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Giovedì 23 Novembre 2017

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3 settembre

Caos vaccini. Non è tempo di rinvii e deroghe

Caos vaccini. Non è tempo di rinvii e deroghe

Un’interpretazione estensiva, personale e scorretta della libertà individuale e una buona dose di ignoranza inducono molti genitori a non vaccinare i loro figli. Il fenomeno, apparso all’inizio in modo silente, ha assunto via via dimensioni preoccupanti finché non si è arrivati allo scontro con le autorità sanitarie che hanno spinto il parlamento a introdurre l’obbligo vaccinale per la frequenza scolastica. Anche la Francia ha di recente imposto undici vaccinazioni ai ragazzi in età scolare. Sta nascendo un fronte europeo in risposta all’allarme generale lanciato dalla classe medica sul ritorno di malattie delle quali oggi si sottovaluta la pericolosità, come il morbillo, e di altre che si credevano debellate.
Le reazioni alle sollecitazioni e alle imposizioni sono variegate, talvolta contrastanti e non di rado sconcertanti. Ci sono papà e mamme che inveiscono contro gli operatori e li minacciano, pretendendo la somministrazione del vaccino oltre l’orario di chiusura al pubblico dell’ambulatorio perché temono di non potere iscrivere i loro figli a scuola. Ma ce ne sono molti di più che non hanno ottemperato all’obbligo e sfidano la legge. L’assalto allo sportello e l’aggressione agli impiegati, costretti a rifugiarsi in un ufficio, sono avvenuti a Palermo. Invece in provincia di Cremona quasi cinquemila minori non sono in regola con la copertura vaccinale e devono adeguarsi entro i termini di legge, che sono il l0 settembre per i nidi e le scuole dell’infanzia e il 31 ottobre per i ragazzi fino a 16 anni.
Nel Paese delle proroghe e delle deroghe trasformate in regole, potevano restare perentorie tali scadenze? Certo che no. E infatti l’assessore regionale al welfare Giulio Gallera si è premurato di garantire che l’11 settembre, primo giorno di scuola, nessun bambino rimarrà a casa. La giunta regionale ha annunciato per domani l’approvazione di una procedura che consentirà anche a coloro che non presenteranno alcuna documentazione entro il 10 di usufruire ‘di un percorso che li porti a recuperare una disattenzione o a superare i dubbi e le resistenze attraverso colloqui con specialisti’. Così recita il comunicato della Regione.
Le multe per i trasgressori sono salate, da 100 a 500 euro. Nido e materne restano interdetti ai bambini non vaccinati anche se si paga la sanzione. Ma intanto piovono le richieste di rinvio ed eccezioni alle quali si oppone il ministro Lorenzin che concede l’autocertificazione solo per l’anno 2017-2018 per agevolare scuole e famiglie.
La sensazione è che la linea dura si stia ammorbidendo quando invece sarebbe necessaria la massima fermezza. Ed è inaccettabile che un tema così delicato che investe la salute pubblica diventi oggetto di strumentalizzazione politica. Perché la Regione Veneto governata dal leghista Zaia ha chiesto la sospensiva se non per mettere in difficoltà il governo? I grillini, fedeli al loro nome, saltano da una posizione all’altra: prima spalleggiano i ‘no vax’, poi si defilano e ora tuonano contro i metodi coercitivi imposti dalla legge. Non si capisce quali traumi psicologici per il minore, paventati nella lettera inviata da Gallera e Maroni alla Lorenzin, possa comportare una vaccinazione.
La scienza non è democratica, sentenzia Roberto Burioni, medico in prima fila nella crociata contro chi vuole fare del vaccino un’opinione e della sua assunzione una questione di coscienza. Se cala l’immunità di gregge si ammalano soprattutto i più deboli, cioè disabili, malati e anziani. E’ irresponsabile che politici, partiti e istituzioni litighino su argomenti come questo.
Dovrebbero remare nella stessa direzione invece anche in questi casi prevale la logica del tanto peggio tanto meglio. Se il capogruppo del Pd Ettore Rosato, intervistato alla Festa dell’Unità a Crema, riconosce che il suo partito si divide anche sui colori dell’arcobaleno, dobbiamo aspettarci solo sgambetti quando il confronto avviene tra avversari politici.

04 Settembre 2017