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Domenica 17 Febbraio 2019

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CREMA

Luca, fra Mit e sogni olimpici

E' l'unico italiano ammesso alla prestigiosa università Usa

Luca, fra Mit e sogni olimpici

Luca Cacopardo in redazione

CREMA - La vita normale di un ragazzo eccezionale, o comunque, sicuramente fuori dal comune. Luca Cacopardo ha 19 anni, fresco di maturità e fin qui, uno dei tanti che a scuola va benissimo. Però è l’unico italiano che è stato ammesso al Mit, il prestigioso Massachusetts Institute of Technology, una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge. Tanto per rendere l’idea solo il 3% degli stranieri che ha fatto domanda è stato ammesso: 150 su 10.000 circa. Ok è un genio, che studierà ingegneria aerospaziale e diventerà uno dei tanti cervelli italici prestati al mondo. Ma non basta.

Per non farsi mancare nulla recentemente ha partecipato ai campionati mondiali under 21 di Eugene negli Stati Uniti, conquistando l’undicesimo posto assoluto nei 400 metri ostacoli con il tempo di 51.90. Ha un sogno nel cassetto che proprio l’occasione del Mit potrebbe realizzare: «Il mio record personale — dice — è di 51,29 e per poter partecipare alle Olimpiadi bisogna scendere a 48,80. Certo non è poco, però...».

Per descriverlo occorre pescare a piene mani dagli stereotipi di genere: faccia fresca e da bravo ragazzo, sguardo intelligente, sorriso timido quando deve parlare di sè. Molto concreto, però e con una visione ben precisa del suo futuro: «Prima di tutto viene lo studio, certo l’atletica è un’occasione e le strutture che ci sono nelle università degli Stati Uniti non sono paragonabili a quelle italiane. Mi alleno a Treviglio con Paolo Brambilla, a Crema non c’è una pista, e se piove devo stare in palestra, là hanno strutture al coperto anche per gli studenti e per i giovani atleti».

Poco tempo per la vita privata, fra studio e allenamenti, quattro volte alla settimana. Dell’esperienza dei mondiali in Colorado, ha bellissimi ricordi: «Eravamo ragazzi provenienti da 175 nazioni diverse e vivevamo parecchio insieme nel campus e spesso venivano organizzate dopo gli allenamenti e le gare tante iniziative di aggregazione. Ma la cosa che mi è piaciuta di più è essere insieme ai campioni del futuro, giovani che ho visto gareggiare, un domani potrebbero vincere un’Olimpiade o un mondiale».

La vita al Mit non sarà una villeggiatura. «E’ un’esperienza elettrizzante, ma le strutture sono molto spartane: camerate con i bagni comuni, regole rigide, ma io ovviamente sono contento. Come detto posso abbinare le ambizioni scolastiche e professionali con la possibilità di allenarmi e migliorarmi ancora». Non ha la ragazza e andarsene da Crema gli dispiace soprattutto per gli amici e la famiglia. Ma il dado è tratto e la sua vita in larga parte si svolgerà oltreoceano. E fra qualche anno magari scopriremo se nel 2001 aveva visto lontano Gaetano Silvestro, un discreto passato nell’atletica: lo vide correre lungo una spiaggia siciliana e disse al ragazzino e alla famiglia, che aveva la stoffa del campione, che avrebbe dovuto coltivare la dote naturale. Un giorno, chissà potremmo vederlo in mondovisione, mentre si diffonde l’inno di Mameli, s’alza il Tricolore, con una medaglia d’oro al collo...

31 Luglio 2014