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Sabato 22 Settembre 2018

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Scoperta dalla Procura di Piacenza

Truffa internazionale sulla carne: due cremaschi coinvolti

Di Crema e Ricengo, acquistavano prodotti dall'estero con false generalità

Truffa internazionale sulla carne: due cremaschi coinvolti

Ci sono anche i nomi di due imprenditori cremaschi, uno della città e l'altro di Ricengo, tra quelli coinvolti in una truffa scoperta dalla procura di Piacenza e relativa a carne importata e mai pagata.

Spacciandosi per gli ignari titolari di ditte italiane o straniere acquistavano grandi quantitativi di generi alimentari (prevalentemente carne) senza pagare, poi li commercializzavano direttamente o tramite ditte compiacenti. La procura di Piacenza ha appena chiuso le indagini su una maxi truffa con valore stimato attorno al milione di euro, che tocca le province di Cremona, Brescia, Bergamo, Lodi, Milano, Parma, Frosinone, Caserta, Napoli e appunto Piacenza. Nei guai, nel corso di un anno e mezzo di indagini, sono finite sei persone che sono in attesa dell’udienza preliminare e di conseguenza del probabile rinvio a giudizio: un 60enne di Castelvetro, un 66enne cremasco, un 48enne piacentino, un 51enne napoletano, un 56enne di Frosinone e un 40enne di Ricengo. Tutti imprenditori del settore alimentare o logistico tranne l’ultimo, che risulta invece nullafacente.

Secondo l’impianto accusatorio i sei devono rispondere dell’articolo 416 del codice penale, ovvero di associazione per delinquere. Stando alle indagini l’organizzazione utilizzava false documentazioni e recapiti fittizi per acquistare la merce in nome e per conto di aziende all’oscuro di tutto. La carne arrivava da ditte operanti in Italia ma anche in Olanda, Polonia, Germania, Francia e Portogallo: ditte che venivano truffate in quanto spedivano il materiale pattuito in centri logistici di stoccaggio (prevalentemente nel Piacentino e nel Bresciano) e fissavano un pagamento a 30 giorni. Peccato che scaduti i 30 giorni scoprivano il raggiro, visto che la documentazione fiscale risultava fasulla: sempre secondo l’accusa venivano infatti falsificati atti di trasporto e fatture di acquisto, talvolta anche utilizzando documenti di imprenditori defunti. Nel frattempo la carne consegnata veniva venduta a varie aziende sino ad entrare nella disponibilità delle imprese degli indagati, che quindi la commercializzavano normalmente (spesso in Campania) incassando infine il denaro.

Coinvolte nelle indagini anche altre cinque persone, che secondo le indagini avevano un ruolo più marginale pur avendo ‘collaborato’ con i sei: si tratta di due imprenditrici cremasche di 32 e 36 anni, di un 55enne e un 39enne napoletani e di un 68enne lodigiano. A loro volta deferiti alle autorità giudiziarie.

22 Agosto 2013