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Giovedì 20 Settembre 2018

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Crema. Il medico già condannato all'ergastolo per duplice omicidio

Truffa ai danni dell'ospedale
Nuovo processo alle porte per Iori

L'ex primario di Oculistica, che tornerà davanti al giudice il 7 ottobre, secondo l'azienda ospedaliera avrebbe più volte "documentato una falsa presenza in servizio"

Nella foto di repertorio Iori seduto tra i suoi ex legali

 

Nuovo processo alle porte per Maurizio Iori, l’ex primario di Oculistica dell’ospedale Maggiore di Crema condannato in primo grado all’ergastolo e a due anni di isolamento diurno per il duplice omicidio premeditato della compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della loro figlioletta Livia, di due anni, uccise nel loro appartamento di via Dogali a Crema il 20 luglio del 2011. Iori dovrà rispondere dell’accusa di truffa ai danni dell’azienda ospedaliera per cui lavorava. Il processo si aprirà il 7 ottobre. «L’ex primario — scrive l’azienda — avrebbe in più circostanze documentato una falsa presenza in servizio, procurandosi così un ingiusto vantaggio patrimoniale pari alla retribuzione indebitamente percepita per il periodo di tempo durante il quale si era allontanato dal servizio. Riteniamo, di conseguenza, che l’Azienda, in qualità di soggetto offeso dal reato, debba costituirsi parte civile nel processo penale al fine di rivendicare il risarcimento per il danno diretto subito, nonchè per il danno da immagine derivante dalla vicenda».
Lunedì nuovo processo per Maurizio Iori, l’ex primario di Oculistica dell’ospedale Maggiore di Crema condannato in primo grado all’ergastolo e a due anni di isolamento diurno per il duplice omicidio premeditato della compagna Claudia Ornesi, 42 anni, e della loro figlioletta Livia, di due anni, uccise nel loro appartamento di via Dogali a Crema il 20 luglio del 2011. Iori dovrà rispondere dell’accusa di truffa ai danni dell’azienda ospedaliera per cui lavorava. «L’ex primario — scrive l’azienda — avrebbe in più circostanze documentato una falsa presenza in servizio, procurandosi così un ingiusto vantaggio patrimoniale pari alla retribuzione indebitamente percepita per il periodo di tempo durante il quale si era allontanato dal servizio. Riteniamo, di conseguenza, che l’Azienda, in qualità di soggetto offeso dal reato, debba costituirsi parte civile nel processo penale al fine di rivendicare il risarcimento per il danno diretto subito, nonchè per il danno da immagine derivante dalla vicenda».

 

05 Ottobre 2013