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Venerdì 25 Maggio 2018

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14 maggio 1964

Che ne pensate della TV?

Inchiesta lampo a Cremona nel decennale della televisione

L'opinione dei cremonesi sulla TV

Uno sfogo amaro ed alcuni giudizi positivi. Quello che ancora manca nei programmi: una coscienza di formazione e di educazione

In televisione ha dieci anni. Un lasso di tempo che di per sè non è tale da porre qualcosa in prospettiva storica; purtuttavia i dieci anni d'avvento del teleschermo nelle nostre case sono da considerarsi con particolare attenzione: perchè durante questi anni i progressi compiuti della neonata tecnica delle trasmissioni d’immagini a distanza sono stati vertiginosi; e perchè la televisione s’è rivelata, forse di là da ogni previsione, un potente strumento di formazione e di informazione: da un lato aprendo nuovi orizzonti agli abitanti di paesi sperduti e di regioni sottosviluppate, mettendoli direttamente a contatto con realtà e problemi fino allora da essi ignorati (rendendoli quindi partecipi di un mondo e di una civiltà cui erano estranei); rappresentando inoltre un nuovo veicolo d'esperienza e culturale, di formazione mentale e di proiezione nella sfera degli adulti per quelle generazioni di fanciulli e di adolescenti per i quali essa costituisce l’incontro e la scoperta con una realtà diversa e di un nuovo linguaggio per esprimerla. Per questo l’importanza della televisione si proietta avanti nel tempo, e forse è ancora presto per giudicarne i risultati; ciononostante è utile e doveroso fare un primo bilancio di questa attività decennale.

E il bilancio lo abbiamo fatto fare ai cremonesi, attraverso l'ormai abituale sondaggio della gente di diversa estrazione qua e là incontrata per le vie della città. Niente di definitivo, naturalmente; potrebbe essere questo superficiale assaggio di opinioni una base orientativa per chi intendesse condurre una indagine con metodi scientifici. Un guardare fuggevolmente dal buco della serratura, il nostro. A chi interessi di aprire la porta.

«La televisione? Non mi faccia ridere. Bisogna essere pazzi a spendere più di centomila lire per un aggeggio che fa solo venire i nervi. Che programmi, mio Dio. Forse ci hanno presi per imbecilli. O forse per deficienti. E intanto “quelli là” ammassano i cervelli di cinquanta milioni di italiani». Sono parole di un professionista che, dopo l'assicurazione dell'incognito, si sfoga. «La televisione, potente strumento di infiltrazione nell'opinione pubblica, è usata con criminosa incoscienza per solleticare gli istinti e gli interessi più scadenti e involuti. Essa crea idoli e miti di cartapesta, cui naturalmente si adegua la massa, provocando un sovvertimento di valori che disorienta e che crea pericolose reazioni. Televisione oggi vuol dire canzonetta, cantanti, suonatori di chitarra, giochi da bambini (e da bambini neanche tanto furbi) che vedono protagonisti i grandi impegnati con la massima serietà. La televisione elargisce milioni a chi indovina il motivetto idiota, ai mostri di mnemonismo (quello che si vuol combattere e comunque evitare nelle scuole). Poi - è naturale - nelle conversazioni da salotto si parla di televisione; in famiglia passano in secondo ordine i problemi familiari; al bar, in ufficio, si parla di quello; vaia trovare qualcuno la sera e devi sorbirti, insieme con tutti, la televisione. Li saluti durante «Carosello» e li risaluti  per congedarti, dopo il telegiornale della notte. Nessuna conversazione. - Che schifo. Parafrasando Carlo Marx, possiamo ben dire che la televisione, non la religione, è l'oppio dei popoli».

Uno sfogo amaro, spietato, che ci trova, in parte, consenzienti. Uno sfogo che riassume le altre voci, forse meno drastiche, di coloro che vedono nella televisione un ottimo strumento malamente usato. Dall'altra sponda, i favorevoli al teleschermo. L'impressione nostra è che si tratti in prevalenza di giovanissimi e di madri di famiglia, di donne di casa. Questi, manco a dirlo, per la possibilità che hanno di vedersi in casa gli idoli della canzone, di sentirli parlare, di vederli sorridere; quelle, perchè la televisione vuol dire una serata tranquilla dopo lo sfaccendare domestico, senza problemi; una prospettiva che molto spesso porta alla abdicazione delle facoltà critiche. Favorevoli: perchè?


«E' una distensione  – dicono  –, la sera, mettersi sul divano e vedersi una rivista o un film. Sono spettacoli che se si vogliono vedere in teatro bisogna spendere un mucchio di soldi, senza contare che non sei cosi comodo come a casa tua e non li danno tutti i giorni. Poi c'è il telegiornale che ti dà le immagini dirette e vive dell'avvenimento che se no sei costretto a immaginare. La tecnica della TV italiana è di altissimo livello, e altre emittenti straniere ce l’invidiano. (Verissimo - ndr.). Peccato che ogni tanto ci siano dei concerti sinfonici che sono una barba. Dove mettiamo poi il «Carosello», tanto bellino? E i romanzi sceneggiati? La televisione è una gran bella cosa».  Altro giudizio sintetico che riassume i motivi per i quali le trasmissioni televisive sono gradite.

A sentire i professori però, l'influenza del teleschermo sui ragazzi è tutt'altro che positiva: perdono una quantità paurosa di tempo e, di conseguenza, fanno di gran fretta i loro compiti, studiano le lezioni con la mente chissà dove e non acquisiscono per niente la abitudine di leggere qualche buon libro. Senza contare che fanno il tifo per certe persone, che sono poi i cantanti di musica leggera, di collaudata nullità artistica e sociale (e qui aveva ragione il professionista).


Un medico ci ha detto, ancora a proposito dei ragazzi e della televisione, che il fissare lo schermo illuminato per molte ore al giorno può essere causa di disturbi visivi. Quasi tutti i ragazzi americani infatti portano gli occhiali: ed è  noto che essi sono coloro — in senso assoluto —  che più di tutti guardano la televisione. Per concludere, diremo che c'è del torto e della ragione da ambedue le parti, anche se riteniamo più fondate le obiezioni e le osservazioni di coloro che si dichiarano insoddisfatti.

Bisogna riconoscere che la televisione italiana ha fatto passi da gigante, da dieci anni a questa parte; forse però non ha ancora trovato se stessa, e si muove ancora nell'equivoco della formula cinema-teatro-giornale. Accanto a mezzi formidabili noi vediamo una certa qual povertà di idee, un dibattersi in sterili contatti di rinnovamento che il più delle volte naufragano sulle secche del più piatto conformismo.

A nostro avviso, manca ai responsabili dei programmi televisivi una coscienza di formazione e di educazione, e questa è la colpa più grave e la responsabilità più schiacciante.

Per dovere di obiettività dobbiamo dire che la maggioranza dei cremonesi da noi avvicinati si è espressa favorevolmente sui programmi televisivi, in pochi sentendosi in dovere di parlare degli altri problemi connessi al fenomeno televisivo. Ciò non toglie che questi problemi ci siano e debbano essere affrontati.  

Dagli anni ruggenti di «Lascia o raddoppia?» i limiti di personaggi che contribuirono all'affermazione del «boom» televisivo (nel primo anno gli esperti prevedevano in diecimila circa, come massimo traguardo, il numero dei teleabbonati, che furono invece ottantamila) fino ad oggi, come può essere qualificato il bilancio di questo decennio?

A ciascuno che voglia di trovare una risposta.

PIERGIORGIO FRATI

14 Maggio 2018