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Domenica 18 Novembre 2018

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LA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA DELL'OMICIDIO DI VIA DOGALI

Iori 'imperturbabile di fronte all'agonia' della figlia

Iori 'imperturbabile di fronte all'agonia' della figlia

Iori durante un'udienza seduto tra i suoli legali

Massa: 'Maurizio Iori non solo ha perfidamente ingannato persone che gli volevano bene, ma ha visto morire lentamente, davanti a sé, l’innocente sangue del suo sangue e la povera Claudia'

CREMA - «Si tratta veramente di una condotta omicidiaria con irraggiungibile grado di efferatezza, molto superiore a quella tenuta da chi, per fare un esempio, spara e uccide con una pistola o con il fendente di un coltello. Maurizio Iori non solo ha perfidamente ingannato persone che gli volevano bene, ma ha visto morire lentamente, davanti a sé, l’innocente sangue del suo sangue e la povera Claudia. Aveva tutto il tempo per fermarsi, per tornare indietro, ma non l’ha fatto ed è rimasto imperturbabile davanti all’agonia di due esseri umani che morivano per mano sua. Nessuna resipiscenza ha del resto mostrato l’imputato nel corso dell’intero procedimento penale e del processo, ma solo la spasmodica attenzione ad evitare il contraddittorio e a costruire a tavolino, dopo la lettura degli atti di accusa, una versione dei fatti - infarcita di falsità e menzogne - che potesse consentirgli di evitare la pena per i reati che ha commesso». Lo scrive il presidente Pio Massa nelle 97 pagine con cui, ripercorrendo e analizzando le «numerose testimonianze», i «dati scientifici delle consulenze tecniche, la «dettagliata scena del crimine» e «le menzogne e falsità di Iori», motiva la sentenza di condanna all’ergastolo e a due anni di isolamento diurno nei confronti di Maurizio Iori, il primario di Oculista accusato di aver ucciso l’ex compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e sua figlia Livia, di 2 anni e mezzo, «perché di impiccio», la sera del 20 luglio del 2011 nell’abitazione di via Dogali. Dove, secondo la corte d’assise, stordì madre e figlioletta con il Xanax probabilmente in gocce, poi le uccise con il gas butano, cancellò tutte le tracce della sua presenza in casa e inscenò un suicidio, mettendo quattro bombole da campeggio in camera da letto e allineando nell’ingresso dieci blister di Xanax (per 95 pastiglie).

LA LETTERA DI CLAUDIA E’ IL MOVENTE. Perché Iori ha ucciso la sua bambina e Claudia? A maggio Claudia viene a sapere che già a marzo Iori si è sposato con Laura Arcaini (che lo renderà padre per la quarta volta) e smette di essere remissiva. Annuncia a Iori di non essere più interessata a lui e pretende con insistenza ed inusitato vigore che l’imputato non solo cominci a fare sul serio il padre di Livia ma che dia anche il giusto riconoscimento sociale alla figlia, trattandola allo stesso e identico modo degli altri tre figli e rivelando la sua esistenza a tutta la sua famiglia allargata, e quindi alla madre, alla nuova moglie e alla ex moglie e agli altri figli». Richieste che Claudia metterà nero su bianco nella lettera che consegnerà a Iori il 12 luglio. Per la corte d’assise, «di fronte a tale reazione di Claudia, Iori vede la unilaterale rottura del tacito patto (assistenza verso riservatezza) e si sente oggettivamente minacciato nel proprio equilibrio di vita. Equilibrio complicato in un sistema di vita complicato, fatto di tanti lavori (in ospedale, visite private a Crema, operazioni chirurgiche a Milano) da meritare una struttura societaria (la Gama Consulting) e due segretarie personali, tre famiglie da mantenere, quattro figli e, soprattutto, una madre temuta ed onnipresente che non deve essere turbata da alcunché». Così, «la estrema riservatezza che l’imputato ha sempre preteso prima in ordine alla relazione extraconiugale con Claudia poi in ordine alla nascita di Livia forse gli serviva per tenere all’oscuro dei fatti la Arcaini, ma sicuramente era voluta a tutela della madre» Paola Caroselli che «come molte persone ‘benpensanti’ era attaccata alla famiglia tradizionale e legittima e non concepiva di buon grado tradimenti, relazioni extraconiugali, convivenze, divorzi e nuovi sposalizi. Come si evince anche dalla sua deposizione in aula, per lei i ‘veri’ nipoti, quelli che amava, erano i figli di primo letto». Iori «aveva dunque imposto la riservatezza soprattutto per proteggere la madre da notizie (relative alla sua non commendevole condotta di vita) che ella non doveva mai sapere e si rende conto che vi è la concreta possibilità che Claudia si presenti con Livia a casa della madre e che tutto ciò che non doveva essere svelato venga alla luce da un momento all’altro. Se a tutto ciò si aggiunge che all’imputato di questa quarta figlia non importava assolutamente nulla, che lo stesso non aveva intenzione di darle il riconoscimento sociale agognato dalla madre, si comincia a capire come agli inizi di giugno possa essere venuto in mente all’imputato che poteva essere conveniente liberarsi definitivamente della figlia e, conseguentemente, anche della madre», ma per il presidente Massa «ciò non deve stupire più di tanto», perché «Iori è persona gentile e premurosa con le donne che vuole frequentare, ma anche persona fredda, calcolatrice e piena di sé, che vuole imporre la sua superiorità sociale e la sua intelligenza alle persone che considera ‘inferiori’ e che, se vuole, è capace di far prevalere il lato ‘diabolico’ che è in lui». Nella motivazione, Massa ricorda che fu Claudia, confidandosi con la sorella Paola, a dirle che Iori «sapeva essere diabolico e cinico». Per la corte d’assise andò così. «Il progetto dell’imputato comincia a prendere corpo a metà giugno, quando» al suo computer Iori «legge e rilegge (nei giorni successivi)» la notizia del suicidio di un detenuto nel carcere di Taranto con la bomboletta da campeggio «e diventa sempre più concreto il 7 luglio» quando l’oculista sul suo computer fa ricerche e scarica bugiardini relativi ad alcune sostanze che egli potrebbe utilizzare per intossicare le sue vittime (Xanax, Xanax gocce, Optalidon e Micronoan). Poi, quando il 12 luglio Claudia consegna a Iori la lettera (ne farà due copie e una la terrà per sé, ndr) in cui cristallizza la sua personale rinuncia all’uomo di cui era stata innamorata e la sua forte istanza a favore della figlia, Iori capisce che deve fare in fretta ed entra nella fase esecutiva del suo piano». La sera del 20 luglio «lasciato a casa prudenzialmente il telefono cellulare, arriva in via Dogali con il suo carico di morte e uccide Claudia e la piccola Livia simulando il suicidio di Claudia». La lettera di Claudia «è, in un certo senso, il movente e l’omicidio è la reazione alal lettera e a ciò che essa esprimeva. Ed è logico pertanto che quella lettera che non ha commosso l’imputato ma l’ha reso ancora più freddo e determinato, debba, dopo gli omicidi, sparire». Iori se ne sbarazzerà la sera del duplice omicidio. 

L’ACQUISTO DELLE BOMBOLE DA CAMPEGGIO E DEI FORNELLETTI. In aula l’oculista si è difeso, spiegando - mesi dopo, però — di aver acquistato le quattro bombole da campeggio e i fornelletti, perché Livia «era inappetente, mangiava in maniera irregolare e insufficiente» e durante i nove giorni di vacanza al mare, prenotati in un albergo di Cattolica attrezzato per l’accoglienza dei nuclei familiari, la madre avrebbe potuto «sfamare Livia e preparare ovunque le pappe». Al processo, i testimoni, tra cui la pediatra, hanno smentito Iori. Livia era «una bambinona» che mangiava di tutto. E allora il padre corresse il tiro, limitandosi ad affermare che i fornelli sarebbero stati utili durante i giri dei parchi e per i giardini di Cattolica e dove gli orari dei pasti non coincidevano con la fame della piccola». Per il presidente Massa, «se non si stesse parlando di una tragedia con due vittime, si potrebbe dire che la giustificazione offerta è insieme ridicola (per la sua insulsaggine) e disperata (perché tale è la condizione di chi non riesce ad escogitare nulla di meglio per salvarsi)».

L'ALIBI. Iori prima dice di essere andato al cinema la sera del 20 luglio, ma viene sconfessato dalle telecamere. Al processo consegna la versione bis: ha cenato da Claudia, che quella sera scopre che lui è sposato, si arrabbia e lo butta fuori. Iori dice di aver ‘vagato’ per Crema ‘quattro ore senza meta’, triste perché Claudia non gli avrebbe più fatto vedere Livia. Un racconto «artefatto ed assai poco credibile. Crollato il primo alibi, non resta a Iori che ripiegare sulla lunghissima ed interminabile camminata notturna, in un vagare meditabondo in cui nessuno lo vide perché egli non stava camminando, ma facendo altro».

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08 Luglio 2013