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Lunedì 22 Aprile 2019

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STUDENTI RAPITI

Sy resta in carcere, il gip: 'Ha finto di essere pazzo'

Secondo il giudice si configura l'ipotesi di strage con finalità di terrorismo e 'ha appiccato il fuoco quando c'erano ancora bambini sul pullman'. Confermata la presenza della pistola

Sy resta in carcere, il gip: 'Ha finto di essere malato di mente'

MILANO - Deve restare in carcere Ousseynou Sy, l’autista che mercoledì 20 marzo ha sequestrato un bus con 51 bambini e gli ha dato fuoco. Lo ha deciso il gip di Milano Tommaso Perna che ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare. 

HA FINTO MALDESTRAMENTE DI ESSERE PAZZO
Facendo riferimento a «voci» di «bambini morti in mare» che l’avrebbero spinto all’azione, nell’interrogatorio di convalida dell’arresto, Sy, ha fornito «una posticcia e maldestra opera di rivisitazione della realtà» al fine «di poter contare sui benefici conseguenti ad una eventuale, ed improbabile, dichiarazione di incapacità di intendere e di volere». Scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'azione del 47enne, ha stabilito ancora Perona configura il reato di strage aggravata dalla finalità terroristica. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere vengono confermati anche gli altri reati di sequestro di persona, resistenza e incendio contestati dal capo del pool dell’antiterrorismo milanese Alberto Nobili e dal pm Luca Poniz.

L'INCENDIO INNESCATO DA SY CON I BAMBINI ANCORA SUL BUS
Perlomeno «in chiave indiziaria» la circostanza che Ousseynou Sy, «abbia riportato delle ustioni alla mano sinistra, depone nel senso che sia stato proprio lui ad innescare l’incendio adoperando l’accendigas e subendo, come spesso accade in questi casi, una fiammata di ritorno dovuta alla saturazione dell’ambiente di benzina». Si legge sempre nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Tommaso Perna. Inoltre, secondo il gip, «l'incendio è divampato» quando «ancora non tutti i passeggeri erano riusciti a scappare». Allo stesso modo, il giudice mette in luce nel provvedimento il fatto che gli alunni e gli insegnanti sono riusciti a salvarsi anche per «una certa trascuratezza del piano programmato» dall’uomo. Lui che, però, ha «evocato immagini di una violenza inaudita, di fatto minacciando di dare alle fiamme la scolaresca imprigionata all’interno del pullman, con i polsi legati». Un fatto che, comunque, «non si è verificato» per la presenza «di spirito di alcuni studenti, i quali sono riusciti a evocare i soccorsi». E per la lucidità «di alcuni insegnanti, che sono riusciti a non ottemperare integralmente agli ordini impartiti dal conducente, e delle forze dell’ordine, che sono intervenute tempestivamente, bloccando abilmente la corsa del pullman e facendo uscire i passeggeri», mentre lui «innescava l’incendio». Per Sy il «programmato epilogo» della folle corsa doveva essere arrivare a Linate e prendere un aereo, ma «i difetti di programmazione dell’azione», scrive il gip, «lungi dall’essere premeditata, come egli vorrebbe far credere al fine di dimostrare che non era sua intenzione mettere realmente in pericolo i passeggeri», sono dipesi «dalla sua incapacità di gestire abilmente una vicenda complessa come quella in cui si era cacciato».

PROVATO CHE AVESSE UNA PISTOLA
È «provato» scrive sempre Perna nell'ordinanza, che Sy avesse con sé, oltre che un coltello, anche una «pistola». Il giudice richiama sul punto le testimonianze, come quella di un insegnante che ha raccontato che il 47enne alzò «la sua maglietta mostrando una pistola inserita all’interno dei pantaloni ed in mano una lama, di circa 10 cm». 

IL CORAGGIO DEI BAMBINI HA EVITATO IL PEGGIO
«Ha reagito ad un male che egli ritiene ingiusto per il suo popolo, con una sorta di rappresaglia verso un altro popolo, se di più popoli si può parlare in questa indistinta umanità di cui tutti facciamo parte - scrive il giudice - non si è pentito dell’azione»
confondendo «la liceità del fine ideologico prefigurato (salvare delle vite) con i mezzi adoperati per lo scopo (che hanno invece
messo a repentaglio altre vite)» ed è «rimasto totalmente indifferente rispetto ai rischi mortali ai quali ha esposto una moltitudine di individui», tra i quali «donne e minori da lui indistintamente adoperati come scudo umanitario». E se non ci
sono state «conseguenze» peggiori, continua il gip, è solo per il «coraggio» di alunni e insegnanti e dei carabinieri.

LO SCOPO ERA DI CONDIZIONARE IL GOVERNO
Lo «scopo sotteso all’azione» di Sy, si legge «era quello di costringere, o comunque condizionare, le politiche migratorie attualmente adottate dal Governo in carica». Il suo «intento» era «quello di compiere un’azione dimostrativa sull'onta dell’ira» in lui generata, come ha riferito, «dall’episodio del mancato sbarco di 49 persone», ossia la vicenda della nave Mare Jonio. Per il giudice è «del tutto inverosimile» la versione «offerta dall’indagato secondo cui non era sua intenzione quella di mettere in pericolo la vita degli ostaggi, dovendosi invece ritenere che soltanto per una combinazione di fattori indipendenti dalla sua volontà non si sono verificate conseguenze ben più gravi». La potenzialità offensiva della sua azione, si legge, era «elevatissima e concretamente idonea a raggiungere lo scopo terroristico prefissato». Se fosse stata portata a compimento, «l'azione avrebbe senza dubbio alcuno gravemente intimidito la popolazione e avrebbe, con ogni probabilità, condizionato i pubblici poteri in relazione alle politiche in materia di accoglimento degli stranieri».  Dato che «l'azione è stata condotta
verso una scolaresca composta da ben 51 studenti, oltre dei loro insegnanti, deve altresì ritenersi che l’effetto intimidatorio
nei confronti della popolazione, colpita nella sua primaria essenza vitale, ovvero i suoi figli, sia stato massimo». 

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23 Marzo 2019