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Giovedì 23 Novembre 2017

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2 luglio

Risanamento dell'Aem nessun miracolo

Risanamento dell'Aem nessun miracolo

E’ sempre sbagliato criticare col senno di poi, tanto più se si ignorano le condizioni che hanno generato determinate scelte. I risultati del risanamento dell’Aem, annunciati nei giorni scorsi dal sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, hanno innescato una polemica politica dove ciascuno tira l’acqua al suo mulino e dove nessuno si premura di considerare il pregresso. Il Comune suona la grancassa: i debiti della ex municipalizzata sono calati da 100 a 8 milioni e il risultato di esercizio è tornato in utile per quasi 137mila euro dopo avere toccato con l’esercizio precedente un disavanzo pari a 42 milioni. Nelle note diramate dal Palazzo, si legge tra le righe l’incapacità delle precedenti gestioni, contrapposta alla competenza dell’attuale che ha compiuto il miracolo. Non è così.
Partiamo dal 2003, quando il Comune affida all’Aem la costruzione dei nuovi pozzi e degli impianti per il trattamento dell’acqua potabile senza alcuna certezza sul riconoscimento tariffario dei nuovi investimenti. Se quei lavori non fossero stati fatti, nel 2010 sarebbe scattata l’emergenza sulla qualità dell’acqua.
Se dall’inizio degli anni 2000 non fosse stata deliberata la posa della fibra ottica, non avremmo avuto la connettività veloce con largo anticipo sul resto del Paese. Cremona non sarebbe stata una delle prime città cablate d’Italia, non avremmo avuto subito la connettività veloce e il territorio avrebbe rischiato il cosiddetto ‘digital divide’, cioè il ritardo tecnologico che ancora oggi affligge l'Italia. Se nel 2007, a seguito dell’introduzione del patto di stabilità, Aem non avesse acquisito le reti idriche di proprietà comunale, l’allora Amministrazione municipale non avrebbe potuto attivare alcun investimento. Nel 2009 il Comune di Cremona non rispettava quel patto e in seguito a questa violazione l’anno successivo non avrebbe potuto fare alcune operazioni tra le quali il trasferimento delle aree dell’ex macello e del mercato ortofrutticolo con l’individuazione di un correlato piano di valorizzazione. Non sarebbe stato materialmente possibile realizzare interventi sulla viabilità comunale, anzitutto sulla tangenziale. Sarebbe stato anche impossibile effettuare manutenzioni straordinarie sugli edifici scolastici. Forse non si sarebbe nemmeno potuto inaugurare il polo tecnologico.
Se nel tempo l’Aem non avesse sopportato la mancata piena remunerazione dei servizi erogati per conto del Comune, la qualità di tali servizi sarebbe crollata o si sarebbe dovuto aumentare le tariffe per mantenerla inalterata.
Se nel 2012 l’Aem non avesse acquisito il fabbricato adiacente la stazione dei pullman, la biglietteria e il bar delle corriere si troverebbero ancora nel prefabbricato provvisorio posato circa 20 anni fa.
Se nel 2010 non fosse scoppiata la gravissima crisi economico-finanziaria che tuttora permane, sarebbe stato molto più semplice gestire le aziende e i loro fabbisogni.
Dal 2005 al 2014 Aem ha generato per conto del suo azionista Comune di Cremona oltre 130 milioni di euro di benefici finanziari. Nonostante questo impegno straordinario richiesto alla municipalizzata, al 31 dicembre 2014 l’indebitamento complessivo residuo della società era pari a 109 milioni di euro a fronte di un attivo patrimoniale superiore a 228 milioni nonostante gli oltre 130 milioni di benefici a favore del Comune consistenti in acquisizioni dal Comune stesso per 57 milioni, investimenti infrastrutturali sulla città per 55 milioni, servizi erogati alla città e non remunerati per 20 milioni e dividendi assegnati al Comune per 4 milioni. Le cifre dipingono un’azienda in difficoltà, ma non decotta e tanto meno sull’orlo del fallimento. I dati smentiscono l’Amministrazione che un anno fa paventava la consegna dei libri contabili in tribunale e l’amministrazione controllata. Un’azienda è a rischio fallimento quando i debiti superano il suo valore. Non era il caso dell’Aem.
Negli ultimi nove anni lo scenario normativo è cambiato più volte, l’Aem ha progressivamente modellato la sua struttura societaria adeguandola al quadro normativo caratterizzato da evidenti segnali di schizofrenia e ha cercato per quanto possibile di non generare difficoltà agli utenti, evitando anche costi strutturali straordinari. L’obiettivo è sempre stato quello di svolgere l’azione di presidio territoriale diretto, salvaguardando la redditività dei beni di proprietà, associato alla ricerca di potenziamento delle attività industriali e commerciali indirettamente perseguita dalla partecipata Lgh. La discutibile frammentazione dei processi, la separazione della proprietà dalla gestione e la dismissione di alcune attività proprie della municipalizzata, nata per l’erogazione di acqua, luce e gas, per la gestione della raccolta dei rifiuti e del trasporto pubblico urbano, non sono state scelte aziendali, ma politiche, associate agli obblighi delle varie normative che nel tempo si sono succedute.
Onestà intellettuale impone di considerare il passato per giudicare con obiettività il presente. Bisogna valutare il contesto nel quale alcune decisioni sono state prese e per quali motivi si è operato in quel modo. Se vogliamo semplificare la questione, possiamo dire che l’Aem è stata il bancomat del Comune. Ma che cosa sarebbe accaduto alle varie amministrazioni, e di riflesso ai cittadini, se la municipalizzata non avesse acquistato dal Comune le reti idriche, generando liquidità?
Dal 2010 l’Aem ha dato corso a una progressiva riduzione del numero delle partecipazioni detenute e ha svolto diverse azioni tese alla ricerca dell’adeguamento dei flussi finanziari. L’Azienda ha da sempre accompagnato la città nella sua evoluzione e ha risposto alle sollecitazioni, anche molto impegnative, di volta in volta ricevute dai rappresentanti legittimamente eletti della comunità. E’ ingeneroso addossare colpe a chi ha gestito l’azienda, che ha fatto del proprio meglio per salvare capra e cavoli. Se responsabilità ci sono state, sono a carico delle varie Amministrazioni, che però hanno fatto di necessità virtù. Il tema sul quale oggi occorre discutere è il seguente: con l’apertura ai privati che ne assumono il controllo, le aziende municipalizzate come l’Aem rispondono ancora alla funzione per la quale furono fondate, cioè lo sviluppo dei servizi pubblici?

03 Luglio 2017