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Giovedì 23 Novembre 2017

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17 settembre

L’Ue assolve Frankenstein, l’Italia non s’adegua

L’Ue assolve Frankenstein, l’Italia non s’adegua

‘Cibo di Frankenstein’. Con questo slogan si spaventava la gente e la si spingeva a non mangiare prodotti ottenuti dalla manipolazione genetica. Tempo fa dagli altoparlanti di alcuni supermercati una voce rassicurante informava la clientela che sugli scaffali non c’erano Ogm. Era una truffa perché prodotti geneticamente modificati sono presenti negli alimenti importati dagli Stati Uniti, dalla Spagna, da molti altri Paesi e venduti massicciamente nella grande distribuzione. Li si trova nelle materie prime (carne, farine, latte, uova) e negli alimenti confezionati perché entrano nella catena alimentare. La campagna di disinformazione orchestrata dalla Coldiretti, con l’avallo dei vari ministri delle Politiche agricole, eccettuato Paolo De Castro, ha indotto sospetti se non la convinzione che gli Ogm costituiscano una minaccia per la salute. Non esiste studio che ne dimostri la nocività. La comunità scientifica mondiale smonta puntualmente il castello di falsità costruito per impedirne la diffusione ma le autorità nazionali, non solo italiane, mantengono i divieti. Forse aprirà un nuovo corso, non più all’insegna del pregiudizio ideologico e dell’oscurantismo, la recente sentenza della Corte di giustizia europea che stabilisce l’illegittimità dello stop alla coltivazione imposto dagli Stati membri. Una svolta auspicabile, ma tutt’altro che certa. Tale pronunciamento non ha alcun impatto sulla proibizione di semina degli Ogm attualmente in vigore in Italia, adottata in base alle regole europee introdotte nel 2015 che consentono di aggirare quelle vecchie alle quali fa riferimento la sentenza europea relativa al caso di Giorgio Fidenato.

E’ l’eroico agricoltore di Pordenone, perseguito perché nel 2014 piantò mais Ogm autorizzato dall’Ue, ma vietato in Italia da un decreto del 2013. La Corte ha stabilito che gli Stati non possono impedire la coltivazione degli Ogm, come ha fatto Roma quattro anni fa, senza la certezza che un prodotto geneticamente modificato comporti gravi rischi per la salute dell’uomo, degli animali o per l’ambiente. E tale certezza non c’è, anzi. La Food and Drug Administration, il rigorosissimo e autorevole ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, decreta la sicurezza degli Ogm di ultima generazione. E’ impensabile che le autorizzazioni vengano rilasciate su pressione delle potentissime multinazionali americane dell’industria sementiera, che detengono i brevetti e finanziano gli studi sulle biotecnologie. Il divieto imposto dall’Italia si estende anche al mondo accademico al quale è impedita la sperimentazione in campo aperto. Il combinato disposto delle varie proibizioni ha azzerato la ricerca scientifica italiana in questo settore, che un tempo primeggiava, riducendola a Cenerentola. La direttiva europea sugli Ogm approvata nel 2015 ha introdotto la novità di poter chiedere l’esenzione dalla coltivazione di Ogm sulla base di motivazioni varie, quali obiettivi di politica ambientale o agricola, pianificazione urbana e uso del suolo, difficoltà di coesistenza con coltivazioni non-ogm e impatto socioeconomico. E l’Italia è tra i 17 Stati membri (più 4 regioni) ad avere sfruttato questa possibilità. Per il divieto di semina su basi di tutela della salute e dell’ambiente per Ogm autorizzati a livello europeo, si continua invece ad applicare il precedente sistema, e quindi le relative valutazioni restano di competenza dell’Ue.

La situazione che si è venuta a creare è oggettivamente confusa e in parte contraddittoria. Lascia spazi discrezionali che permettono al fronte anti Ogm di confermare i divieti, come peraltro si è affrettato ad assicurare il ministro Maurizio Martina che in questo caso non tutela gli interessi degli stessi agricoltori italiani, costretti a produrre con costi superiori a quelli dei loro colleghi stranieri che utilizzano le biotecnologie. E’ necessario che Bruxelles faccia ordine. Intanto si perpetua il grande inganno dei consumatori ai quali si continua a narrare la favola dell’ingegneria genetica che avvelena il mondo quando perfino il Vaticano ha riconosciuto che gli Ogm sono una delle soluzioni da adottare per risolvere il problema della fame nel mondo.

18 Settembre 2017