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Martedì 25 Settembre 2018

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CREMA

Ludopatia, più 50% di casi nell'ultimo anno

Presentati i dati dell'unità operativa di Riabilitazione delle dipendenze dell’Azienda ospedaliera di Crema

Giorgio Cerizza e Luigi Ablondi durante l'incontro in Azienda ospedaliera
E’ pesantissimo il bilancio dell'ultimo anno di lavoro dell'unità operativa di Riabilitazione delle dipendenze dell’Azienda ospedaliera di Crema che si occupa anche dei casi di ludopatia. Il numero di coloro che si sono rivolti al servizio è aumentato del 50% negli ultimi dodici mesi. La crisi economica, che spinge sempre più persone a cercare il colpo della vita alle macchinette, finendo per rovinarsi, ma anche il proliferare di opportunità di gioco d’azzardo in ogni dove, che incita allo sperpero di denaro. Queste le cause del boom dei casi ludopatia, sottolineate e stigmatizzate dagli stessi specialisti dell’ospedale. Dal 2009 i ricoveri nel reparto del Santa Marta di Rivolta d’ Adda sono stati 108: 22 ogni 12 mesi. L’esplosione è avvenuta nell’ultimo anno: già 33 persone sono finite in cura, su un totale di 54 seguite dal servizio guidato da Giorgio Cerizza. Di questi ben 37 sono cremaschi, gli altri, eccetto due, arrivano dal resto della Regione. I dati sono stati presentati ieri nella sala conferenze della direzione generale dell’Azienda ospedaliera. Al fianco di Cerizza il direttore generale Luigi Ablondi e le operatrici del centro di riabilitazione Paola Rapuzzi e Elena Chiodo. Dicevamo dei numeri. Analizzando le statistiche si evince come la maggior parte di coloro che si rivolgono all’ospedale, per essere curati dalla loro dipendenza, siano uomini. Il 72% dei 37 cremaschi e l’81% dei casi complessivi di residenti in regione. Due le fasce di età in cui rientrano la maggior parte dei malati di ludopatia nel territorio: ultrassessantenni e trentenni. Se si prendono in esame i dati dei casi regionali il 68% di queste persone ha un’età inferiore ai 50 anni, con una prevalenza di soggetti tra i 40 e i 49. Insomma, nel Cremasco la ludopatia colpisce maggiormente le donne e gli anziani. Basso il livello di istruzione di chi diventa schiavo del gioco. Il 40% dei casi in cura, comprendendo anche chi arriva da fuori territorio, sono disoccupati, e un altro tre per cento ha un lavoro solo saltuario.

21 Novembre 2013