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Domenica 18 Novembre 2018

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Offanengo, coinvolto nell'operazione Esmeralda

Ex direttore della Bcc accusato di aver dato soldi a Cosa Nostra

Giuseppe Sottocorna avrebbe permesso prelievi senza garanzie. E' stato intercettato mentre parlava con i boss

Giuseppe Sottocorna, ex direttore della filiale della Bcc di Offanengo

OFFANENGO - Il 15 gennaio 2009 Giuseppe Sottocorna, allora direttore della filiale del Credito Cooperativo di Offanengo, riceve una visita degli ispettori bancari che chiedono spiegazioni riguardo operazioni sospette eseguite per conto e a favore di Stefano Catanzaro, imprenditore lodigiano, ma sospettato di essere la ‘faccia pulita’ di un clan. A guidare il clan Pino Porto, Cinzia Mangano ed Enrico di Grusa, finiti in manette martedì per associazione mafiosa dopo un'operazione condotta dalla Mobile di Milano.

Appena può Sottocorna, stando alle intercettazioni contenute nelle 557 pagine di ordinanza firmata dal Gip Stefania Donadeo, chiama Catanzaro: sono appunto le 13,46 del 15 gennaio di oltre quattro anni fa. L’imprenditore non si scompone più di tanto, quando il direttore della Bcc gli racconta l’accaduto e risponde: “Dottore, noi ne abbiamo fatte tante di cose fuorilegge”. “Solo che — replica Sottocorna — prima non erano mai state scoperte...”.

Sempre stando alle indagini, il direttore della banca offanenghese, proprio il giorno in cui ha deliberato la concessione del mutuo di 250mila euro, consegna a Catanzaro altri 100mila euro di tasca propria: “i miei risparmi e quelli di mia moglie”, li definisce sempre in quella conversazione, perché lo stesso Catanzaro li investisse in un affare immobiliare. Il teorema dell’indagine tende a dimostrare come attraverso queste operazioni, non solo con il Credito Cooperativo di Offanengo, ma anche con la banca Centro Padana di Casteggio e il Credito Cooperativo di Borghetto Lodigiano, attraverso la compiacenza di direttori o funzionari, gli uomini delle cosche riuscissero a reinvestire e ripulire il fiume di denaro sporco derivato dalle attività criminali. Sempre nell’ordinanza si spiega come Di Grusa, detto ‘il cinese’ e la Mangano trovassero così i soldi da investire in locali, operazioni immobiliari e anche in cooperative di facchinaggio, spesso aperte e chiuse nel giro di pochi mesi. Soldi anche per sostenere le spese di avvocati e delle famiglie degli affiliati in carcere.

28 Settembre 2013