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Mercoledì 14 Novembre 2018

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13 ottobre 1977

È finita la grande paura

Il Po decresce a buon ritmo, il momento peggiore della piena è superato

È finita la grande paura

Fino a ieri sera gli uomini hanno dovuto lottare per rinforzare le arginature, che erano ormai intrise d'acqua e che minacciavano di cedere in più punti – La grossa falla apertasi sulla sponda parmense ha probabilmente salvato il territorio cremonese - Si comincia a fare il conto dei danni - Si riapre il problema delle golene: se vengono considerate utili ed abitabili, devono essere difese con ogni mezzo - Permane difficile la situazione a Martignana, Gussola e Torricella del Pizzo


Il Lido Ariston di Brancere è rimasto isolato per tre giorni: ma gli «aficionados» non hanno mancato di visitarlo ugualmente, raggiungendolo in barca

Il momento peggiore è passato davvero; il Po diminuisce ormai speditamente dalla notte tra martedì e mercoledì, ed oggi dovrebbe essere la prima giornata di vera tranquillità per la gente della nostra riva. Dopo 96 ore di lotta contro il fiume, la battaglia si può dire vinta; ed è stata una battaglia dura, aspra, che ha fatto temere il peggio fino all'ultimo secondo.

Già ieri avevamo scritto che il fatto che il Po fosse entrato in fase di stanca non significava affatto che il pericolo fosse scomparso; anzi, l’esperienza del 1976 (ma anche di piene precedenti) ha insegnato che nel momento in cui il fiume comincia a ritirarsi aumentano i rischi per la sicurezza del territorio, e questo per due fattori, uno tecnico ed uno umano. Il fattore tecnico è dato dal fatto che dopo un certo numero di ore gli argini cominciano ad essere imbevuti di acqua, e diminuiscono dunque di molto la loro resistenza. Il fattore umano è comprensibile: dopo giorni di fatica, la gente alla notizia che l’ondata di piena è passata normalmente si rilassa, allenta, anche se non lo vuole, l’attenzione, in sostanza si scarica psicologicamente dopo tante ore di terribile tensione.

Ebbene anche stavolta il fiume non ha smentito la sua perenne pericolosità: anche se è entrato in fase di stanca, ha continuato ad alimentare i fontanazzi già manifestatisi nei giorni precedenti ed addirittura ne ha creati di nuovi. Per tutta la notte tra martedì e ieri si è lavorato sugli argini alla luce delle fotoelettriche; ed ancora ieri mattina, sotto un sole che sembrava primaverile, il lavoro è proseguito duro, impietoso.

Il pane arriva in barca

Siamo a Torricella del Pizzo, sull'argine maestro nei pressi della chiavica Tavernelle. Da  qui parte la barca a motore che assicura il vettovagliamento e le comunicazioni alle cascine situate nella golena allagata. Sono una trentina le famiglie che non sono evacuate e ad esse bisogna pur far avere l'indispensabile per vivere. Il pane è da sempre l'alimento principale della gente delle nostre campagne. Una macchina ha appena portato il cesto del pane da Torricella; nella foto in basso il paniere viene caricato sulla barca da tre uomini, uno del quali ha al braccio la fascia con il contrassegno del Genio Civile; nella foto sotto l'imbarcazione si avvia verso cascina Bosco Piazza che si intravede sullo sfondo.

Nella foto qui sotto gli uomini lavorano per tamponare il fontanazzo apertosi ieri mattina a non grande distanza dall'amministrazione dell'azienda Della Zoppa, in territorio di Stagno: si noti come per contenere il getto d’acqua sia stata formata la classica «coronella» formata da sacchi pieni di terra

10 Ottobre 2018