmato il documento come responsabile per la prevenzione della corruzione. Lettera, protocollata, datata 4 agosto 2017 e indirizzata all’architetto Barbati. Si legge nella conclusione: «Con il presente la invito, obbligatoriamente, ad astenersi dal partecipare all’adozione di qualsiasi decisione riconducibile all’attività progettuale che le è stata conferita e che troverà, necessariamente, la sua conclusione amministrativa nell’iter procedimentale di questo ente».

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07 Luglio 2018