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15 ottobre

Così si disonora la memoria di Tognazzi

Così si disonora la memoria di Tognazzi

La via crucis della Cremona abbandonata comincia dall’area Frazzi. Ma è un inizio casuale, dovuto al solo fatto che Giorgio Brugnoli, gestore dell’unico elemento vitale della zona, l’arena Giardino, in settimana ha avviato la raccolta di firme per scuotere l’Amministrazione. Da anni non si fa nulla per fermare il degrado che procede inesorabile. Potevano fare lo stesso i cittadini che abitano nei pressi del parco del Vecchio Passeggio oppure i residenti in piazza Giovanni XXIII, ormai rassegnati nel vedere cadere a pezzi il vecchio ospedale e il complesso di edifici che lo ingloba. Non si contano gli immobili, gli spazi verdi e le aree produttive dismesse e in attesa di un improbabile recupero. Non è una peculiarità cremonese: qui come in tutt’Italia la cura dell’esistente e la cultura del recupero scarseggiano.

Questo stato di cose è inaccettabile in un Paese che vanta un patrimonio costituito da beni architettonici e archeologici senza paragoni al mondo. Ci indigniamo se nel sito di Pompei ogni anno vanno perdute o distrutte vestigia di valore inestimabile per l’incuria del personale e per l’incapacità di chi lo dirige e restiamo indifferenti di fronte al progressivo decadimento delle città e alle reiterate aggressioni all’ambiente naturale. Il consumo e la cementificazione del suolo, risorsa non rinnovabile, interessano tutto il territorio nazionale. E’ un fenomeno che va di pari passo con l’abbandono di porzioni crescenti del tessuto urbano, che oggi si giustifica con la penuria di mezzi economici. E’ facile obiettare che l’andazzo era lo stesso negli anni ottanta, quando Stato, Regioni ed enti locali spendevano e spandevano.

Allora c’erano i soldi ma mancava la volontà politica. Oggi le casse sono vuote e l’assessore Andrea Virgilio ha buon gioco nell’affermare che i costi per il recupero dell’area Frazzi sono insostenibili. Ma più ancora del denaro necessario a finanziare le opere di bonifica, i restauri e gli interventi di recupero, manca la volontà di operare in questa direzione. Non c’è nei partiti che sono venuti meno alla loro funzione di indirizzo dello sviluppo. Se gli amministratori pubblici avessero un’idea diversa del governo del territorio, se fossero più attenti alla sistemazione dell’esistente e meno inclini a concedere licenze per costruire, le nostre città avrebbero un volto diverso. Una ex fornace che cade a pezzi, un parco incolto e mal frequentato, circondato da edifici fatiscenti sono un pessimo biglietto da visita. Non si onora la memoria di Ugo Tognazzi, al quale il parco è intitolato, tenerlo in questo stato. E molti possono farsi un’idea negativa di una città che trascura il luogo dedicato a uno dei suoi figli più noti e apprezzati. E’ grave non accorgersene.

Dovremmo guardare i luoghi che frequentiamo abitualmente con gli occhi del turista, pronto a cogliere le bellezze nascoste, ma attento anche alle brutture e alle criticità che ormai ci sfuggono. Il grado di vivibilità di una città dipende anche dalla cura del patrimonio edilizio, pubblico e privato. Un’Amministrazione comunale impegnata nella rigenerazione urbana come può tollerare che nel bel mezzo di una zona abitata ci siano immobili che rischiano di crollare? Le transenne che impediscono l’accesso agli estranei servono forse a tacitare le coscienze ma non a coprire la vergogna. Se gli imponenti interventi finora eseguiti non hanno prodotto i risultati sperati, bisogna prendere atto del fallimento e procedere alla demolizione delle parti irrecuperabili. L’area deve essere messa in sicurezza. Anche questa esigenza rientra nell’elenco delle priorità, come garantire la sicurezza nelle scuole, mettere a norma gli alloggi comunali, togliere l’amianto e fare tutti i lavori necessari a eliminare rischi e pericoli.
L’assessore Virgilio invoca l’impegno diretto dei privati sul patrimonio pubblico. Non si può dargli torto: i risultati al Palazzo dell’Arte, in piazza Marconi e alle Colonie Padane superano le attese. Ma l’ente pubblico non può aspettare che il miracolo si ripeta all’infinito. Deve avere obiettivi chiari, pianificare gli interventi e cercare i finanziamenti. Insomma, deve fare il suo mestiere. 

16 Ottobre 2017