il network

Martedì 25 Settembre 2018

Altre notizie da questa sezione

Blog


SPINO D'ADDA

Lettera al prefetto contro il senso unico in via Quaini

Rosa Di Mauro e Mariangela Di Leva, titolari del franchising Posta privata nazionale, scrivono a Paola Picciafuochi

Rosa Di Mauro e Mariangela Di Leva davanti al loro negozio
SPINO D’ADDA — Il caso di via Quaini, dove il Comune ha istituito la scorsa settimana il senso unico e realizzato la ciclabile sollevando le proteste dei commercianti, arriva sul tavolo del prefetto. Rosa Di Mauro e Mariangela Di Leva, titolari del franchising di Posta privata nazionale, hanno scritto una lettera a Paola Picciafuochi, in cui segnalano i problemi per la loro e le altre attività della via, che, a causa della modifica viabilistica, hanno visto ridurre drasticamente il volume di affari: "Abbiamo fatto due conti — spiegano — e in questa prima settimana abbiamo perso l’80% della clientela". Il testo della lettera chiede un incontro al prefetto "che coinvolga anche il sindaco Paolo Riccaboni e la giunta.  Sino ad ora — prosegue la lettera — gli amministratori sono stati sordi ad ogni nostro appello. Anche le altre imprese della via subiscono le nostre stesse difficoltà. E vedono messo a rischio il loro futuro". Secondo le firmatarie la nuova sistemazione di via Quaini non funziona: "Mancano i parcheggi — prosegue la lettera — non ci sono rapidi percorsi alternativi che si sostituiscano al senso di marcia ora interdetto (quello con ingresso da viale Vittoria, ndr). I nostri servizi sono, listini alla mano, più convenienti di quelli dei nostri concorrenti. Eppure non serve a nulla. Su piccole cifre, come sono quelle delle operazioni postali, si preferisce guadagnare tempo e basta risparmiare qualche chilometro in auto per avere — nel complesso — un vantaggio anche economico. In questa impresa, aperta a maggio e non a caso in via Quaini, abbiamo investito non solo i nostri risparmi, ma anche i nostri sogni e le nostre speranze. Ecco perché la nostra voce non può restare inascoltata". E ancora: "La vitalità di una comunità, alla quale contribuiscono anche il commercio e i servizi, è una responsabilità collettiva. Pensiamo al tema della sicurezza. La desertificazione commerciale di via Quaini rischia di essere un incentivo per azioni che colpiscano imprese, o residenti. I negozi, anche grazie a dispositivi di videosorveglianza, vetrine illuminate, afflusso dei clienti, concorrono al controllo". Per tutte queste ragioni le due titolari concludono chiedendo al prefetto "un interessamento diretto, un impegno come facilitatore del dialogo. Non lasciamo che il silenzio accompagni la fine delle imprese di via Quaini". 

10 Ottobre 2013