il network

Domenica 19 Maggio 2019

Altre notizie da questa sezione

in corso:


CREMA

Utero in affitto, 'noi truffati dalla clinica di Kiev'

In aula il padre accusato di avere alterato lo stato civile del bimbo

Utero in affitto, 'noi truffati dalla clinica di Kiev'

CREMONA - A settembre compirà tre anni il bambino che da un anno e mezzo il tribunale per i minori di Brescia ha tolto a una coppia di Crema, dandolo in affido dopo il risultato dell'esame del dna che ha svelato come il seme non sia quello del presunto padre naturale.

Il papà sapeva che quel bambino non era frutto del suo seme o, come giura, lui e sua moglie sono vittime di una truffa, di uno scambio di provette avvenuto nella clinica di Kiev? E' attorno a questo quesito che ruota il processo in corso a Cremona nei confronti di una coppia di Crema accusata di aver alterato lo stato civile del neonato cresciuto nell'utero in affitto di una giovane ucraina. «I miei assistiti sono stati truffati, ma non hanno intenzione di far causa in Ucraina per riavere i soldi. A loro interessa riavere il figlio», ha detto martedì 29 aprile, alla seconda udienza davanti al tribunale di Cremona, l'avvocato Cecilia Rizzica.

Il padre, messo sotto accusa dal pm Francesco Messina, ha spiegato per circa un'ora le sue ragioni al presidente del collegio, Pierpaolo Beluzzi, e ai giudici Christian Colombo e Giulio Borella. Desiderando un figlio, marito e moglie di Crema avevano preso contatti con la società Ltd Biotexcom Center, in Ucraina. In questi casi si stipula un contratto con la 'mamma surrogata', si stabiliscono i dettagli, si pattuisce il pagamento del servizio. L'uomo ha fatto verbalizzare di aver dato seimila euro di anticipo, trentamila in tutto e di aver compiuto con la moglie tre viaggi a Kiev. Al termine della procedura, così come prevede la legge ucraina, il neonato è stato considerato figlio della coppia contraente, anche se nel caso dei genitori cremonesi, solo l'uomo era, almeno così si pensava, il padre naturale, ed in conformità a ciò era stato rilasciato dalle autorità ucraine il relativo certificato di nascita. Tutto è filato liscio fino a quando qualcuno all'ufficio anagrafe ha detto che quel bambino non era nato da un utero in affitto. Perciò è partita la segnalazione alla procura. Il processo è aggiornato ad ottobre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

30 Aprile 2014