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Martedì 20 Novembre 2018

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TROPPA PLAYSTATION

Tolto alla mamma, il ragazzino affidato a una comunità

Gli agenti hanno dato esecuzione all’ordinanza del tribunale dei minori di Brescia. Il 15enne prelevato mentre giocava

Tolto alla mamma, il ragazzino affidato a una comunità

Svolta nella vicenda del minore affetto da una grave dipendenza dai videogiochi. Gli agenti del commissariato, da mesi impegnati a monitorare questa delicata situazione, venerdì scorso hanno affidato il ragazzo ad una comunità di tutela.

La complessa vicenda va avanti da diversi anni e riguarda una famiglia da tempo seguita dai servizi sociali: genitori separati, mamma con problemi di droga e giudiziari, figlia scappata di casa col fidanzato e in passato, a sua volta, affidata ad una comunità. In mezzo a questa delicata situazione emergeva la preoccupante condizione del figlio, ora quindicenne, con difficoltà nell’apprendimento, schiavo della playstation e pertanto vittima di una dipendenza da videogiochi da cui non riesce a liberarsi. Il gioco ossessivo costituisce per il ragazzo un mezzo di fuga dalla realtà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

10 Luglio 2018

Commenti all'articolo

  • sergio

    2018/07/12 - 09:09

    il problema non è il degrado, infatti anche i bambini Rom sono seguiti dai servizi sociali, e a volte vengono tolti ai genitori. Il problema è affettivo. E di salute.

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  • marco

    2018/07/11 - 14:02

    Ok, ma i bambini dei rom che vivono nel degrado assoluto non li tocca nessuno . Le ragazze partoriscono a 16 anni con matrimoni combinati e quelli non si toccano ....... la legge deve essere uguale per tutti !

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  • Alessandro

    2018/07/11 - 11:11

    Mah sopratutto il padre dove caspita è?

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  • sergio

    2018/07/11 - 09:09

    Basterebbe convincersi tutti che la dipendenza da videogiochi (sempre più coinvolgenti anche emotivamente) è una droga esattamente come eroina, cocaina, marijuana, alcool, ecc. Crea gli stessi disagi familiari, inibisce l'uso dei neuroni di chi gioca, gli peggiora l'umore nelle ore successive all'assunzione (è sempre una "ciucca" che prende male, per capirsi), quindi togliere il minore alla madre, che evidentemente non è in grado di occuparsene e non c'è modo di aiutarla tramite assistenza domiciliare, è un tentativo di salvare il figlio. Nel frattempo una forma di assistenza sociale alla madre potrebbe essere di aiuto quando il quindicenne tornerà.

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