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CREMA
Sono praticamente terminate anche le più flebili speranze che il palazzo di giustizia di Crema riapra i suoi uffici: la Corte Costituzionale ha infatti respinto la proposta presentata da alcuni consigli regionali (Piemonte, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Campania, Basilicata, Abruzzo, Liguria e Calabria) di referendum per abrogare la norma che ha ridisegnato la geografia della giustizia in Italia e che ha portato al trasferimento degli uffici giudiziari di Crema nel tribunale di Cremona.
Le speranze si erano riaccese due mesi fa, dopo il disco verde ricevuto dalla Cassazione sulla regolarità formale delle delibere con le quali i nove consigli regionali hanno chiesto di sottoporre al giudizio popolare la riforma, ma adesso per il referendum è arrivato lo stop.
Si tratta della prima volta, a dimostrazione dell’importanza della richiesta, nella storia repubblicana che i consigli regionali si sono fatti promotori di un referendum abrogativo, nella convinzione che questa riforma, voluta dal governo Monti e portata avanti dall’esecutivo Letta, più che efficienza e risparmi, produca disservizi e penalizzi i cittadini.
Ora non resta che attendere i motivi della decisione della Consulta: i consigli regionali hanno annunciato l’intenzione di rivolgersi alla Corte di Giustizia d’Europa.
15 Gennaio 2014
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