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Crema. Dal carcere di Cremona, dove è rinchiuso dopo la condanna all'ergastolo per duplice omicidio, scrive a 'La Provincia'

Maurizio Iori: 'La mia verità'

Lo sfogo del medico: "Non hanno creduto al suicidio di Claudia e m’hanno rubato in un attimo tutta la vita"

Nella foto d'archivio al centro Maurizio Iori, tra i suoi avvocati difensori Marco Giusto e Cesare Gualazzini
CREMONA - Maurizio Iori scrive dal carcere al quotidiano 'La Provincia'. Una lettera in cui professa la propria innocenza e racconta la sua verità, in attesa che venga depositata la motivazione della sentenza con cui il 18 gennaio scorso è stato condannato all’ergastolo per duplice omicidio. Ieri, Pio Massa, presidente della corte d’assise, ha chiesto una proroga di 90 giorni. L'oculista cremasco è in cella con l’accusa di aver ucciso l’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e sua figlia Livia, di 2 anni, il 20 luglio del 2011 nella casa di via Dogali a Crema. 
Questo il testo della lettera di Iori:
"Egregio direttore,
mi chiamo Maurizio Iori, sono sposato, 4 figli, facevo il medico oculista. Il 14/10/2011 un fulmine a ciel sereno mi colpì mentre mi trovavo a casa con mia mogliee i nostri piccoli: irruzione di 10 poliziotti, arrestato, condotto in carcere con l’orribile accusa di duplice omicidio. In pratica, il suicidio di una madre che ha trascinato con sè un angioletto di 2 anni, un gesto sciagurato che ha portato via la mia piccola stella splendente, la sorellina legalmente riconosciuta degli altri miei figli, è stato, da qualcuno, ritenuto poco probabile. In base a questa idea, dopo tre mesi, un pool di inquirenti sempre più folle ed infervorato ha ritenuto opportuno arrestarmi, rubandomi in un attimo tutta la mia vita, prima ancora di iniziare i rilievi scientifici del caso. Dopo molti mesi (ed io ero in carcere ad aspettare) sono arrivati i risultati degli esami autoptici, tossicologici, del Dna: tutto mi scagionava. Alla fine sono rimasto un anno intero rinchiuso, in attesa che la Pubblica Accusa ricercasse le prove a sostegno delle sue ipotesi, prove che non sono mai state trovate. Dopo 16 mesi il processo, con inaudita sentenza di condanna: un verdetto totalmente inatteso e ingiusto, senza alcuna prova della mia responsabilità, viceversa con prove inoppugnabili a suffragio della mia innocenza. Non voglio angustiarla descrivendo il disastro di una vita totalmente distrutta, un baratro in cui sono stati trascinati tutti i miei affetti, la mia famiglia straziata, i bambini, i miei tanti affezionati amici e pazienti. Ho brevemente raccontato la mia storia recente poiché, dopo 17 mesi di silenzio, in attesa di una ‘Giustizia’ di cui avevo fiducia (e mi sbagliavo di grosso), mi sono reso conto di avere subìto una condanna a causa del ‘tritacarne mediatico’ in cui sono stato gettato (...). Accusatori e giudicanti assieme, apparentemente amici! Ora mi sono svegliato. Ho fatto aprire un profilo Facebook da mia moglie; io le scrivo via lettera i miei messaggi e lei li inserisce in ‘posta’ in bacheca. Il profilo si chiama ‘Maurizio Iori’. Piace poiché questa è la mia voce, la mia ‘campana’, non mediata né interpretata. È esattamente ciò che scrivo e penso (...). Il profilo è attivo da alcune settimane e funziona: tanti amici, tantissimi commenti positivi. Forse il mondo reale mi vuole ancora bene, forse le persone avevano bisogno di informazione e spiegazioni anche da parte mia. Fra non molto esisterà anche un link tra il profilo ed il sito ‘il caso Iori’, ove si potranno trovare tutti gli atti processuali, in modo che chiunque sia interessato possa rendersi conto di come stanno realmente le cose, basandosi sui fatti, su prove, non su ipotesi fantasiose. È ora di finirla con i processi indiziari, con condanne sulla base di idee e sensazioni personali; il giudice non è un Dio in terra, la sua opinione non deve avere potere di vita o di morte sul destino del prossimo, egli deve solo applicare la legge sulla base dei fatti provati. La Santa Inquisizione è finita da un pezzo. Sarei onorato di poterla annoverare tra gli ‘amici’ del mio profilo Facebook. Mi farebbe anche molto piacere se potesse pubblicare sul periodico da lei diretto una qualsiasi parte del materiale che, letto sul mio profilo Facebook, dovesse ritenere interessante". 
Maurizio Iori

17 Aprile 2013

Commenti all'articolo

  • germana

    2013/04/17 - 11:11

    Ma la verità é una sola...

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