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6 agosto

Migranti, errori politici che tutti paghiamo

Migranti, errori politici che tutti paghiamo

Migranti appena arrivati alla Casa dell'Accoglienza

Da un lato le forze dell’ordine fanno il loro mestiere, arrestando i migranti che spacciano, manodopera a basso costo per i trafficanti di droga. Dall’altro lato le organizzazioni umanitarie sono bersagliate da polemiche perché si pretende da loro la luna, cioè che controllino i movimenti degli ospiti. In mezzo i cittadini, indignati nel vedere i richiedenti asilo passare dalla condizione di assistiti a quella di delinquenti, scaricano il loro malumore su tutti. Ma le responsabilità di ciò che sta accadendo sono politiche. Alle prime avvisaglie di un fenomeno facilmente prevedibile – il reclutamento di giovani nullafacenti e nullatenenti in attività illecite – è montato lo sdegno generale, accresciuto dalle modalità dello spaccio, compiuto vicino ai luoghi sensibili frequentati dai giovani. Dall’inizio dell’anno 14 africani sono finiti in manette ma quelli che tra loro spacciano sono sicuramente molti di più. Qualche profugo è stato salvato dalla morte nel Mediterraneo. Altri sono riusciti a fuggire dalla guerra e dalla miseria. La maggior parte cerca in Europa una vita migliore. Tutti, indistintamente, in Italia ricevono vitto, alloggio e una diaria. Chi commette reati tradisce la nostra fiducia, scredita i compagni e vanifica l’improbo lavoro di chi si occupa di loro. Non merita altro che l’espulsione. Antonio Pezzetti, direttore della Caritas diocesana, l’ente più impegnato sul fronte dell’accoglienza, minimizza: questi arresti sono un’inezia di fronte ai 1.500 migranti presenti sul territorio e ben altri quantitativi di droga circolano tra gli insospettabili e nelle scuole. Il disagio alimenta il disagio, riflette il don, e lasciare i migranti disoccupati in strada li rende facili prede di chi offre loro spiccioli per lavoretti sporchi.

La Caritas, i sindaci e gli stessi prefetti che ricevono disposizioni dal governo sono costretti a fare del loro meglio per gestire i flussi migratori e per affrontare un’emergenza che oggi non è più tale. Ha un’importanza secondaria l’eventuale esistenza di un’organizzazione criminale che coordina il bracciantato dello spaccio di stupefacenti. Nell’immaginario collettivo resta impressa l’associazione migrante-spacciatore e non c’è lavoro socialmente utile che veda impegnati i richiedenti asilo in grado di spezzare questo binomio. Le foto e i video dei tedeschi che caricano i disperati sulla loro nave e restituiscono i gommoni agli scafisti al largo delle coste libiche non fa che confermare sospetti che ormai trovano ampi riscontri nei fatti. Il traffico dei migranti è un affare miliardario che sorregge un’economia parallela e parassitaria. Ha goduto di coperture politiche e di giustificazioni umanitarie, moralistiche e religiose. Le indagini in corso stanno dando ragione al procuratore di Catania, messo sulla graticola perché aveva ravvisato complicità e interessi delle Ong nell’ingresso dei migranti in Italia, con buona pace dei ben pensanti e degli alfieri del ‘politically correct’. Si deve fare l’impossibile per bloccare le partenze dall’Africa, sfidando la Libia, pattugliando le coste e pagando quel che serve, come la Spagna fa col Marocco. L’Europa si deve impegnare in un ‘piano Marshall’ di aiuti e investimenti nei Paesi sub sahariani dai quali la gente fugge. Non è semplice, ma è l’unica possibilità che abbiamo per salvarci dallo tsunami migratorio.
Quella che stiamo vivendo è una drammatica normalità, sempre più difficile da gestire, che esploderà sul piano politico tra pochi mesi quando saremo chiamati alle urne per il rinnovo del parlamento. La figura del migrante economico oggi è accettata anche dal Pd che in un percorso di tacita autocritica sta modificando atteggiamento sul fenomeno migratorio. Anche il concetto di clandestinità, prima ripudiato, si fa strada nella sinistra, non in quella estrema, con prevedibili ricadute sul voto.
Crisi economica e immigrazione sono i nostri due principali problemi. Se il primo è stato affrontato con risultati più o meno brillanti, sull’altro c’è stato pressapochismo e sono stati commessi gravi errori. Il piano operativo Triton, sottoscritto da Renzi, è stato un fallimento. Scaricare tutte le responsabilità sull’Europa perché ci lascia soli non servirà a salvare politicamente chi ha sbagliato.
La Brexit ce lo insegna.

07 Agosto 2017

Commenti all'articolo

  • Fabio

    2017/08/24 - 20:08

    Egregio Direttore, la polizia li arresta, i magistrati li liberano, le ONG spiace dirlo trafficano, la Caritas e' solo a senso unico, i nostri governanti firmano accordi per accoglierli tutti contro ogni regola del codice della navigazione internazionale, come si può migliorare la situazione? Le Procure che hanno iniziato indagini sono adesso attaccate dai loro colleghi sinistrorsi pro-accoglienza di MD, finirà l'inchiesta in una bolla di sapone e i magistrati trasferiti in qualche piccola Procura?

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