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Lunedì 20 Maggio 2019

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Rapina alla sala slot, messa in scena dei gestori

Gli investigatori del commissariato hanno risolto il caso in pochi giorni mettendo alle strette la donna che da inizio gennaio gestiva la sala

Il frame della videosorveglianza in cui si vede la ragazza cinese che armeggia col cellulare prima di chiudere il locale

Una messa in scena, che faceva acqua da tutte le parti. La rapina alla sala slot di via Mazzini, avvenuta nella notte tra lunedì e martedì scorsi, è stata architettata dalla cinese 26enne che da inizio anno gennaio gestisce il locale, e dal marito 30enne, con l'aiuto di due complici che devono ancora essere identificati. La donna aveva denunciato che ad agire erano state tre persone a volto coperto, ma le indagini del commissariato hanno portato alla piena confessione della ragazza, avvenuta sabato mattina in via Macallè alal presenza del legale della cinese. "Il motivo di questa messa in scena - ha spiegato oggi in conferenza stampa il vice questore Daniel Segre - è stato il tentativo di recuperare denaro contante per coprire alcuni debiti. Già dai primi giorni di lavoro la donna si era resa conto, insieme al marito, di non avere sufficienti incassi per coprire le spese e probabilmente aveva già debiti pregressi. Di conseguenza hanno pensato di intascarsi il contenuto delle tredici macchinette, tante sono state le slot svuotate, in totale non più di 12mila euro". A tradire i due sono state diverse incongruenze: "Innanzitutto la dinamica eccessivamente cruenta, seppur senza spargimento di sangue, della rapina - ha proseguito Segre -: in casi come questi, quando cioè malviventi puntano a saccheggiare locali con video poker e slot machines, difficilmente chi gestisce la sala viene legato e tenuto in ostaggio per ore, come ci aveva raccontato la ragazza. Di solito la rapina si esaurisce in pochi minuti". Fondamentali le riprese delle videocamere di sorveglianza. "Registrazioni parziali - ha continuato il vice questore -, in quanto i fili delle telecamere erano stati tagliati, ma sufficienti. In un frame si vede chiaramente la ragazza che prima di uscire dal locale e inserire l'allarme, invia degli sms, proprio per avvisare i complici che è il momento di intervenire. Nel suo racconto, infatti, i tre l'avevano aggredita fuori dalla sala. La donna aveva anche testimoniato di essere stata malmenata, ma in una registrazione si nota che uno dei tre rapinatori le dà un calcio quasi amichevole, per nulla violento. Infine, in un frame si intravedono gli occhi a mandorla di uno dei tre. Se una cinese viene rapinata da connazionali, la prima cosa di cui dovrebbe accorgersi, semplicemente sentendoli parlare, è che i malviventi sono originari del suo stesso Paese. Invece non ci aveva detto nulla". Mentre l'identità dei due complici è ancora oscura, il marito è stato identificato anche per la sua camminata particolare. "L'abbiamo notata nei video - ha proseguito Segre -: quando è arrivato in commissariato si muoveva nello stesso modo". Tutti questi elementi hanno consentito alla polizia di mettere sotto torchio i due che non hanno potuto far altro che ammettere la messa in scena. Sono accusati di simulazione di reato e procurato allarme.

20 Gennaio 2014