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Venerdì 16 Novembre 2018

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Crema. Le forze dell'ordine sono risalite all'uomo grazie ad uno stratagemma investigativo

Clonatore incastrato dal Dna

I carabinieri sulle tracce di un pericoloso latitante romeno, sospettato di essere a capo di una banda dedita alla clonazione dei bancomat

Clonatore incastrato dal Dna
Con il fiato dei carabinieri sul collo. Per colpa di una sigaretta e di un amore. Lui è un romeno di 29 anni, Jon Lupu, dedito particolarmente alla clonazione di bancomat e carte di credito: viene fermato nel 2009 dai carabinieri della radiomobile lungo la Rivoltana a bordo di un veicolo con a bordo altri due rumeni, tutti già segnalati perché sospettati di far parte di una banda dedita alla clonazione di dati bancari reperiti con l’applicazione di mascherine alle postazioni bancomat. Portati in caserma per i controlli i tre vengono fotosegnalati e gli vengono rilevate le impronte. Ma anche il profilo genetico, grazie a un piccolo stratagemma investigativo: i carabinieri offrono loro delle sigarette, per poi prelevare i mozziconi, che hanno permesso ai Ris di Parma di delinearne il profilo genetico. I tre malgrado avessero nell’auto arnesi per scasso, non possono essere trattenuti. Due nel maggio 2010 sono stati arrestati, mentre Lupu ha continuato a delinquere altrove. Poi si è scoperto che il 29enne ha amici nel Cremasco: a Crema, Pandino, Bagnolo e Palazzo Pignano, tra cui una ragazza dipendente di una ditta di cosmetici: infatti altre volte è stato fermato in zona, in particolare nel 2011 dai carabinieri di Montodine. «Per questo motivo — precisano i carabinieri di Crema — non è possibile escludere che la sua banda sia responsabile delle transazioni fraudolente perpetrate ai danni dei titolari di carte di pagamento elettronico di questo territorio, concluse con operazioni bancarie in Europa e in America».

24 Settembre 2013