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Lunedì 19 Novembre 2018

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7 settembre 1948

Così a Cella Dati si combatte il crumiraggio

di Fiorino Soldi

Così a Cella Dati si combatte il crumiraggio

Avventure di cacciatori - La "Piccola Russia,, - La leggenda di un sotterraneo popolato da scheletri di frati

 

CELLA DATI, 6. — All'imbocco dei portici del vecchio paese di Cella Dati una lapide ricorda le inondazioni del Po avvenute il 4 maggio 1654 ed il 4 novembre 1705. « Fino qui, pieni di paura, dice la lapide, vedemmo la furia del Po e vedemmo anche che pose qui i suoi confini ».

Da quei tragici giorni nulla è mutato a Cella Dati. Ancora quella Chiesa bassa col campanile tozzo; quei portici dalle enormi colonne di pietra; quel castello dalle dieci banderuole di ferro sui pinnacoli. Era il castello dei Dati, ora sede del municipio. Negli atti d'archivio del comune esiste ancora il testamento degli ultimi vissuti di quella famiglia: Antonia e Luigi Dati, testamento che risale all'epoca del Regno Lombardo-Veneto sotto l'imperatore « Cecco Beppe 1 ». Le salme di costoro sono custodite in un avello, sotto il pavimento di una cappella della Chiesa di Cella.

La carica dei 600
Cella è un comune di duemila abitanti; comprende tre parrocchie. Prima del 1870 ben cinque erano i comuni della zona: Cella, Dosso de’ Frati, Fontana, Pugnolo  e S. Lorenzo. Oggi tutti questi paesi sono uniti sotto la medesima amministrazione, ma divisi  ancora nello spirito. Il campanilismo raggiunge spesso forme violente, specie nel campo amoroso e politico. Del resto, la maggior parte delle frazioni sono abbandonate in mezzo alla campagna, senza scuole, né medico, né posta, come se fossero tribù di negri.

Una categoria sola si trova a suo agio in questo mondo un po' primitivo: sono i cacciatori, che si possono benissimo paragonare ai famosi « Seicento » della carica per il loro spirito avventuroso. Presidente dei cacciatori è Danilo Morandi ed a lui seguono un vero complesso di audaci: Raineri. Livio Galli, i fratelli Pini, Soldi Ottorino e figlio, Scotti, Fantini, Pedroni, Beduschi, Santini, il medico Soldi, Bianchetti, Manini, Tonna, Saratti, Mondini. (distruttore di lepri); Manfredi, i due Barili e Pino Albertoni.

Fra questi vi è il famoso Nello ed i due « leprai » Bigin Soldi e Conti. Ma il vero « Tartarin de Tarascon » è Gemini, detto Balilla, il quale ha in mente un progetto per applicare al fucile un ombrello per la pioggia.

La "piccola Russia,,
Il Sindaco di Cella è Eugenio Cadenazzi, uomo bonario e fattivo, il quale ha in mente di costruire una scuola a Reboana, anche per evitare che il campanilismo degeneri in forme odiose. Eppure nessuno riuscirà mai ad evitare che Pugnolo non sia una « piccola repubblica » a sé stante; e che la chiamino, la « piccola Russia ».

La ragione è che a Pugnolo tutti si dichiarano « proletari », leggono assiduamente la « loro » stampa, organizzano feste e comizi diverse volte in ogni mese, ed hanno la « loro » cooperativa. Il carattere intransigente di questo paese si è dimostrato nel corso degli ultimi scioperi. I pugnolesi non amano le mezze misure ed hanno organizzato le loro forze a servizio della democrazia « progressiva».

Venne costantemente data la caccia al crumiraggio e non si tergiversò, ad esempio, quando si trattò di dare una lezione a certo Ventura di S. Daniele, il quale fu aggredito e percosso da dieci persone: anche Doro di Dosso, per via di certe sue intemperanze politiche (chiamava Nenni col nome di Nanou), ebbe morsicata una guancia. Un fatto che destò una certa eco è stato quella accaduto nell'aia dell'agricoltore Santini, il quale visto che un centinaio di donne erano venute per far smettere i crumiri lasciò andare il toro per l’aia.

Eppure solamente vent'anni fa, i buoni pugnolesi hanno costruito, per la benemerenza del loro defunto prevosto Don Arturo Pugnolo, una graziosa chiesa in stile gotico su disegno dell'architetto Vigolini. Ma i tempi, si dice, sono cambiati e bisogna guardare avanti.

Un agguato nella notte
Così, poco tempo fa, due di Pugnolo cercarono di dare una lezione ad un. « crumiro », il marengo Palmiro Grasselli.

Siccome il marengo doveva tornare di sera a casa, tirarono un filo in mezzo alla strada ed attesero. Ma, invece del marengo capitò nell'imboscata l'innocente Guido del Pin, il quale, mentre gli altri fuggivano, cercò di accomodarsi alla bell'è meglio le ossa e lasciò che i carabinieri si interessassero per non fargli pagare almeno il medico.

I carabinieri di Gingia de' Botti, riuscirono ad individuare i due responsabili, tali Viotti e Maghella. La loro confessione fu molto semplice: il marengo aveva dato un calcio alla sorella di uno di loro, per... ragioni polit che. E così anche la faccenda del « filo » venne messa a tacere.

Però a Pugnolo c'è anche l’osteria del « Barbison » e sarebbe ingiusto non dirlo: là si trova sempre ottimo vino, e la immancabile combinazione dei soliti «abitué» che fanno il « tresette» .

Un fatto da segnalare, che torna tutto a vantaggio della società, è quello delle quattro case coloniche già fatte costruire dall'Amministrazione degli Istituti ospitalieri che posseggono numerosi fondi nel Comune di Cella. Altre tre case coloniche saranno costruite per l'anno prossimo. Sono case moderne, con latrine, lavandini, plafoni, tutte in cemento armato. Case per i contadini ed i fittabili: un esperimento veramente riuscito.

La leggenda della Navera
Un tempo da queste parti c'era un Santuario celebre fra le due sponde, cremonese e parmense, la Chiesa della Navera, costruito nel secolo sedicesimo. La leggenda vuole che un tempo arrivasse sino alla Navera un braccio morto del Po. Un pescatore si trovò con la barca che fece improvvisamente acqua in mezzo al fiume. Invocò la Madonna ed ecco elevarsi in mezzo all'acqua una striscia di terra. Il pescatore si salvò e la gente costruì su quel rialzo di terra un Santuario.

E' un piccolo capolavoro di arte rustica; il presbiterio è basso come la volta di una cripta orientale. Un tempo c'erano grandi festeggiamenti attorno a questa chiesuola che sorge solitaria ed abbandonata in mezzo alla campagna. Poi alcuni anni fa venne chiusa per ordine vescovile, in seguito ad una vertenza sulla sua proprietà sorta fra i parroci di Cella e Vidiceto.

Oggi la Chiesa risente di quell'abbandono e sembra vuota e triste. Vi abita ancora, in successione nei secoli, un vecchio « eremita » che vive di carità. Pascolano le pecore attorno alle antiche pietre umide e corrose dal tempo. La Navera ha un po' il volto di tutta questa gente sperduta nei campi, su una terra che scende gradatamente incontro al Po, con gli argini costruiti ancora dai Benedettini al tempo delle bonifiche medioevali.

Si dice che dalla Navera parta un grande corridoio sotterraneo che porta a Dosso de' Frati, un tempo celebre convento di guardia al Po. Qualche ragazzo ha cercato negli scorsi anni di trovare l'ingresso al cunicolo, ma senza risultato.

« Il corridoio sotterraneo è un cimitero di frati: ci sono vipere e serpenti di guardia ».

Per questo tutti i ragazzi che  vengono, man mano, col tempo a questo mondo, si guardano bene dal passare per la Navera. E così la vecchia Madonnina non ha neanche più tributo di quell'innocente mazzo di margherite o di viole che la povera gente è solita portare a colei che ha riempito di leggende e di preghiere tutta la Valle padana.

Fiorino Soldi  

05 Settembre 2018