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Martedì 23 Aprile 2019

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OFFANENGO

'Mi diede del mafioso', Rossoni vuole le scuse scritte di Corlazzoli

Oggi l'udienza in tribunale a Cremona, l'ex vicepresidente regionale aveva querelato quattro anni fa l'ex assessore della giunta Bonaldi

Gianni Rossoni e Alex Corlazzoli protagonisti del duello in tribunale
OFFANENGO — "Non voglio denaro, ma una lettera di scuse". E' la richiesta presentata oggi in tirbunale a Cremona dall'ex vicepresidente regionale Gianni Rossoni, il quale, quattro anni fa, in piena campagna elettorale per le regionali, aveva querelato Alex Corlazzoli, l'ex assessore della giunta Bonaldi, dimessosi nel 2012, dopo la lettera del ‘corvo’ che lo accusò di essere uno stalker. Se Corlazzoli reciterà il "mea culpa'" potrebbe chiudersi il caso con una remissione di querela: per l'accusa, Corlazzoli diffamò Rossoni con la realizzazione e la diffusione di un volantino: 28 righe in tutto e il timbro di Sinistra ecologia libertà. Titolo: "Mister 455.000 euro". Incipit: "Bisogna daghel a Rusù al voto". Chiosa: "Togliamo la coppola al suo passaggio. E baciamo le mani". Con quella frase che allude "a un presunto comportamento mafioso", Corlazzoli è finito sul banco degli imputati per aver offeso la reputazione di Rossoni, che nel volantino non è mai citato per cognome. Si parla di 'Gianni', "facilmente identificabile", è scritto nel capo di imputazione. Oggi, davanti al giudice Christian Colombo, si è scritta una nuova puntata finita con un rinvio all’udienza al 30 giugno, perché pendono le trattative mirate a trovare un accordo per chiudere la partita politico-giudiziaria. Di qua Corlazzoli, difeso dall’avvocato Umberto Ambrosoli, un anno fa sconfitto dal leghista Maroni nella corsa alla presidenza della Regione Lombardia (il leader del Carroccio si affermò con il 42,8 per cento di voti, Ambrosoli si fermò al 38,2 per cento). Di là Rossoni, passato al Nuovo centro destra, rappresentato dall’avvocato Angelo Branchi.

17 Febbraio 2014