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Mercoledì 18 Luglio 2018

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Spino d'Adda. Proseguono le indagini

Parla il gioielliere aggredito: "Momenti di paura"

Antonio Malusardi racconta la rapina: "Non mi hanno parlato, hanno iniziato subito a picchiarmi"

L'esterno della gioielleria
SPINO D’ADDA - Antonio Malusardi ha una grande forza d’animo che lo ha aiutato a reagire e a chiamare aiuto dopo il pestaggio, quando si trovava legato e rinchiuso nel retro della sua gioielleria, rapinata l’altra mattina da due donne e un uomo armati di pistola. Dimesso dal pronto soccorso nel pomeriggio di giovedì, ieri è rimasto nella sua abitazione di via Mazzini. “Sembro John Rambo - scherza - ho tagli e botte su tutta la faccia e in altre parti del corpo, ma, tutto sommato, sto bene”. Non vuole farsi fotografare, la moglie Nadia è al suo fianco, come sempre da tanti anni a questa parte, sia nel lavoro che nella vita privata. “Cosa posso dire di quello che mi è successo, oltre a ciò che già sapete? Su ‘La Provincia’ avete già raccontato tutti i particolari”. Malusardi fa una pausa, e torna con la mente a quei momenti terribili: “Non augurerei nemmeno al mio peggior nemico di vivere un’esperienza simile. Ho avuto paura come mai in vita mia. E’ vero, i rapinatori mi sono saltati addosso appena entrati in gioielleria. Non mi hanno nemmeno rivolto la parola, ne lasciato spazio per reagire. Mi hanno colpito in faccia, spinto a terra, e riempito di botte. Se li ho visti bene in viso? Sì e no, mentre si viene pestati non si riescono a memorizzare i dettagli. Erano piuttosto giovani, intorno ai 35-40 anni, uno parlava italiano, forse con un accento straniero, le donne sono rimaste zitte. Facce mai viste, non credo nemmeno siano stati in gioielleria nei giorni scorsi per un sopralluogo. In tanti anni di carriera non mi era mai capitato di essere rapinato. Comunque l’importante è non aver subito gravi danni fisici, al resto si rimedia”.

 

06 Settembre 2013