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14 maggio

Serracchiani cori ipocriti contro il suo buon senso

Serracchiani cori ipocriti contro il suo buon senso

«La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuta da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese». Ha detto quello che tutte le persone di buon senso pensano, Debora Serracchiani, nel commentare un tentativo di stupro a Trieste da parte di un giovane iracheno ai danni di una ragazza di 17 anni, aggredita anche a morsi. Roberto Saviano commenta su Facebook: «Matteo Salvini saluta l’ingresso di Debora Serracchiani nella Lega Nord». Il leader del Carroccio replica attaccando la governatrice della Regione Friuli Venezia Giulia, il Pd e lo stesso Saviano. Critiche alla Serracchiani arrivano anche dai grillini, dai forzisti, dalla Sinistra Italiana e dal sindaco di Milano Giuseppe Sala.
La Serracchiani precisa poi che non esistono stupri di serie A o di serie B e chiarisce che in questo caso all’atrocità si aggiunge la rottura del patto di accoglienza. La puntualizzazione non placa la bufera sui social, la polemica politica e non smorza le accuse di razzismo che piovono da sinistra e dal Movimento 5 Stelle.
La strumentalità delle critiche della sinistra estrema e dei grillini è congenita: il dibattito politico vede contrapposti partiti ed esponenti dei diversi schieramenti anche su questioni sulle quali è pretestuoso dividersi. E’ assurda l’accusa di razzismo mossa da alcuni e sono speciose le critiche. Ma è sempre così e saremmo ipocriti a stupircene. Stentiamo invece a capire il fuoco amico.
Il Pd, con qualche eccezione, giudica in modo negativo l’uscita della Serracchiani perché la considera un cedimento alla deriva populista e destrorsa che monta in Italia. Questa presa di posizione e altre che marcano la distanza dei dem dal Paese reale sono sintomi del disagio dell’unico partito strutturato che sinora ha retto all’urto del movimentismo. Una forza politica entra in crisi quando non riesce più a interpretare il sentimento comune, a rispondere alle aspettative della gente e a governarne le pulsioni, evitando di lasciarsi condizionare. L’ospite deve nutrire rispetto ed essere riconoscente a chi offre accoglienza.
Non è un concetto astratto, ma una regola non scritta che disciplina i rapporti umani. Fino a prova contraria, i profughi e i migranti sono ospiti e lo sono finché non ottengono la cittadinanza italiana. In quanto tali hanno il dovere di non tradire il tacito patto di fiducia che si instaura con chi li accoglie. Se compiono reati vengono puniti in base alla legge, senza discriminazioni. Ma non possono sottrarsi alla condanna sociale che si applica a tutti coloro che rompono quel patto di convivenza tra chi chiede ospitalità e chi la concede.
L’episodio di violenza accaduto a Trieste richiama la ventina di arresti di migranti che spacciano droga, eseguiti a Cremona dai carabinieri, e il controllo della polizia sugli stranieri con l’espulsione degli irregolari. Alcuni richiedenti asilo vendono stupefacenti a minorenni, davanti alle scuole e in prossimità degli oratori. Oltre alle pene che si applicano per questo tipo di reati, dovrebbe scattare il rimpatrio. La Serracchiani ha detto una cosa di buon senso, anche se scomoda. Buonisti, conformisti e politicanti se ne facciano una ragione.

15 Maggio 2017