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Giovedì 20 Settembre 2018

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Crema. Sullo sfondo la richiesta di dimissioni della consigliera

Caso Marinoni, bufera a teatro
Le minoranze: "Fuori la verità"

L'opposizione comunale contro il presidente della Fondazione San Domenico Marotta, che ha negato la visione dei verbali relativi alla nomina del direttore artistico

Caso Marinoni, bufera a teatro
Le minoranze: "Fuori la verità"
«La Fondazione San Domenico è obbligata per legge a permettere l’accesso ai documenti richiesti, per cui attendiamo che vengano resi disponibili e che venga motivato il precedente rifiuto a concederli. Dopodiché ripresenteremo la richiesta di dimissioni di Elisa Marinoni». Nervi tesissimi tra le minoranze comunali e il cda del teatro cittadino. Dopo il Movimento 5 Stelle, anche il Pdl e le liste civiche di minoranza ‘Servire il cittadino’ e ‘Solo cose buone per Crema’ contestano la decisione del presidente del San Domenico Giovanni Marotta di negare la consultazione dei verbali delle sedute del cda in cui era stato affrontato il caso Marinoni. Caso risalente allo scorso marzo e legato alla nomina del nuovo direttore artistico del San Domenico: Marinoni avrebbe spinto per il candidato Pierfrancesco Pisani, con cui la consigliera e attrice intrattiene rapporti professionali. Fatto di cui però il cda non sarebbe stato al corrente: emerso il legame, il cda aveva scartato Pisani e scelto Enrico Coffetti. Un ipotetico conflitto d’interessi che aveva portato il Pdl e altre forze di minoranza a chiedere — attraverso una mozione — le dimissioni di Marinoni, che nel cda del teatro rappresenta la maggioranza comunale (insieme a Franco Gallo). La mozione doveva essere discussa lunedì sera in aula degli Ostaggi, ma i firmatari l’hanno ritirata all’ultimo momento. «Le motivazioni non stanno certo nell’ora tarda — spiegano i consiglieri d’opposizione — quanto nell’aver appreso che il presidente Marotta ha rifiutato la consegna dei verbali richiesti da alcuni consiglieri comunali (il grillino Alessandro Boldi, ndr). Rifiuto che non è stato motivato e che evidenzia possibili ulteriori criticità, andando nella direzione della non trasparenza». Poi la sottolineatura: «La Fondazione San Domenico è sì un ente a statuto privato, ma è ampiamente finanziato dal Comune e nel suo cda siedono tre rappresentanti consiliari». Non potendo consultare i verbali relativi al caso in questione, le minoranze hanno preferito rimandare la discussione: «Non ci è rimasto che ritirare la mozione, ritenendo non corretto il comportamento della Fondazione e necessario ricevere ulteriori elementi nel pieno rispetto della trasparenza da tanti proclamata. Quindi ripresenteremo la mozione perché possa essere discusso correttamente il tema, non ancora risolto: sussistevano prima i motivi e sussistono tuttora».

10 Luglio 2013