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Lunedì 10 Dicembre 2018

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MADIGNANO-NIAMEY

Padre Maccalli, un confratello: "Temiamo lungo sequestro"

La preoccupazione di padre Mauro Armanino, missionario della Società delle Missioni Africane in Niger. Ancora nessuna richiesta riscatto

Padre Maccalli, un confratello: "Temiamo lungo sequestro"

Il missionario cremasco Pierluigi Maccalli

MADIGNANO - Non sarebbe ancora arrivata nessuna richiesta di riscatto per il rapimento di padre Pierluigi Maccalli, missionario cremasco, in Niger a 125 chilometri dalla capitale Niamey. Nel frattempo cresce inevitabilmente la preoccupazione da parte dei confratelli di padre Pierluigi: «È stato un attacco ben mirato e rapido. I rapitori conoscevano i movimenti di padre Pierluigi e avevano scelto lui come vittima». E' il racconto ad Aiuto alla Chiesa che Soffre di padre Mauro Armanino, missionario della Società delle Missioni Africane in Niger. Un attacco ben pianificato avvenuto in pochi minuti, come ha riferito padre John, confratello indiano che vive nella stessa missione di Maccalli. «Ieri sera John è giunto visibilmente traumatizzato qui nella nostra casa regionale a Niamey - riferisce padre Armanino ad Acs -. Lui si trovava in un’altra piccola abitazione a pochi metri da quella di padre Pierluigi e ha raccontato che i rapitori hanno semplicemente bussato alla porta, sequestrato il sacerdote e poi sono andati via sparando dei colpi in aria. Da come sono andati i fatti è chiaro che l’obiettivo fosse il sacerdote occidentale, altrimenti non avrebbero lasciato il suo confratello indiano». Tra l’altro padre Maccalli era rientrato appena da un periodo di riposo in Italia. Secondo padre Armanino, tra i vari motivi legati al sequestro - oltre ad una probabile richiesta di riscatto che ancora non è giunta e alla ricerca dell’attenzione massmediatica internazionale - vi è l’intento di spaventare le comunità cristiane in una delle pochissime aree del Niger in cui il Cristianesimo è la fede di maggioranza.

Padre Maccalli sarebbe ancora in Niger, ma il timore è che i sequestratori possano raggiungere il Mali dove hanno maggiori appoggi. «Quella che ha rapito Pierluigi è una piccola cellula. Ma se riuscissero ad arrivare in Mali la situazione si aggraverebbe per il nostro confratello». Lì infatti vi sono molti altri membri della comunità fulani che fornirebbero aiuti ai rapitori. «Proprio in Mali è tata rapita nel febbraio 2017 la religiosa colombiana Gloria Cecilia Narvaez Argoti, che si trova tutt'oggi in cattività. E noi temiamo che anche il sequestro di padre Pierluigi possa protrarsi a lungo».

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19 Settembre 2018