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16 luglio

Inceneritore e cattiva politica

Inceneritore e cattiva politica

L’inceneritore di Cremona brucia i rifiuti e infiamma le polemiche sino dalla sua progettazione. Per rendere quell’impianto meno inviso, le passate amministrazioni le hanno provate tutte.
Gli hanno cambiato nome, ma chiamarlo termovalorizzatore, sottolineandone l’utilità, non è bastato a presentarlo sotto una luce diversa rispetto a quella, sinistra, sotto la quale è nato. Nemmeno aprirlo al pubblico è servito a superare il muro di diffidenza che è diventato col tempo invalicabile. Tutto inutile, compresi i confronti con le città europee che ospitano nei perimetri urbani installazioni analoghe dove la quota indifferenziata di immondizia viene bruciata con buona pace degli ambientalisti locali, non meno agguerriti di quelli nostrani. Tanta ostilità è frutto di pregiudizi? Anche, ma non solo
Il progetto è stato terreno di scontro politico dal momento della sua elaborazione. All'inizio degli anni 90 il centrodestra ne fece un cavallo di battaglia nel tentativo di disarcionare l’allora sindaco Alfeo Garini che resistette agli attacchi, portò a termine il suo mandato e passò lo scottante testimone a Paolo Bodini.
Guasti vari e conseguenti blocchi alimentarono il sospetto che i lavori non fossero stati fatti a regola d'arte. Quando la rete del teleriscaldamento ha cessato di essere alimentata dalla combustione dei rifiuti e si è iniziato a bruciare metano per portare acqua calda nelle case, sono sorti dubbi anche sulla valenza economica del progetto.
A condizionare forse in modo irreversibile l’opinione pubblica è stata la convinzione, questa sì pregiudiziale, che l'inceneritore sia la causa principale dell'incidenza dei tumori a Cremona. Alcune patologie oncologiche sono più presenti qui che nel resto d’Italia, questo è vero, ma non è dimostrato che ciò dipenda dalle emissioni del termocombustore. Ne sapremo di più solo quando sarà ultimato lo studio epidemiologico affidato lo scorso anno all'Azienda sanitaria e che sarà pronto non prima del 2019. Forse si riuscirà a stabilire le cause di questo triste primato. Intanto i politici continuano a litigare.
Nella campagna elettorale del 2014, il sindaco Gianluca Galimberti prese l'impegno di chiudere l'impianto entro due anni. Ne sono già passati tre e mercoledì è stata rinnovata l'autorizzazione integrata ambientale fino al 2029. Il comune attraverso Lgh chiedeva la dismissione anticipata al 2024. Se è stata una sciocchezza vendere la pelle dell'orso prima di averlo cacciato, cioè promettere agli elettori lo spegnimento in tempi brevi di un impianto del quale il comune non è proprietario, non meno improvvida è stata la successiva richiesta al governo di escludere l'inceneritore dal decreto ministeriale dello 'Sblocca Italia', cioè dall'elenco degli impianti considerati fondamentali per il rilancio economico del Paese.
Sono da ascrivere all’autolesionismo politico anche la recente richiesta di chiusura anticipata, avanzata dal comune e formalizzata da Lgh e l’analogo ordine del giorno presentato in Regione dal Pd e dalle sinistre: il centrodestra ha goduto nel rispondere picche. Per la serie, se la sono cercata. A salvare dem e compagni dallo psicodramma è stato l'assessore regionale all’Ambiente Maria Terzi che ha chiarito come l’autorizzazione al funzionamento fino al 2029 non precluda lo spegnimento anticipato in presenza di determinate condizioni, non ultima il dimezzamento delle emissioni, un traguardo già adesso raggiungibile, e lo sviluppo di tecnologie alternative per lo smaltimento dei rifiuti che però si attuerà non in un anno, con un progetto pilota, altra sciocchezza che il Pd ha messo nero su bianco.
Sono errori frutto dell’ideologia. E ideologico, anziché strutturale, è l'approccio all’inceneritore che è un impianto industriale, non un mostro. Stendiamo un velo pietoso sull’incoerenza del centrodestra cremonese che nel 1992 era sulle barricate contro l'inceneritore e oggi se ne fa paladino.
Le scelte politiche in campo industriale devono rispondere a logiche di sostenibilità economica e ambientale non a pregiudizi di vario genere. Valutiamo il passato, quando non avevamo una discarica in provincia ed eravamo costretti a portare i rifiuti nella terra dei fuochi.
Oggi non abbiamo più bisogno di impianti di smaltimento, raggiungiamo livelli elevatissimi di differenziata e siamo pronti a cogliere le opportunità che in questo settore ci offre la tecnologia. Perciò guardiamo al futuro con cauto ottimismo, al netto degli interventi a gamba tesa della cattiva politica.

17 Luglio 2017