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Giovedì 23 Novembre 2017

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23 luglio

Yamaha e Liuteria, opportunità o minaccia?

Yamaha e Liuteria, opportunità o minaccia?

La liuteria è fonte inesauribile di polemiche. Vive in una condizione di normalità alterata, tipica di un settore caratterizzato da spiccate individualità e da manifesto egocentrismo.
Per costruire violini non basta possedere conoscenze e competenze specifiche che si imparano a scuola e nell’apprendistato in bottega. Occorre credere fortemente in se stessi, nella qualità del proprio lavoro e nell’unicità degli strumenti che si forgiano.
Geloso dei suoi segreti, refrattario alle novità e diffidente verso le interferenze esterne, il liutaio è al tempo stesso artigiano e artista. La sua unicità consiste nel conciliare i due aspetti di un mestiere che non per caso l’Unesco riconosce come patrimonio immateriale dell’umanità. Trent’anni fa gli allora 80 liutai presenti in città si divisero sulla disputa ideologica tra forma interna e forma esterna, due modalità costruttive dei violini sulle quali ora come allora non vale la pena di spendere una sola parola. Il dibattito si surriscaldò sul progetto di un centro per il restauro e coinvolse la scuola internazionale, da alcuni considerata un carrozzone del quale il centro, mai realizzato, sarebbe stato un clone.
I partiti ebbero parte attiva nelle varie dispute, come di regola accade in Italia dove tutto finisce in politica. Poi ci si è divisi sul marchio Cremona Liuteria, sulla partecipazione alla rassegna Mondomusica, su Mondomusica New York e sulla recente costituzione del Distretto culturale della liuteria.A infiammare animi di norma surriscaldati è stato in questi giorni l’arrivo in città di una delegazione della Yamaha. Il colosso nipponico vuole collaborare a un «progetto di sviluppo culturale, conoscenza e ricerca scientifica per la valorizzazione della liuteria cremonese».
La nota informativa del Comune dice tutto e niente. Lascia spazio alla fantasia e a congetture che hanno messo in allarme i 150 eredi di Stradivari attualmente operanti in città. Che cosa vengono a fare i giapponesi a Cremona? Sono oggettivamente poco chiare le finalità dell’incontro avvenuto al Museo del Violino tra la delegazione nipponica, i responsabili dei laboratori scientifici del Politecnico di Milano e dell’Università di Pavia, della scuola di Liuteria e i rappresentanti delle istituzioni. Le due realtà della ricerca si erano già incontrate qui e in Giappone nell’ambito di un percorso iniziato quest’anno.
Si parla della creazione di un laboratorio costituito congiuntamente dalle varie realtà coinvolte nel progetto. L’obiettivo sarebbe lo studio del suono e dei materiali per fornire ai liutai informazioni utili alla valorizzazione dei loro strumenti. Tra gli addetti ai lavori serpeggia il timore che i giapponesi vogliano acquisire informazioni tecniche per avviare una sorta di produzione seriale di strumenti ad arco, ma sarebbe una paura infondata. Nel dubbio Confartigianato alza le barricate.
Che interesse spinge Yamaha? E che vantaggi può trarre Cremona da un centro di ricerca gestito coi giapponesi? Le notizie frammentarie che escono dal comune danno fiato a un’opposizione che ogni giorno ringrazia l’Amministrazione per gli assist che riceve.
Ma l’ennesima polemica non rafforza, tutt’al più incrina l’immagine della liuteria che resta il più prestigioso biglietto da visita di Cremona nel mondo.
C’è da augurarsi che la riunione della governance del settore, venerdì prossimo in comune, serva a chiarire i dubbi, dia prospettive e rassereni un mondo in costante fibrillazione, un po’ per i limiti congeniti dei quali si diceva all’inizio, un po’ per le incertezze imputabili alla politica. 

24 Luglio 2017