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1 ottobre

Quelle voci stonate che rovinano il coro

Quelle voci stonate che rovinano il coro

Dal palcoscenico di Cremona Musica, la rassegna internazionale che chiude oggi a Cà de' Somenzi, non si levano solo le note degli strumenti che accarezzano i visitatori, invitandoli a scoprire un mondo dove regna l'armonia. Le voci dei rappresentanti istituzionali, quelle sussurrate a margine della cerimonia inaugurale e ancor più quelle dei discorsi ufficiali, descrivono una realtà diversa da quella che appare. Serenità e tranquillità sono solo apparenti. Dai microfoni si levano acuti che scuotono la platea, sollevando il velo di ipocrisia che avvolge i riti pubblici dove abitualmente si evita di innescare polemiche. Gianluca Galimberti lancia messaggi ancora più chiari di quelli che aveva inviato la settimana precedente all’assemblea della Libera associazione agricoltori. Spiega senza giri di parole che c’è un sistema che governa la città e il territorio, promuovendone lo sviluppo attraverso la valorizzazione dei suoi punti di forza.

Lo fa intrecciando rapporti con altre città, con missioni all’estero e costruendo una rete di relazioni nazionali e internazionali. La realizzazione di questo progetto vede impegnate le Amministrazioni locali, le istituzioni, le categorie economiche e il mondo associativo. Lo scopo non è perpetuare rendite di posizione, ottenere posti e potere, meglio se lautamente retribuiti, ma unire le forze per il bene della collettività. Perché le potenzialità di Cremona si materializzino è necessario convergere verso obiettivi condivisi. Bisogna rimboccarsi le maniche. Per dirla con Eugenio Finardi, è ora di smettere le menate e di mettersi a lottare. Asset fondamentale, dice Galimberti, cioè pilastro del ‘sistema Cremona’, è la Fiera che soprattutto negli ultimi 15 anni ha contributo a portare nel mondo ciò che di meglio la città esprime. In questa fase di transizione nella quale si avvicina il rinnovo degli organi statutari e in cui occorre cercare alleanze per procedere alla ricapitalizzazione, CremonaFiere è sott’attacco.

Coldiretti è presente in consiglio ma si muove in direzione opposta rispetto agli altri soci. Boicotta le Fiere Zootecniche Internazionali impedendo al Consorzio Agrario Provinciale, che amministra da due anni, di essere presente alla manifestazione con un suo stand. In tal modo ha esposto lo stesso Consorzio a una causa per risarcimento danni. Quest’anno Coldiretti ha tentato di sabotare l’iscrizione dei bovini alla mostra, sollevando un caso diplomatico risolto con l’intervento del presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti sull’Associazione italiana allevatori. Resta aperta la questione dell’Apa, l’Associazione provinciale allevatori commissariata la scorsa primavera con il pretesto di un deficit di bilancio ampiamente compensato dalle riserve. Con un discorso dai toni vibranti, accantonata la consueta prudenza, Galimberti chiama a raccolta le forze sane della città, quelle che operano all’interno e per il ‘sistema Cremona’, perché facciano fronte comune per respingere gli attacchi alla Fiera e ogni tentativo di egemonia. Di tutto la città ha bisogno tranne che di rivalità interne.

Sarebbe utile sentire anche la voce dei partiti, ora silenti ma sempre pronti a intervenire su questioni marginali. Chi crea spaccature lo fa per proprio interesse ed eventualmente per conto terzi, cioè della Coldiretti nazionale che considera gli ‘assets’ di Cremona bocconi prelibati. La città non brilla per attivismo ed è in atto una strategia per smontare un sistema che cresce solo se c’è la volontà comune di raggiungere obiettivi comuni.
Il dibattito aiuta a crescere, non le voci stonate che rovinano il coro. 

02 Ottobre 2017